Riforma della Politica Agricola Comune (PAC): trovato l’accordo

Un campo arato

Si è concluso ieri, mercoledì 26 giugno, il ciclo di negoziati, durato due anni, sul futuro della Politica Agricola Comune (PAC). Alle trattative sono intervenuti al Parlamento Europeo i ministri dell’Agricoltura dei Paesi UE (consiglio AGRI) e la Commissione Europea (CE). La riforma, studiata per rendere la PAC più equa e più verde, fornisce all’Unione la possibilità di fronteggiare le sfide economiche, ambientali e territoriali che caratterizzano in questo momento le zone agricole e rurali e garantisce condizioni di maggiore uguaglianza tra i Paesi, le regioni e gli agricoltori.

La riforma della PAC mira a garantire la capacità a lungo termine del comparto agricolo di produrre cibo, migliorandone la sostenibilità da un punto di vista economico ed ecologico e preservando la diversità delle zone rurali, le tradizioni e le pratiche agricole europee. Tra le soluzioni studiate per raggiungere gli obiettivi prefissi nel corso delle contrattazioni, è stato previsto che il 30 per cento dei pagamenti diretti degli agricoltori sarà destinato nello specifico a un migliore utilizzo delle risorse naturali; gli stessi, inoltre, dovranno optare per pratiche agricole più sostenibili, in favore della biodiversità, la qualità del suolo e dell’ambiente in generale.

Un'azienda agricola in alta montagna

Per ridurre il divario esistente tra gli Stati membri, al loro interno e tra le regioni, in termini di aiuti, i negoziati si sono indirizzati verso una distribuzione più equa dei pagamenti diretti. Questa soluzione punta, inoltre, a fornire aiuti aggiuntivi a favore dei giovani agricoltori (attualmente due terzi degli agricoltori ha un’età superiore a 55 anni), delle aziende agricole di piccole dimensioni e delle zone svantaggiate, come le zone agricole di montagna. Le organizzazioni dei produttori hanno ottenuto il pieno sostegno dei negoziatori, i quali doteranno gli agricoltori degli strumenti per incentivare le vendite dirette tra i produttori e i consumatori.

Tra questi strumenti, sono previsti finanziamenti per promuovere l’innovazione a favore di una crescita intelligente e un nuovo Partenariato europeo per l’innovazione, la ricerca e l’innovazione, al fine di incoraggiare una cooperazione più stretta tra scienziati e agricoltori.  Questi fondi sono destinati a sostenere l’Europa nel rispondere all’incremento della domanda alimentare globale (previsto pari al 50 per cento entro il 2030). Per stimolare l’attività economica nelle zone rurali, invece, è previsto un sostegno iniziale ai progetti delle microimprese attraverso finanziamenti quinquennali dal valore massimo di 70mila euro.

Il notiziario video che vi presentiamo, mostra l’esempio di quattro modelli agricoli differenti provenienti da tutta l’Europa che, insieme, illustrano le priorità della riforma. Il principale coltivatore di peperoni in Europa è un’azienda agricola olandese; questa dimostra che è possibile raggiungere il successo commerciale su larga scala, adottando al contempo misure rispettose dell’ambiente. Invece, un’azienda lattiera di una zona remota nel nord della Svezia è un esempio di agricoltura etica, moderna e di piccola scala, che deve la sua esistenza ai finanziamenti ricevuti attraverso la PAC.

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