Rifiuti, la mano della camorra su Grottelline

Grottelline (BAT). Decine di tonnellate di rifiuti speciali tombati nella cava dismessa

È possibile che un territorio di eccezionale importanza storica, naturalistica, culturale e archeologica – ci sono tracce della presenza di testimonianze archeologiche del Neolitico -, da area naturale che dovrebbe essere tutelata e valorizzata come SIC (Sito d’importanza Comunitario) diventi una discarica di rifiuti? Si può, si può! È il caso di Grottelline, nel territorio di Spinazzola (BAT), sotto i riflettori degli inquirenti, dopo Ordona e Cerignola con i loro rifiuti tombati della camorra e quelli scoperti nel Leccese.

Gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, infatti, su mandato della Direzione distrettuale antimafia di Bari, sta compiendo accertamenti nella cava dismessa, già al centro di alcune inchieste della Procura di Trani, dove sono state trovate decine di tonnellate di batterie per autovetture, catrame, miscele bituminose, scorie di cemento e mattoni, pneumatici fuori uso. Secondo i forestali tratta di rifiuti risalenti ad anni fa e non ci sarebbero rifiuti tossici.

La zona – la stessa come stabilito nel Piano dei rifiuti della Regione Puglia, dove dovrebbe sorgere una nuova discarica per rifiuti solidi urbani per un bacino di utenza di circa 200mila persone, nonostante la contrarietà delle popolazioni di Spinazzola e Poggiorsini e di associazioni come Legambiente e Lipu – già quattro anni fa, fu oggetto di accertamenti disposti dalla Procura di Trani, per verificare il sospetto che ci fossero rifiuti interrati. All’epoca non fu trovato nulla, questa volta, invece, l’escavatore ha riportato alla luce miscele di rifiuti tombati in periodi diversi.

La scoperta è avvenuta dopo alcuni rilievi effettuati con strumentazione geomagnetometrica che hanno evidenziato anomalie del terreno, ben localizzate che facevano presumere la presenza di rifiuti interrati

Nell’agosto 2008, l’area era già stata sequestrata perché destinata a ospitare una discarica che avrebbe confinato con il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, a pochi passi dai resti del Castello di Garagnone ma accertamenti tecnici hanno stabilito che le distanze minime richieste dalla legge erano state rispettate e, quindi, il sito è stato dissequestrato.

Legambiente Puglia, inoltre, già in passato ha sottoposto le criticità idrogeologiche nell’ambito del procedimento di VIA dell’area, legate alla presenza di lame, gravine e grotte, all’attenzione di Autorità di Bacino della Basilicata e alla Regione Puglia, senza tuttavia ottenere il risultato voluto.

Inequivocabile l’azione della criminalità organizzata ma sull’argomento bocche cucite non solo da parte degli inquirenti. Appare solo certo che per la terza volta nel giro di pochi anni a Grottelline siano posti i sigilli della magistratura. Almeno sino a che non sarà fatta chiarezza sui rifiuti tombati, in attesa di una quanto più rapida possibile bonifica.

Articoli correlati