Rischio idrogeologico, a che punto è la Puglia?

DISSESTO-IDORGEOLOGICO

Il parere degli esperti Amedei, Paglionico, Spilotro, Valletta, sull’avvio di opere a difesa del territorio per 29 milioni di euro. Più ombre che luci sulle scelte della Regione: manca un servizio tecnico dedicato al rischio idrogeologico

Lo scorso 21 febbraio la giunta regionale pugliese ha deliberato l’avvio di una serie di opere a difesa del territorio contro il dissesto idrogeologico. La somma a disposizione è di quasi 29 milioni di euro rivenienti da fonti diverse (Ministero della Transizione ecologica e Dipartimento “Casa Italia”) e spalmati su 9 interventi con differenti priorità di rischio. Le somme più grandi riguardano interventi di mitigazione  del rischio e contrasto al dissesto a Capurso (4,5 milioni di euro), Scorrano (2,5 milioni) Mattinata-baia delle zagare e Punta Grugno (1,3 milioni), Torrente Carapelle (5 milioni), Ordona (2 milioni). Gli interventi finanziati sono anche di mitigazione idraulica e riguardano il canale Patri (Brindisi, quasi 5,4 milioni), Seclì (Lecce, 4 milioni), Lama san Giorgio (Bari, poco meno di 4 milioni).

Basteranno 29 milioni di euro a intervenire con decisione su aree a rischio? Sono interventi coordinati tra loro o fatti per “rassicurare” ogni provincia indipendentemente dagli effettivi fattori di rischio? Soprattutto c’è una programmazione a monte di questi interventi che stabilisca urgenze e priorità?

Abbiamo rivolto queste domande ad alcuni esperti geologi che conoscono bene lo stato della Puglia: Giovanna Amedei (presidente dell’Ordine dei geologi di Puglia), Antonio Paglionico (già docente di petrografia e vulcanologia all’università Aldo Moro di Bari), Giuseppe Spilotro ( già docente di rischio idrogeologico all’Università della Basilicata) e  Salvatore Valletta, già Presidente ordine geologi della Puglia e componente del direttivo  SIGEA Puglia

Da tutti gli intervistati una considerazione comune: ciò di cui c’è veramente bisogno è una struttura apposita, con personale tecnico “dedicato” alla programmazione degli interventi secondo una scala di priorità in base al rischio idrogeologico. Insomma una task force, che nell’organigramma della Regione manca. La conseguenza di questo “buco” organizzativo è che le azioni a contrasto e mitigazione del rischio rischiano seriamente di restare scollegate tra loro. E forse più legate a interessi di clientela elettorale da accontentare che a reali interessi di salvaguardia del patrimonio naturalistico regionale.

Amedei: “Stanziare finanziamenti non basta”

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La geologa Giovanna Amedei

«Lo stanziamento di 29 milioni di euro per interventi contro il rischio idrogeologico rappresenta senza dubbio una grande risposta da parte della Regione Puglia. Oggi più che mai è necessaria la mitigazione del rischio che interessa una percentuale molto alta del territorio pugliese. Ma stanziare finanziamenti non basta. Occorre ben altro.

«A tutt’oggi la Regione Puglia per il dissesto idrogeologico ha un commissario straordinario risultando, quindi, priva di una struttura tecnica che contempli professionalità specifiche (geologi, forestali, etc.) e che rappresenti la sede opportuna per far ruotare l’iter di pianificazione, programmazione e controllo degli interventi per la difesa del suolo.

«Risulta necessaria una riprogrammazione della mitigazione del rischio idraulico ed idrogeologico a scala di bacino idrografico e non con interventi spot, spesso senza nessuna connessione fra loro. Un lavoro che implica l’urgenza di studiare i bacini idrografici, monitorare le aste torrentizie ed i versanti e programmare le spese degli interventi su dati certi.

«Mi preme ricordare anche che la Puglia è tra le regioni italiane a non disporre di un Servizio Geologico Regionale, dove il geologo rappresenta una “mosca bianca” nelle Pubbliche Amministrazioni mentre il delicato equilibrio idrogeologico della Puglia richiederebbe semmai il “geologo di zona”.  Allora investiamo somme per il contrasto al rischio idrogeologico ma prima di tutto investiamo anche in risorse umane e “attrezziamo” la Regione (e non solo) con professionisti del settore».

Paglionico: “I progetti  dovrebbero rientrare in un disegno più organico”

«Sono progetti vecchi, che risalgono a diversi anni fa e tirati da poco fuori dal cassetto. Il vero problema è la Regione Puglia non ha un ufficio né un servizio geologico applicativo

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Il prof. Antonio Paglionico (foto Villaggio Globale)

«Figure come quelle dell’ingegnere idraulico, dell’ingegnere del territorio e ambiente, del geologo applicato, dell’urbanista, sono fondamentali per definire priorità e tipologie di intervento ma purtroppo sono pochissime alla Regione e per giunta sparse fra assessorati “tecnici” cui fanno capo diverse sezioni, come Lavori pubblici, ambiente, urbanistica. Altrove ci sono strutture che vedono la presenza di chimici, fisici, matematici che devono analizzare la situazione da sanare.

«Un servizio regionale tecnico è fondamentale per analizzare le progettazioni ed esprimere un parere tecnico. Perciò temiamo che i progetti riguardanti la mitigazione o il contrasto del rischio idrogeologico non vengano analizzati nello specifico tecnico.

«C’è poi un discorso di carattere generale: i progetti non devono servire solo come pannicelli caldi ma dovrebbero rientrare in un disegno più organico. Il rischio è che si spendano soldi, magari aspettati da tempo, ma gli interventi da fare sono di altro tipo. È necessaria una visione più olistica: per esempio quanto si tiene conto dei cambiamenti climatici nella progettazione e nel finanziamento degli interventi?»

Spilotro: “C’è una priorità negli interventi?”

giuseppe spilotro
Il prof. Giuseppe Spilotro

«Molto probabilmente manca un quadro complessivo di pericolosità della regione. Questi interventi saranno anche sicuramente corretti, ma siamo sicuri che non esistono delle altre aree che abbiano delle situazioni ben peggiori in relazione al rischio rispetto a questi interventi? Sarebbe corretto, oltre che utile, avere un quadro complessivo delle aree a pericolosità e rischio sulle quali fare una classificazione per tipologia (p.es, coste, fiumi) e definire delle priorità. Quale è il tipo d priorità che guida questi interventi? Ci sono altre priorità? Idrogeologica o idrogeopolitica?»

Valletta: “La difesa del territorio non può essere di tipo commissariale”

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Il geologo Salvatore Valletta

«Gli interventi sono sempre benvenuti…anche se sono sempre pochi. Il problema centrale resta la difesa del territorio in generale, che oggi non può essere di tipo commissariale.

«La nostra regione è ancora sprovvista di una struttura tecnica con personale qualificato. I geologi da troppo tempo parlano di una specifica sezione geologica regionale con adeguato numero di geologi, ingegneri, agronomi etc., che sappia coordinare gli interventi di mitigazione necessari e che possa contribuire in modo organico alla conoscenza delle problematiche geo-idrologiche dei territori. Oggi il principale investimento dovrebbe essere in risorse umane».

 

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