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Risorse naturali e petrolio alimentano l’Isis

La deforestazione fonte di finanziamento dell’Isis

Da traffico illegale nelle mani della criminalità locale a fonte di finanziamento dei gruppi terroristici. È questo il “salto di qualità” compiuto dal mercato nero di natura, da quello di wildlife alla deforestazione; un fenomeno che ora preoccupa i governi di tutto il mondo. Lo spiega all’Adnkronos Isabella Pratesi, direttore Conservazione internazionale del WWF.

Nel caso dell’Isis, che in particolare utilizza illegalmente i pozzi petroliferi a proprio beneficio, occupando i giacimenti, «i confini non sono ben definiti, ma ovunque, nei territori occupati, ci siano risorse naturali da sfruttare, dal petrolio alle foreste alle miniere di onice, queste diventano la primaria fonte di finanziamento – spiega Pratesi – perché si tratta di reati poco perseguiti, sia nel caso del bracconaggio sia quando si tagliano illegalmente le foreste per produrre carbone». Una ricchezza enorme a disposizione, poiché ad esempio «il carbone fornisce quasi l’80% dell’energia in Africa».

E insieme alle risorse naturali «si sfruttano le comunità violando i diritti umani, depredandole, vessandole, facendo ricorso a forme di schiavitù», senza contare che «la gestione illegale dei giacimenti non fornisce alcuna garanzia di sicurezza per l’ambiente», spiega l’ambientalista.

Risorse, come ha rilevato l’UNEP (United Nations Environment Programme) in un rapporto pubblicato nel 2014 (The Environmental Crime Crisis), che vengono sottratte ai Paesi che potrebbero invece utilizzarle per lo sviluppo delle economie locali, e che invece finiscono per alimentare la violenza dei gruppi armati. «Tant’è che gli Stati Uniti, nel 2013 – aggiunge Pratesi -, hanno deciso di dedicare risorse importanti di contrasto al fenomeno, investendo 10miliardi di dollari in una task force dedicata».

«Nel 2010 la Banca Mondiale con l’Organizzazione Mondiale delle Dogane, l’UNODOC (United Nations Office on Drugs and Crime) e l’Interpol hanno creato un consorzio internazionale per combattere i crimini di wildlife; a luglio 2013 – conclude Pratesi – l’ONU ha adottato una risoluzione (la 2013/40) per la prevenzione del traffico illegale di wildlife riconoscendone la connessione con la criminalità organizzata. Nel 2013 anche i membri del G8 hanno riconosciuto l’importanza di contrastare questi fenomeni».

(fonte AdnKronos)

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