Rigenerazione urbana: dieci progetti per Poggiofranco

Prorogata fino al 31 ottobre la mostra di progetti realizzati dagli studenti del Politecnico che disegna un quartiere di Poggiofranco diverso, aperto alle esigenze di bambini, giovani e anziani.

Poggiofranco è un quartiere che a Bari gode fama di essere una zona “in”, ricco di palazzi eleganti abitati da professionisti e imprenditori, luoghi di incontro e ben attrezzato dal punto di vista dei servizi, con palestre, negozi, supermercati, scuole, belle strade larghe e tanto verde. La realtà non è proprio così.

Poggiofranco è davvero il quartiere ideale?

Perché quel quartiere nato negli anni ’50 con un nucleo di case popolari intorno all’allora Sanatorio “Cotugno” (ora IRCCS Oncologico “Giovanni Paolo II”) in una posizione sopraelevata (un “Poggio” appunto), rispetto al resto della città su terreni appartenenti alla famiglia Amoruso Manzari, è invece un quartiere che, pur se ricco di uffici, rimane quasi esclusivamente residenziale, privo di strutture veramente votate al welfare, soprattutto di bambini e anziani. Un quartiere dove, purtroppo, la solitudine si fa sentire per la mancanza di luoghi di socializzazione; dove oltre ai tantissimi pub, ristoranti, pizzerie e sushi bar, non c’è molto per i giovani. Un quartiere con molte aree dismesse o abbandonate o mai utilizzate, che potrebbero vivere, o tornare a vivere, con un po’ di buona volontà e bei progetti.

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Rigenerazione urbana: la parola agli studenti

I gruppi di lavoro hanno elaborato delle proposte funzionali al recupero di aree esaltandone in certi casi la destinazione primaria ma innestandovi l’impiego di tecnologie e servizi tali da aggregare generazioni e competenze diverse tra loro

Alcuni di questi progetti sono stati  presentati giorni fa in una mostra sulla “Rigenerazione del Quartiere Poggiofranco” dagli studenti del Corso di Architettura e Composizione  architettonica II del Politecnico di Bari e ospitata presso il Liceo Classico Socrate fino a mercoledì 31 ottobre (domenica esclusa). Questo “tema d’anno”, che è l’ultimo esperimento di questo genere, (perché il corso di Ingegneria edile architettura è stato soppresso a partire da questo Anno Accademico) si affianca agli altri degli scorsi anni che hanno sempre guardato ad aree problematiche per vari motivi, come il quartiere Santa Rita, il Quartierino, l’ex caserma Rossani e il Porto, ed è anche in questo caso frutto di un rapporto diretto con gli abitanti: nelle interviste preliminari effettuate i residenti di Poggiofranco hanno infatti chiesto più servizi.

Gli studenti, coordinati dalla docente  Architetto Antonella Calderazzi e seguiti dai tutor (l’arch. PhD Luigi Falbo e gli ing. Luigi Barile, Giovanni Stea e Corrado Vizzarri), hanno lavorato sulla rigenerazione di tre aree significative di Poggiofranco: quella prospiciente il Socrate e  a metà tra via San Tommaso d’Aquino e Viale Gandhi, quella nei pressi di via Pappacena in corrispondenza della piazzetta che i ragazzi chiamano “Punto X”, e quella di fronte all’istituto Marco Polo in via Bartolo, dove sarebbe dovuto sorgere un centro sportivo mai nato.  I gruppi di lavoro hanno così elaborato delle proposte funzionali al recupero di aree esaltandone in certi casi la destinazione primaria ma innestandovi l’impiego di tecnologie e servizi tali da aggregare generazioni e competenze diverse tra loro.  I progetti e i relativi masterplan esposti rendono conto di una vision di questo quartiere decisamente proiettata verso il futuro.

Rigenerazione urbana:

Tra agriparchi e filiere artistiche

Una delle tavole del progetto “Pictor Optimus”

É il caso del progetto “Pictor Optimus”, che restituisce vita ad una lunga fascia di terreno incolto di fronte al liceo Socrate e vi innesta una filiera della produzione artistica. Il paesaggio naturale viene lasciato intatto con i ciliegi e gli ulivi al loro posto e un bel muretto a secco che costituisce un percorso lungo gli edifici progettati e collegati tra loro da un percorso sterrato pensato dagli studenti. In questa area vengono così a trovarsi una serra di prodotti naturali, un edifico adibito alla trasformazione degli stessi per la produzione di materiali come tele, pennelli, colori e resine tutti ricavati dai prodotti qui coltivati; infine un terzo edificio serve da contenitore per esporre le opere qui realizzate. Insomma una filiera produzione-trasformazione-esposizione che amalgama tutti quelli che a vario titolo si rapportano col mondo dell’arte.

In altri casi la tecnologia e un lavoro di iperspecializzazione si incardinano in un tessuto architettonico già sussistente a tutto vantaggio di target specifici come la terza età, bambini e giovani: è il caso del BiblioBar o del teatro dalle facciate in vetro correlato con un centro culturale con annessa scuola di danza proprio nel Punto X su cui sbocca via Pappacena. In altri casi ancora la natura viene esaltata e ricondotta al suo ruolo di mediatrice col mondo di oggi, come nel caso dell’ “Agriparco”, corredato di un parco sensoriale e di un mercato a km. zero.

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Quale rigenerazione per Poggiofranco?

Va precisato che questi progetti non vengono sposati dal Comune né ad essi viene data attuazione pratica: rimangono proposte che vogliono tenacemente pensare la città in un’ottica dinamica. Ma che a Poggiofranco si stia pensando forse lo dimostra anche il fatto che nel bando del Comune “Rigenerazioni Creative” (nato per stimolare il coinvolgimento dei cittadini in percorsi di rigenerazione di aree pubbliche urbane attraverso dinamiche virtuose, inclusive e partecipative) sia stata inserita l’area di via Giuseppe Bartolo – strada vicinale Santa Candida, su cui l’ APS Pugliaccessibile: “Fuoricontestò” ha presentato il progetto vincitore che prevede la realizzazione di un boschetto attrezzato con panche tavole e percorsi e laboratori per sensibilizzare all’ambiente; come anche continuerà l’attività dell’associazione Parco Domingo, che nel suo progetto Orto brigante nell’orto urbano Ortodomingo  realizzerà prototipi di arredo urbano attraverso l’artigianato di comunità, coinvolgendo cittadini e scuole e si cimenterà nel recupero e riuso di oggetti e materiali naturali.

La proposta: prorogare la mostra

Tornando alla mostra ospitata presso il “Socrate”, è un vero peccato che i cittadini non possano continuare a visitarla oltre il 31 ottobre. Azzardiamo una proposta: perché non prorogarla ancora presso il Socrate o spostarla all’istituto  Marco Polo, visto che alcuni progetti riguardano proprio la zona sede di quella scuola?

(le foto sono dell’ing. Corrado Vizzarri)

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