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Rifiuti. Inceneritore Bari, il documento della Consulta Ambiente

 Lunedì 12 febbraio si riunirà il Consiglio Comunale per discutere la questione dell’impianto di trattamento rifiuti che dovrebbe sorgere nella zona industriale tra Bari e Modugno. Intanto la Consulta per l’Ambiente del Comune di Bari ha presentato un documento in cui ribadisce il suo “no” all’impianto.

Seduta monotematica  del Consiglio comunale di Bari a partire dalle ore 16,30 di lunedì 12 febbraio. All’ordine del giorno un solo argomento: “Realizzazione ed esercizio dell’attività di trattamento e coincenerimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, prodotti dal trattamento di biostabilizzazione di rifiuti di natura urbana, in Bari, via Luigi Corigliano, in zona industriale”. Il progetto dell’impianto è stato presentato dalla società foggiana Newo S.p.A..

A chiedere la seduta sono state le opposizioni (prima firmataria e proponente la consigliera Irma Melini) all’indomani della manifestazione di numerose associazioni ambientaliste sotto la sede del Consiglio regionale Pugliese a Bari lo scorso 25 gennaio, quando il Consiglio regionale ha dato il via libera alla realizzazione di un impianto di ossido-combustione che si dovrebbe occupare  di bruciare (il condizionale è d’obbligo) 80mila tonnellate annue di rifiuti provenienti dall’impianto di bio-stabilizzazione di AMIU Puglia.

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Gli sviluppi dell’affaire impianto trattamento rifiuti

(foto IlikePuglia)

Dopo quel 25 gennaio sono  successe molte cose in rapida successione. Tra queste:  si è saputo che ben 14 erano le autorizzazioni “incassate” dalla Newo, tra AIA, VIA, e i pareri favorevoli di Arpa e degli uffici tecnici della Regione Puglia e del Comune di Bari.

Il Presidente della Regione Michele Emiliano ha chiesto al direttore del Dipartimento OO.PP. Ecologia e Paesaggio della Regione, Barbara Valenzano, di riconsiderare il parere favorevole dato con l’Autorizzazione Integrata Ambientale; il sindaco di Bari Antonio Decaro ha scritto una nota ufficiale all’avvocatura comunale per attivare le procedure  dell’eventuale ricorso, da presentare nel caso in cui non si riaprisse la procedura AIA.

Contestualmente Decaro ha avanzato richiesta di accesso agli atti presso la Sezione Competitività e Ricerca dei Sistemi Produttivi della Regione Puglia per verificare la documentazione, presentata dall’azienda, utile alla concessione di un finanziamento pubblico pari a 10,6 milioni di euro da parte di Puglia Sviluppo per la realizzazione dell’impianto.

C’è da pensare che fino a lunedì molto altro ancora potrà succedere. Intanto la Consulta per l’Ambiente del comune di Bari ha formalizzato, con l’invio al Comune,  un documento che esprime il suo parere negativo sulla vicenda. Il documento verrà ufficializzato in Consiglio Comunale.  Lo riportiamo integralmente

Il documento della Consulta per l’Ambiente

«In merito alla proposta di realizzazione di un “Impianto di recupero di rifiuti tramite ossicombustione flameless”, progettato dalla ditta Newo da ubicarsi nella zona industriale di Bari , Via Luigi Corigliano, e della relativa autorizzazione ottenuta in data 1/2/2018 (BURP n. 17) la Consulta per l’Ambiente del Comune di Bari (CAB) esprime parere negativo alla realizzazione dell’impianto, e ribadisce quanto già espresso nel documento “Contributo della Consulta Comunale per l’Ambiente per l’aggiornamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani” del 01/06/2017, che condivide la scelta di contribuire alla chiusura del ciclo dei rifiuti incentivando la riduzione dei rifiuti, in linea con la normativa italiana ed europea, attraverso una serie di azioni con la seguente gerarchia: prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero di ulteriori materiali dal secco residuo, smaltimento, abbandonando al più presto l’opzione del recupero energetico.

