Rifiuti portuali, “scaricatori di porto”

Non solo i rifiuti prodotti a bordo della nave con le sue piccole comunità galleggianti composte da equipaggi e passeggeri, ma anche i residui del carico in termini di sversamenti o scarichi volontari. Lo sviluppo dei traffici marittimi, dell’industria cantieristica e della nautica da diporto hanno posto un problema di grande rilevanza anche per le politiche ambientali. L’obiettivo, legislativo nonché organizzativo, è dunque sempre maggiormente volto a

Amalfi, una nave da crociera sversa liquido giallastro direttamente in mare

ridurre gli scarichi in mare dei rifiuti e dei residui del carico prodotti a bordo delle navi, in particolar modo quelli illeciti, nonché di migliorare la disponibilità e l’utilizzo degli impianti portuali di raccolta rifiuti.

«Dal mare può arrivare uno straordinario impulso alla crescita economica del nostro Paese, ma ciò potrà avvenire soltanto se saremo in grado di superare una vecchia concezione per cui la tutela dell’ambiente rappresenta un freno allo sviluppo e alla crescita. (…) Vogliamo offrire una visione moderna e diversa di sviluppo che faccia della sostenibilità e della tutela, il motore della blue growth». Questo è quanto dichiarato dal Sottosegretario di Stato all’Ambiente, Silvia Velo – che ha per altro sottolineato la presidenza per il primo semestre 2015 ai tavoli del mare dell’Italia, Paese in regola con le attività previste dalla Direttiva sulla Strategia Marina – durante la recente presentazione del “Manuale tecnico operativo dei servizi ecologici portuali” dell’Ansep-Unitam.

L’ Ansep-Unitam, con sede in Ancona, è appunto un’associazione nazionale che raggruppa le aziende di servizi ecologici portuali e di tutela dell’ambiente marino, costituitasi nel maggio 1999 per unione delle preesistenti ANSEP (Associazione Nazionale Servizi Ecologici Portuali) ed UNITAM (Unione Nazionale Imprese per la Tutela dell’Ambiente Marino), cui possono aderire le imprese operanti nei porti italiani nel settore ecologico-ambientale con attività nella gestione dei rifiuti e  antinquinamento.

Riferimento normativo del settore – spiegano – oltre alla Direttiva Comunitaria 2000/59/Ce sugli “Impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui del carico”, è anche la Convenzione Internazionale sulla prevenzione dell’inquinamento causato da navi del 1973, modificata dal relativo Protocollo Marpol 73/78, che disciplina i rifiuti che le navi possono scaricare nell’ambiente marino e prescrive inoltre che gli Stati firmatari garantiscano la fornitura di adeguati impianti portuali di raccolta. Impianti che per l’Italia rientrano tra i soggetti obbligati all’iscrizione al Sistri, con conseguente adempimento degli obblighi del sistema, e vengono distinti tra servizi a terra e servizi svolti a mare. La tracciabilità dei rifiuti prodotti dalle navi è, in ogni caso, affidata alla notifica, che il comandante della nave deve compilare e trasmettere all’Autorità marittima competente.

 

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