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Rinviato a giudizio il chirurgo delle protesi difettose

Rinviato a giudizio il chirurgo delle protesi difettose. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Bologna Laura Sola ha iscritto nel registro delle notizie di reato Sergio Acampora, medico chirurgo di Napoli (per il reato di p.p. dagli artt. 81 cpv 590 in reI. all’art. 583 C.p.), perché, per colpa generica (negligenza, imprudenza, imperizia) e specifica (violazione delle regole della buona arte medica), ha causato lesioni personali gravi nei pazienti. Secondo l’accusa, Acampora, in seguito alla diagnosi di instabilità lombare, ha applicato nei pazienti, operati nella clinica privata Villa Erbosa a Bologna, un “fissatore interspinoso a memoria di forma denominato Lumbarfix, suscettibile di rottura e/o deformazione, è scritto nell’atto. Il Lumbafix è prodotto dalla Nitillium srl, di cui è amministratore unico la moglie del chirurgo e di cui risultano soci e azionisti i figli dello stesso indagato.

Inoltre, nonostante il verificarsi recidivo della rottura e/o della deformazione del dispositivo medico da lui applicato – è scritto nella richiesta di rinvio a giudizio -, il medico ha evitato di segnalare la circostanza al ministero della Salute, neppure tramite la struttura sanitaria di appartenenza del nosocomio privato dove ha operato.

Il PM ha quindi invitato le persone offese, assistite dall’avvocato Ezio Bonanni, a esercitare, qualora ne abbiano l’intenzione, l’azione civile per le restituzioni e risarcimento del danno. Nel corso delle indagini, i Carabinieri del NAS hanno registrato una elevata percentuale di fallimento, perché le protesi Lumbafix del dottor Acampora non solo non sono state risolutive delle patologie lombari lamentate dai pazienti ma hanno determinato la persistenza o addirittura l’aggravamento della patologia stessa.

In molti casi – è scritto nella relazione dei NAS – si è determinata la rottura e/o la deformazione del fissatore stesso, tant’è che alcuni pazienti sono stati operati più volte – una signora ha subito addirittura tre interventi – ma sempre con l’inserimento del medesimo dispositivo. Ritenuto che vi è il concreto pericolo che i reati possano essere reiterati dallo stesso chirurgo o da colleghi ignari della pericolosità del suddetto dispositivo, il PM, visti gli artt. 321 e segg. c,p.p., ha chiesto il sequestro preventivo di tutti i fissatori interspinosi presenti sul territorio nazionale.

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