Input your search keywords and press Enter.

Rinnovabili al taglio

«Il decreto, in attuazione della direttiva 2009/28/CE e nel rispetto dei criteri stabiliti dalla legge 4 giugno 2010 n. 96, definisce gli strumenti, i meccanismi, gli incentivi e il quadro istituzionale, finanziario e giuridico, necessari per il raggiungimento degli obiettivi fino al 2020 in materia di quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia e di quota di energia da fonti rinnovabili nei trasporti».

L’apertura dell’articolo con un estratto del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28 serve ad entrare immediatamente nel cuore della tematica: le modifiche (prossime all’attuazione dal governo Monti) per quel che concerne gli incentivi e la promozione sull’uso dell’energia generata da fonti rinnovabili ventilano cambiamenti che di fatto ostacolano gli obiettivi fissati nell’anno precedente.

I punti oggetto di modifica – Il progetto del governo ancora non è stato svelato, tuttavia già trapelano i punti – o sarebbe meglio dire i nodi – della questione:

riduzione del budget di spesa: tra i 5 e i 5,5 miliardi di euro, rispetto ai 6-7 miliardi del precedente governo;

l’incentivo minimo in caso di asta, in fase di decremento dal 70 % al 50 %;

il mantenimento di penali eccessive per ritardata entrata in esercizio, nonostante i tempi fortemente dilatati per i procedimenti autorizzativi;

l’indeterminatezza per gli investimenti dovuta al sistema delle aste, per l’accesso agli incentivi da parte degli impianti di taglia superiore a 6 MW;

la riduzione delle tariffe incentivanti, forse la modifica più dolorosa per le aziende e le imprese del settore.

Il Presidente del Consiglio Mario Monti

In sintesi, le decurtazioni, le riduzioni e in generale i cambiamenti appena descritti rappresentano una metaforica mannaia soprattutto per la testa delle piccole e medie imprese che faticosamente investono sulle energie rinnovabili; il settore è, sì, in ascesa, ma ancora necessita di aiuti e finanziamenti per poter decollare in modo più concreto, e tali tagli possono significare – per una parte delle aziende – la rinuncia ai propri obiettivi e progetti.

Associazioni in protesta – È per questo che l’Aper (Associazione produttori energia da fonti rinnovabili), l’Anev (Associazione nazionale energia del vento) e la Federazione Anie (Federazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche) hanno deciso di manifestare il proprio dissenso attraverso una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Monti ed ai ministri Passera, Clini e Catania. La bozza di decreto attuativo relativo alle fonti rinnovabili elettriche, infatti, oltre a danneggiare le aziende va ad ostacolare le tappe di avvicinamento a quegli obiettivi fissati per il 2020 che già in condizioni più favorevoli richiederebbero sforzi e sacrifici. Ed è del 3 febbraio una nota indirizzata , ancora una volta, ai ministri Clini e Pasrera, scritta stavolta dall’IFI (Comitato Industrie Fotovoltaiche Italiane) e AES (Azione Energia solare), in cui chiedono chiarezza sul futuro del mercato fotovoltaico. IFI e AES concordano sulla necessità di rivedere l’attuale sistema di incentivi per il fotovoltaico, ma chiedono maggiore attenzione per le imprese italiane, per avere una ricaduta positiva su tutta la filiera nazionale.

Il periodo di crisi impone delle direttive dure, restrittive, ma è anche importante non perdere il passo a livello europeo nel settore delle rinnovabili; ritrovare un equilibrio tra politica ed economia è fondamentale: per l’Italia, i suoi cittadini, e l’ambiente.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *