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Rinascere dal fango: Monterosso e Vernazza un esempio per tutti

 

Monterosso prima e dopo l'alluvione: chiesa di San Giovanni e negozio da Lillo

Quel pomeriggio del 25 ottobre 2011 non lo scorderò mai. Per caso telefono a un’amica di Levanto, il paese che precede Monterosso (Cinque Terre – La Spezia), venendo da Genova, per fare due chiacchiere e lei con la voce preoccupata mi risponde che c’è il diluvio universale, da ore sta piovendo cosi forte che non si può nemmeno uscire di casa. Chissà cosa sta succedendo a Monterosso? Devo sapere, frequento questo luogo incantevole da sempre, fa parte della mia vita. Si intrecciano le telefonate con chi abita nei paraggi e qualche notizia arriva: autostrada e treni bloccati, frane dappertutto, Monterosso e Vernazza completamente isolate e irraggiungibili. Un crescendo di cattive notizie, manca l’acqua, la luce, il gas. Ci sono dei morti, tre persone a Vernazza e una a Monterosso.

Monterosso (prima-dopo) Pizzeria Marina

Il volontario Sandro Usai è stato travolto dalla piena mentre metteva in salvo dei turisti. Coinvolti anche i paesi dell’entroterra lungo la Val di Vara Borghetto, Pignone, Brugnato. Una vera apocalisse che lascia impietriti.

Il paese rinasce – A Monterosso tutti i locali a pianterreno sono completamente distrutti, la strada principale del paese è scoppiata. Eppure passato il pericolo i monterossini, che già all’inizio dell’alluvione avevano salvato un gran numero di turisti intrappolati nei bar e nei ristoranti, sono già in giro per il paese per aiutare chi è in difficoltà e a togliere il fango. Da quel momento lavoreranno a turno 24 ore su 24 ininterrottamente per diversi mesi, una corsa contro il tempo per rimettere tutto a posto prima che cominci in primavera la stagione turistica. Ma la scommessa è vinta.

Monterosso (prima-dopo) Via Gioberti

E a un anno di distanza si fa il bilancio e bisogna fare i conti con i costi da sostenere «La stima dei danni che questa alluvione ha provocato in tutto il territorio– dice il Sindaco di Monterosso Angelo Betta– ammonta a circa 40 milioni di Euro, ma finora non è pervenuto nessun aiuto né dall’Unione Europea, né dallo Stato, né dalla Regione. Il Comune ha speso tutti i soldi in bilancio per ricostruire e sistemare gli edifici pubblici, le strade e le infrastrutture come luce, gas, acqua. Dai privati sono arrivati 600 mila euro, già tutti usati. L’Unione Europea ha promesso 12 milioni di Euro da dividere tra tutti i paesi coinvolti, ma non li abbiamo ancora visti».

Monterosso (prima-dopo) Via Vittorio Emanuele, la pasticceria

Solidarietà a piene mani – Eppure Monterosso è stato completamente rimesso a nuovo, tutti i locali hanno riaperto. Com’è stato possibile questo miracolo? «Semplice – risponde Angelo Betta -, i  proprietari dei locali hanno chiesto dei prestiti alle banche o hanno avuto credito dalle ditte che hanno fornito materiali, arredi e mano d’opera. E poi tra di noi ci siamo aiutati tantissimo e dobbiamo ringraziare anche la moltitudine di volontari che ci hanno affiancato in quest’ardua impresa. Nella ricostruzione, dove è stato possibile, abbiamo usato tecniche e materiali rispettosi dell’ambiente, per sistemare le frane abbiamo utilizzato il legno e anche la parte terminale della strada principale del paese è stata ricoperta con pannelli in legno rimovibili in caso di pericolo di allagamento. Nei boschi stiamo piantumando i lecci, gli antichi alberi di queste montagne».

I Monterossini sono stati eroici, hanno affrontato a muso duro questa disgrazia e ne sono usciti a testa alta. Grazie per avermi restituito il mio paese del cuore in tutta la sua bellezza.

(ringraziamo per le immagini Miriam Rossignoli, fotografa di Monterosso)  

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