In particolare la CAB ritiene che non ci siano le condizioni tecniche, politiche, sociali ed ambientali per proseguire con la realizzazione di questo impianto. Inoltre ritiene opportuno impedirne l’installazione per i seguenti motivi:

“Quell’impianto non s’ha da fare”

1) non vengono rispettati i principi dell’Economia Circolare che prevedono la riduzione, il riciclo e il riutilizzo dei rifiuti e non l’incenerimento. Sotto questo aspetto la CAB aveva sollecitato la Regione, già in fase di approvazione del Piano Regionale Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani (PRGRU) in un documento del 27/6/2013, a potenziare la RD con la modalità porta a porta estendendola in tutti i Comuni con l’eliminazione dei cassonetti stradali.

2) non è previsto dal Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani e ne contraddice la strategia indicata di chiudere il ciclo dei rifiuti puntando alla realizzazione di impianti di compostaggio, sostenendo la filiera del riuso e del riciclo, in linea con gli obiettivi del pacchetto sull’economia circolare che prevede la rottamazione delle discariche e degli inceneritori. In ambito europeo, si precisa chiaramente che: “va ridefinito il ruolo dell’incenerimento dei rifiuti, per evitare che si creino sia ostacoli alla crescita del riciclaggio e del riutilizzo, sia sovraccapacità per il trattamento dei rifiuti residui”.

3) E’ stato dichiarato che l’impianto NEWO non è destinato a raccogliere alcun rifiuto proveniente da biostabilizzatori pugliesi; pertanto è lecito ipotizzare che l’inceneritore sia destinato a bruciare rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi che potranno provenire anche da altre regioni contraddicendo quanto previsto dal PRGRU.

4) La tipologia dell’impianto è sperimentale, a detta dei proponenti “unico al mondo” e non si conoscono gli effetti sulla salute, l’autorizzazione di un impianto di “ossicombustione” che deve trattare più di 117.000 t/a di rifiuti di varie tipologie (materiali prodotti dal trattamento meccanico di RSU indifferenziati, frazioni non compostate, liquide, etc.) senza riscontri oggettivi sull’impatto reale di questa enorme mole di materiale trattato è un inaccettabile atto di irresponsabilità nei confronti della popolazione in violazione del principio di precauzione a tutela della salute dei cittadini. L’iniziativa infatti nasce dalla sperimentazione di un impianto pilota, sito a Gioia del Colle, su cui grava un parere negativo di Arpa puglia che dice “date le criticità evidenziate nel corso delle attività pregresse sull’impianto in questione, è sconsigliabile procedere ad ulteriori sperimentazioni di questo tipo” (ARPA DAP Bari, prot. n. 4384 del 26.01.2017).

La Consulta: ecco i rischi

Considerando inoltre che la zona in cui dovrebbe sorgere è classificata di fascia C dall’ARPA, in cui sono presenti l’impianto di compostaggio della ditta Tersan e in via di realizzazione il digestore anaerobico dell’AMIU e in fase di autorizzazione un ulteriore digestore anaerobico, sempre di Tersan, le conseguenze derivanti dall’insediamento di un tale processo industriale non sono precisabili ex-ante ed il rischio concreto che corrono le comunità di Bari col quartiere San Paolo, Modugno, e molti altri Comuni dell’area metropolitana, è di trovarsi esposti ad elevati rischi di inquinamento industriale.

5) L’impianto sarà finanziato con 20 milioni di euro da Puglia Sviluppo, su un costo totale dell’impianto che risulta essere di 30 milioni di euro. Questo finanziamento è inopportuno, specialmente alla luce delle ultime dichiarazioni dei dirigenti politici, se non dovrà trattare i rifiuti urbani di Bari e pugliesi, non può considerarsi come infrastruttura a servizio di pubblica utilità.

In conclusione la Consulta Ambiente del Comune di Bari esprime la netta contrarietà all’ “Impianto di incenerimento di rifiuti proposto dalla ditta NEWO” e si riserva di accertare accuratamente la regolarità del procedimento anche ricorrendo se necessario anche all’esercizio di azioni legali per chiarire sino in fondo la regolarità dell’intero procedimento.

Chiediamo infine che il Consiglio Comunale di Bari, con atto formale, impedisca la partecipazione di AMIU Puglia ed eserciti pressione in sede regionale, affinché il finanziamento non venga concesso.»

 

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