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Rifiuti e Amianto. La Regione Puglia fa il punto

Un momento dei lavori di Bari

Prosegue sul filone del percorso partecipato scelto dalla Regione Puglia la presentazione del Piano Regionale di gestione dei Rifiuti Solidi Urbani e sul Piano per la decontaminazione, smaltimento e bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti da amianto. Una partecipazione voluta che inorgoglisce le istituzioni. La due giorni organizzata dalla Regione l’8 e il 9 ha questo obiettivo: «E’ necessario aprire al massimo la partecipazione pubblica», commenta l’assessore regionale alla Qualità dell’Ambiente Lorenzo Nicastro, che sottolinea la necessità di «non fare politica con i rifiuti ma fare politica per i rifiuti, per risolvere i problemi che i rifiuti possono creare». Un leit motiv che andrà ben ad inserirsi nella prima sessione dei lavori. «La Puglia – ricorda ancora Nicastro – è l’unica regione del Mezzogiorno e tra le poche in tutta Italia a non aver vissuto emergenze ambientali, a non aver visto sacchetti di rifiuti abbandonati per strada».

In questo scenario favorevole va ad inserirsi il PRGRU – approvato con Decreto Commissariale n. 41/2001 e adottato nel maggio scorso con Deliberazione n. 959/2013 -, in cui sono segnalati obiettivi, tempi e strumenti per ridurre i rifiuti prodotti. Tra le finalità del Piano compare, poi, la messa in atto di sistemi di raccolta che massimizzino le frazioni riciclabili, nonché di impianti che consentano la valorizzazione ed il recupero di materia delle frazioni da raccolta differenziata. Definire il Programma di Riduzione dei Rifiuti urbani biodegradabili in discarica e coordinare gli impianti già adottati dalle Autorità d’Ambito sono tra le azioni previste dal PRGRU.

La copertina del Piano

La Puglia produce, ad oggi, 2 milioni e 200 tonnellate di rifiuti all’anno. Ben 700 mila tonnellate di questo quantitativo viene conferito presso impianti di biostabilizzazione o in discarica. «Il Piano ha la finalità di abbattere questa parte residuale», dichiara Giovanni Campobasso, dirigente del Servizio regionale Ciclo dei Rifiuti e Bonifica. Una parte che non si esclude possa rappresentare quota di prodotti da destinare alla lavorazione delle industrie. Punti di arrivo ambiziosi che, proprio all’avvio di questo nuovo ciclo di incontri condivisi, rimandano a diverse criticità su cui lavorare ma con altrettanti soluzioni interessanti da valutare. Illuminante l’intervento dell’ARPA Puglia, rappresentata dal dirigente Domenico Gramegna. Quattro le problematiche più urgenti da fronteggiare: una raccolta differenziata ancora inesistente (con una percentuale regionale ferma al 15%); un esiguo recupero di materia commercializzabile (si veda la frazione dell’umido con 130mila tonnellate raccolte a fronte delle 500mila previste); una dotazione impiantistica non adeguata, sia nelle nuove realizzazioni che nell’adeguamento delle strutture esistenti; troppi rifiuti in discarica (ben 1,4 mila tonnellate all’anno).

E tra tutti gli step quest’ultimo è dente dolente che non tarda a farsi sentire: manifestano il loro malumore i rappresentanti del comitato Riprendiamoci il Futuro contro la discarica di contrada Martucci in agro di Conversano (BA). A preoccupare è la presenza di numerose doline in loco, fenomeni carsici che mettono in comunicazione suolo e falda sottostante. L’allarme è destato per le acque sotterrane, secondo il comitato compromesse dal percolato prodotto dalla degradazione dei rifiuti.

Manifestazione di protesta per la discarica di "Contrada Martucci"

Per questi motivi si richiede la cancellazione del sito dal Piano rifiuti e l’avvio delle necessarie opere di bonifica dell’area. Più lievi gli altri punti critici, se si pensa a certe soluzioni a portata di mano. É il caso della raccolta domiciliare, caldamente consigliata dall’ARPA Puglia con esperienze positive già presenti a livello locale. Come conferma la testimonianza di Legambiente che ha assegnato il premio “Start up” al Comune di Andria (BT), che ha toccato un buon 63% nella raccolta differenziata proprio grazie al “porta a porta”.

Ma come fare per rendere commercializzabile un rifiuto? Il Centro di Ricerca Economica e Sociale Occhio del Riciclone parla, per la Puglia, di una percentuale che oscilla tra il 5 e il 10% di rifiuti riutilizzabili da non destinare in discarica. Tra i progetti sperimentali è segnalato PRISCA (Pilot project for scale re-use starting from bulky waste stream), che mira ad offrire gli strumenti affinché rifiuti o parte di essi ritornino ad essere beni in uso. Altro input è offerto da un lavoro sul PRGRU realizzato di concerto dalla Consulta all’Ambiente del Comune di Bari. Sul tavolo la necessità di un impianto di compostaggio per il capoluogo (in corso d’opera si cita l’attuale supporto dell’impianto di Laterza, TA, a cui si affianca quello di Modugno, BA), un impianto che vada a produrre compost di qualità e che andrebbe a rispondere alla domanda di oltre un migliaio di aziende locali, secondo i dati dell’organo consultivo.

Si prospetta ancora un lavoro lungo e certosino, non meno di quello previsto per il Piano regionale di protezione dell’ambiente, decontaminazione, smaltimento e bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto Puglia, da discutersi nella seconda giornata delle conferenze programmatiche. Un’altra iniziativa che – carta canta – non dimentica il cittadino e mira, tra l’altro, a censire e segnalare on line la presenza di amianto «garantendo trasparenza, accesso alle informazioni di monitoraggio», come segnalato in un apposito documento regionale. Qui si parla ancora di webcam, collocazione tracciata ed informatizzata dei big bags, accesso ai luoghi attraverso l’organizzazione di open days: non manca proprio niente, nella politica dei rifiuti.

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