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Rifiuti edili, l’Ue chiede di riciclare il 70%

Entro il 2020 il riciclo di rifiuti inerti prodotti dal settore edile dovrà raggiungere il 70%. Lo stabilisce la Direttiva Europea 2008/98/Ce recepita con il Decreto Legislativo n. 205/2010. Questo perchè ogni anno in Italia sono prodotte più di 40 milioni di tonnellate di rifiuti ma il loro recupero arriva appena al 10%.

La Direttiva Europea stabilisce che entro il 2020 il riciclo dei materiali derivanti dai cantieri edili dovrà arrivare al 70%. Attualmente l'Italia è al 10%

Il recepimento del testo comunitario è arrivato con sei mesi di anticipo rispetto ai termini fissati dall’Ue e l’Italia è stato il primo Paese europeo a farlo proprio. Il provvedimento ha apportato modifiche sostanziali alla sezione IV del D. Lgs. 152/2006 con e ha cambiato le definizioni di “rifiuto”, “sottoprodotto”, “combustibili da rifiuti” (Cdr), “materie secondarie”. I rifiuti inerti da demolizione e da costruzione prodotti nei cantieri edili sono classificati come “rifiuti speciali”. Modificati anche alcuni aspetti: la responsabilità nella gestione dei rifiuti, il riutilizzo di “terre e rocce da scavo”; introdotte anche particolari norme sul Sistema per il Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti (Sistri). Le imprese edili dovranno modificare sostanzialmente le proprie abitudini perché da tempo l’Italia non si è ancora allineata altri stati europei che hanno politiche di riciclo degli inerti: l’Olanda ne ricicla il 90% ed è la nazione più virtuosa. Seguono il Belgio (87%) e la Germania (86,3%).
Le attuali procedure di smaltimento degli inerti da parte delle imprese di costruzione, di impiantistica e di finitura che eseguono opere nei cantieri edili e producono con la loro attività notevoli quantità di rifiuti, diventano spesso raccolte improvvisate con automezzi non idonei con conseguente spreco di tempo, costi ed energia oltre ad accorpare materiali di diversa natura e a ridursi ad infiniti tragitti per cercare discariche autorizzate scaricando, a volte, gli stessi rifiuti nei cassonetti, in discariche abusive e illecite o semplicemente abbandonandoli lungo strade poderali e nelle periferie. Senza tener conto che si tratta di comportamenti illegali e perseguibili penalmente. Per questo motivo, la politica ambientale comunitaria in materia di rifiuti punta in primis alla riduzione dell’uso delle risorse e promuove l’applicazione concreta della “gerarchia dei rifiuti”.

Manca ancora in Italia un piano organico di raccolta e smaltimento dei rifiuti. E così spesso tutto finisce in discariche abusive

La Direttiva 2008/98/Ce precisa alcuni concetti essenziali per la corretta applicazione della normativa sullo smaltimento dei rifiuti. La direttiva definisce le nozioni di rifiuto, recupero e smaltimento. Per questi ultimi due concetti fa una distinzione fondata sulla loro differenza in termini di impatto ambientale e ne riconosce i potenziali vantaggi a favore dell’ambiente e della salute umana. Inoltre il testo rafforza le misure da adottare per la prevenzione dei rifiuti; introduce un approccio diverso che si basa sull’intero ciclo di vita dei prodotti e dei materiali e non soltanto quando questi diventano rifiuti; concentra l’attenzione sulla riduzione dell’impatto ambientale della produzione e della gestione dei rifiuti e rafforza il concetto di “valore economico dei rifiuti”. Tra le priorità della direttiva un posto di primo piano è assunto dal concetto di recupero dei rifiuti e della loro utilizzazione per preservare le risorse naturali e introduce nuove definizioni di prevenzione, riutilizzo, preparazione per il riutilizzo, trattamento e riciclo.
La Direttiva 2008/98/Ce mira quindi ad aiutare i Paesi membri ad avvicinarsi più al concetto di “società del riciclo” evitando la produzione di rifiuti e spinge a guardare ai rifiuti come risorse, in linea con l’obiettivo indicato nel VI Programma Comunitario di azione in materia di ambiente, che sollecita misure che garantiscono la separazione alla fonte degli inerti: i rifiuti dovrebbero essere raccolti separatamente prima di essere sottoposti a operazioni di recupero che consentano di ottenere il miglior risultato ambientale.

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