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Riscrivere l’alfabeto dell’educazione ambientale

Nel travaglio dell’attuale cambiamento culturale, occorre renderci conto che occorre un surplus di attenzione educativa e che incombe sulla nostra generazione la responsabilità di aiutare i giovani a riscoprire le parole “verdi”, che davvero possano diventare generatrici di una nuova grammatica ambientale. Tento questo “gioco” a beneficio dei nostri ragazzi, pescando a caso nel loro lessico.

<p>Alfabeto</p>

Alfabeto

A come appartenenza. Pensiamo davvero che i giovani siano sempre consapevoli di appartenere alla terra e non semplicemente di vivere sulla terra? Oggi spesso i ragazzi vivono forme di sradicamento e di nomadismo ambientale e non è neppure scontato che si riconoscano figli della globalizzazione e che si sentano a casa in ogni luogo. Non ci può essere una formazione ambientale se non vengono rianimati i legami con il mondo, se non si restituisce forza alla  consapevolezza dell’essere dentro e non fuori i confini di una vita condivisa.

B come bellezza. Non è soltanto chiamata in causa l’attenzione alla dimensione estetica della realtà che ci circonda, ma la capacità di interiorizzare un’etica dell’armonia, dell’equilibrio, del ben essere che possono derivare dalla capacità di impegnarsi per dare qualità all’esistenza propria e altrui.

<p>bellezza come armonia</p>

bellezza come armonia

C come cura. È il contrario dell’indifferenza che nasce dall’assuefazione all’anonimato e alla mancanza di responsabilità. Nell’educazione ambientale, aver cura vuol dire tante altre c: conoscenza delle esigenze del territorio, consapevolezza dei diritti e doveri che un giovane mette in campo quando esprime la propria cittadinanza; impegno per la custodia di un creato che ha bisogno di protezione soprattutto quando c’è l’esigenza di cambiamenti degli equilibri ambientali….

<p>diversità e biodiversita</p>

diversità e biodiversita

D come diversità. È il grande segreto della vita, che continua a manifestarsi nell’oggi, ma che ha bisogno di nuove forme di attenzione in riferimento alla costruzione del futuro. La globalizzazione, peraltro, con la sua complessità e le sue interdipendenze, chiede che le differenze – quelle ambientali e quelle sociali – siano alimentate da una cultura della convivialità che è principio e sviluppo di una democrazia partecipata.

E come empatia. Se i giovani non imparano a mettersi permanentemente in ascolto dell’ambiente e delle sue esigenze, se non sono messi in condizione di costruire una relazione affettiva, non sarà mai possibile uscire dalle secche del consumismo e dello sfruttamento dissennato del territorio. Ogni richiamo alla sobrietà sembrerà contrario al desiderio di autorealizzazione che le nuove generazioni hanno ereditato e continuano ad evidenziare nella vita quotidiana.

F come …… Provate voi ora a continuare il gioco: le parole, soprattutto se condivise, possono servire a riscoprire il buono della tradizione culturale e a dare forma al nuovo che incombe sul presente, a rinnovare le esperienze e, soprattutto, a educarsi ed educare.

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