Rifiuti ferrosi, scoperto giro d’affari illecito milionario in Lombardia

Sono 5 gli indagati per traffico e gestione illeciti rifiuti, 7 le denunce e 82 i fornitori che facevano parte delle rete criminale

 

Nel corso di una imponente operazione in tutta la Lombardia, i Carabinieri del NOE di Milano hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 5 persone ritenute a vario titolo responsabili di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e gestione di rifiuti non autorizzata. Nel corso delle indagini sono stati denunciati anche altri 7 indagati e sequestrati 5 mezzi per il trasporto illegale dei rifiuti.

Le indagini sono partite da alcuni accertamenti, coordinati dalla DDA di Milano, della Stazione Carabinieri Forestale di Carlazzo, in provincia di Como, in merito ad alcuni conferitori di rottami ferrosi operanti nelle province di Como, Lecco e Sondrio.

Gli inquirenti hanno scoperto l’esistenza di una struttura criminale che faceva capo ad una società a conduzione familiare che gestiva un impianto in Provincia di Lecco, nodo strategico per la gestione, il traffico e il commercio di ingenti quantitativi di rifiuti ferrosi acquisiti tramite l’operato di vari trasportatori – tra i quali gli odierni indagati in stato di libertà – e di una vasta rete di fornitori, se ne contano in totale 82, che contravvenendo al principio della tracciabilità dei rifiuti, effettuavano un’attività illecita di raccolta al dettaglio e porta a porta e successivo conferimento nell’impianto nonostante fossero privi del formulario d’identificazione rifiuti e senza l’obbligatoria iscrizione dei mezzi di trasporto all’albo gestori ambientali.

Il sistema funzionava in questo modo: il materiale ferroso veniva raccolto nell’impianto da conferitori non autorizzati. I rifiuti venivano conferiti con autocarri non iscritti all’Albo Gestori Ambientali e senza la documentazione giustificativa, poi venivano predisposti falsi formulari d’identificazione dei rifiuti al solo fine di bilanciare le entrate illecite dei rottami ferrosi con le uscite verso impianti autorizzati.

Gli indagati hanno cercato di coprire le prove della loro colpevolezza sviando i militari o inquinando le prove, ma senza successo. I Carabinieri sono riusciti a ricostruire il giro d’affari illecito, che si aggira intorno a € 1.900.000,00 euro mentre la stima dei rifiuti metallici illecitamente gestiti ammonta a circa 2700 tonnellate.

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