Rinnovabili, il futuro è l’agro-energia

CREDEA è un centro servizi specializzato nell’attività di formazione, educazione e consulenza alle aziende (nella foto, uno degli ambienti del centro)

Crescono le possibilità di produrre ed utilizzare le agro-energie. Il territorio della Capitanata, ricco di biomasse, si propone sempre di più come laboratorio e cantiere di agro-energie. L’Università di Foggia e le imprese che operano nel settore delle rinnovabili stanno spingendo in questa direzione. Grazie a questo sodalizio sono state create una serie iniziative, non ultima l’appena inaugurato Centro Risorse Educative e Dimostrative per l’Energia e l’Ambiente (C.R.E.D.E.A.) sorto presso l’Incubatore d’Impresa del Comune di Candela (Fg), in posizione strategica tra le Regioni Puglia, Basilicata e Campania.

Il presidente del Consorzio Eden, Massimo Monteleone, ha parlato con Ambient&Ambienti di potenzialità e opportunità di sviluppo di questa forma energetica.

In provincia di Foggia si sta sviluppando un vero e proprio polo dell’agro-energia. Ci può parlare delle iniziative realizzate?

«Direi che queste iniziative seguono un duplice filone. Il primo è il progetto gestito dall’Università degli Studi di Foggia ed ormai giunto al termine ma che trasferisce in eredità un laboratorio efficientemente attrezzato ed una piattaforma tecnologica con impianti pilota che hanno una notevole rilevanza per la consulenza alle aziende. Il secondo filone è il CREDEA, un centro servizi specializzato nell’attività di formazione, educazione e consulenza alle aziende. La formazione è di tipo professionale nel settore delle rinnovabili ed in particolare in quello delle agro-energie. E’ stato creato all’interno dell’incubatore di Candela un centro di attrazione dove le imprese s’insediano e condividono una serie di servizi, gestiti dal Consorzio Eden, presieduto dall’Università di Foggia e formato da altre imprese che operano nel settore delle rinnovabili. Questa struttura vuol essere l’ambiente ideale per attività promozionali di presentazione e commercializzazione di prodotti e servizi offerti da aziende che operano nel settore energetico ed ambientale attraverso un’area espositrice permanente con 6 box sul tema dell’acqua, aria, terra (bonifica, compostaggio), energia, rifiuti, efficienza energetica completamente personalizzabili».

Questa fonte rinnovabile s’inserisce fra le energie di cui la Puglia è leader e laboratorio. Può tracciare un quadro della situazione di questa forma energetica?

«Siamo di fronte ad una situazione direi paradossale: abbiamo una grande quantità di scarti e residui di sottoprodotti ed una bassissima capacità di riuscire a valorizzare nel modo migliore questa disponibilità di biomasse. Viviamo, quindi, questa contraddizione. Il territorio è particolarmente ricco di biomasse che potrebbero avere non solo un utilizzo energetico ma anche industriale. Abbiamo la possibilità, considerando l’importante settore agroalimentare che caratterizza la Capitanata e l’intera Puglia, di sviluppare i biomateriali che sostituiscono i fossili e creano nuove condizioni di mercato con nuovi prodotti che si affiancano a quelli tradizionali. Insomma, potremmo fare un interessantissimo laboratorio della bio-economia».

Del resto la Capitanata è storicamente il granaio d’Italia e questa è una logica prosecuzione…

«Nessuno intende contraddire le vocazioni della nostra regione. Abbiamo gli importanti settori della cerealicoltura, olivicoltura e viticoltura. Bisogna semplicemente comprendere che abbiamo anche la possibilità di gestire gli scarti che sono molto interessanti per quantità e qualità. Un esempio è il licopene presente nelle bucce del pomodoro. E’ un prodotto chimico che ha un grandissimo interesse dal punto di vista cosmetico e farmacologico. Le paglie, invece, possono offrirci energia ed un ampio spettro di composti con una loro valenza».

Dal punto di vista tecnologico ci sono gli impianti adeguati?

«Siamo in una situazione paradossale: è stato raggiunto a livello europeo un buon livello da un punto di vista tecnologico mentre a livello regionale nessuno ha concretamente avviato investimenti. La funzione del centro CREDEA e del consorzio Eden è riuscire ad aggregare le imprese. Spesso i vincoli o gli ostacoli non sono di natura tecnica».

Quali saranno i nuovi scenari e le prospettive future?

«Stiamo lavorando molto come gruppo di ricerca e consorzio d’imprese nella diffusione dell’interesse, attenzione, conoscenza di tipo professionale e tecnica e soprattutto della progettazione europea con riferimento ad Horizon 2020. Intendiamo nel breve periodo riuscire ad intercettare finanziamenti europei, attraverso i quali possiamo diventare catalizzatori d’interesse e propensione territoriale ad operare nuovi investimenti. Nel lungo periodo, invece, il connubio tra i settori agroalimentare ed agro-energetico potrà portare alla capacità tecnologica di realizzare piattaforme integrate che possano garantire un ampio panorama produttivo».

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