Rifiuti radioattivi, scoppia il caso Puglia

Scorie nucleari

Regione Puglia: “impossibile un deposito in quei territori, ci sono 9 alimenti, 11 vini DOC e DOP, 600 produttori del biologico e 270 aziende zootecniche”

 

La lista pubblicata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, nella quale sono riportati i luoghi in cui è possibile realizzare in Italia un deposito di scorie nucleari, sta creando scompiglio tra le varie comunità che temono di dover ospitare, senza consento, una vera e propria bomba ecologica.

Ministero Transizione Ecologica
La sede del Ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica (ex Ministero della Transizione Ecologica ed ex Ministero dell’Ambiente), in via Colomdo a Roma – Foto: Carlo Dani, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Il polverone alzato potrebbe essere dipeso da un fraintendimento. Il Mase ha subito inviato una nota nella quale specifica che “A seguito della pubblicazione, come previsto dal decreto Energia, delle 51 aree presenti nella proposta di  Carta Nazionale Aree Idonee (CNAI), non ancora formalmente validata da questo Ministero,  si precisa che l’elenco in questione non intende indicare i territori  sui quali è stato deciso di costruire il Deposito nazionale, bensì permettere alle Regioni e agli Enti locali non presenti nella lista, nonché al Ministero della Difesa per le strutture militari interessate, di proporre autocandidature e richiedere di rivalutare il proprio territorio.

Le auspicabili manifestazioni di interesse, volontarie e non vincolanti che perverranno, permetteranno di verificare l’eventuale idoneità di questi territori, al fine di accelerare il processo di identificazione dell’area, in un’ottica di massima trasparenza e di maggiore partecipazione pubblica al processo decisionale. Qualora le autocandidature dovessero essere ritenute idonee, verrà predisposta ed approvata la Carta nazionale delle aree autocandidate (CNAA), ai fini della localizzazione del sito unico che ospiterà il Deposito nazionale. Lo precisa l’Ufficio stampa del Mase.”.

Quindi si tratterebbe di una proposta non ancora formalmente validata, che raccoglie le autocandidature. La pubblicazione serve ad avviare la procedura di auto candidatura dei siti che non sono rientranti nella lista della Sogin. In questa lista ci sono 51 siti, di cui 5 pugliesi che, però, non possono assolutamente rientrare tra quelli che possano ospitare un deposito di scorie radioattive. Il perché è molto semplice: nell’area fra Gravina in Puglia, Altamura e Laterza sono prodotti 9 alimenti e 11 vini a denominazione controllata e protetta, lavorano 600 produttori del biologico e 270 aziende zootecniche. È ovvio che è impossibile proporre o prevedere un deposito in queste zone. Evidentemente i dati ministeriali o non sono aggiornati o è stato commesso un grave errore. Da qui, la polemica con la Puglia.

“Come abbiamo già espresso nella procedura di osservazioni alla Carta dei siti idone, la Puglia è categoricamente contraria a ospitare la sede del deposito nazionale di rifiuti radioattivi – ha spiegato Anna Grazia Maraschio, assessore all’Ambiente della Regione Puglia – questa nostra posizione di contrarietà è stata già ufficializzata dal consiglio regionale e si fonda su studi tecnici e scientifici condotti insieme a università, enti di ricerca, enti locali, agenzie regionali, associazioni e ordini professionali, già portati a conoscenza della Sogin e del Governo.”.

Così, l’assessore Maraschio ha organizzato un incontro con i Comuni interessati, con il Parco dell’Alta Murgia e con il consigliere regionale Paolicelli per analizzare la situazione e adottare una linea comune da obiettare al Ministero e convincerlo alla cancellazione della Puglia dall’elenco.

Si attendono ora i prossimi passi per “poter trovare la quadra” ad un problema complesso di difficile soluzione, perché la Puglia, visti gli ingenti investimenti degli ultimi anni in sviluppo del turismo e nelle energie rinnovabili come l’ Hydrogen Valley, potrebbe anche opporsi, appellandosi alla sicurezza e alla protezione degli investimenti, ad avere depositi di scorie nucleari in zone vicine. E ciò comporterebbe una serie di altri problemi, dove l’inclinazione dei rapporti di buon vicinato sarebbe quello meno grave. L’ex ILVA di Taranto docet…

Articoli correlati