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Rifiuti RAEE, raccolta obbligatoria ma difficoltosa

Diffusi in tutte le case, ma rari da trovare nelle isole ecologiche: gli italiani smaltiscono poco (e male) i rifiuti elettronici. Cellulari, tastiere, piccoli elettrodomestici rimangono spesso in cantina inutilizzati o, ancor peggio, gettati nella spazzatura comune.

Questi tipi di rifiuti, classificati come R4 dei RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), sono composti dal 97% di prodotti riciclabili (ferro e plastica); un loro corretto smaltimento è importante anche per gestire al meglio sostanze potenzialmente inquinanti.

«Anche se esiste l’obbligo di differenziarla – afferma Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight, consorzio che si occupa della gestione dei RAEE – intercettare questa tipologia di rifiuto è complesso». Si stima che, nel 2011, in Italia sono stati recuperati solo poco più di 4 kg pro capite fra grandi e piccoli elettrodomestici: circa ¼ del potenziale secondo Giorgio Arienti, direttore del consorzio di recupero Ecodom.

A fronte dell’obbligo di una raccolta differenziata, due le strade possibili per i cittadini: portare il vecchio elettrodomestico alla piazzola ecologica del proprio comune di residenza oppure lasciarlo in negozio quando si va a comprare l’apparecchio nuovo sostitutivo. «Secondo quanto prevede il decreto uno contro uno – spiega il direttore di Ecolight – il punto vendita è obbligato a ritirare la vecchia apparecchiatura gratis al momento dell’acquisto di una nuova di equivalente funzionalità. Questo significa per esempio: consegno un vecchio lettore vhs e compro un lettore dvd».

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