Riduzione del consumo di suolo, ricucitura con le periferie, no all’iperturismo: l’idea di Bari secondo Michele Laforgia

Michele Laforgia (foto: Instagram)

Intervista al candidato sindaco sostenuto da SI e M5S

 

Michele Laforgia, 62 anni, è uno dei cinque candidati sindaco per le prossime elezioni di Bari. Sostenuto da Sinistra Italiana, M5S, Movimenti Civici, + Europa, Socialisti e altri esponenti del centro, ha annunciato la sua candidatura ormai mesi fa, da quando, cioè, erano previste le primarie per il centrosinistra tra lui e Vito Leccese. Le ultime vicende giudiziarie in Regione, poi, hanno condotto Laforgia (sostenuto da Giuseppe Conte) a correre in solitaria.

Sono sei le liste che che lo affiancheranno nella corsa a Palazzo di Città: Bari Bene Comune, Bari Città d’Europa, Generazione Urbana, Laforgia Sindaco, Movimento 5 Stelle, Partito Comunista Italiano.

Queste sono le domande che Ambient&Ambienti ha rivolto a Michele Laforgia in materia di ambiente, urbanistica e sostenibilità ambientale.

“Stati generali per costruire insieme il PUG”

Bari nel corso degli anni è cresciuta ma è anche andata incontro ad elevata cementificazione. Il piano regolatore è ormai obsoleto. Come se la immagina la città del futuro e come adatterebbe il piano regolatore alle nuove esigenze?

Il candidato sindaco Michele Laforgia (via Instagram)

“Per noi è prioritario far ripartire il percorso per l’approvazione del PUG che il Comune di Bari attende da quasi 10 anni. Questi devono essere obiettivi che occorre assumere come vincoli per tutte le azioni future, sia in materia urbanistica che in materia di edilizia privata e di grandi opere:

–  Riduzione del consumo di suolo;

– Ricucitura dei quartieri non centrali con il centro cittadino e la uniforme allocazione di nuove infrastrutture sociali culturali e sportive in tutti i quartieri della città;

– Pieno governo da parte dell’Amministrazione delle risposte pubbliche al fabbisogno di abitazioni per i cittadini residenti ma anche per i cosiddetti city-users (e in primis per gli studenti, i ricercatori e i lavoratori dei poli universitari baresi, per i lavoratori fuori sede), ricercando un necessario equilibrio tra la giustizia sociale e le logiche di mercato;

– Strumento urbanistico generale aggiornato e adeguato al pptr (che la Regione Puglia ha approvato nel 2015) ponendo attenzione alla tutela e alla valorizzazione del sistema delle lame, dei parchi e del verde urbano in generale.

“Un supplemento di valutazione attenta ed equilibrata degli impatti sociali, ambientali ed economici dei grandi progetti in essere – da Costa Sud al Nodo Verde, dalla Cittadella della Giustizia al nuovo tracciato della Tangenziale di Bari – è dunque doveroso sia rispetto alle soluzioni progettuali adottate o in corso di definizione, sia per la possibilità di migliorarne la sostenibilità nella definizione delle scelte attuative non ancora definite.

“La nostra proposta è quella di indire degli Stati generali sul governo integrato e partecipato della città, che coinvolga i gruppi di cittadini organizzati e non,  le associazioni di categoria, i comitati di quartiere, la Consulta per l’Ambiente, gli Ordini professionali, le Istituzioni dei saperi e della conoscenza, per poi addivenire auspicabilmente ad un accordo quadro con gli stessi Ordini professionali (architetti, ingegneri, geometri, geologi, forestali, archeologi, ecc.) e con gli Istituti universitari di UNIBA e POLIBA – da disciplinare ai sensi dell’art.15, legge 241/1990 – al fine di costruire in modo partecipato e con apporto specialistico multidisciplinare una proposta definita di PUG, oltre che con la supervisione degli Uffici comunali, da portare al più presto all’attenzione del Consiglio Comunale per la adozione.”

Un piano strategico per lo sviluppo turistico di Bari”

Un turismo sostenibile a Bari è possibile o la situazione sta sfuggendo di mano? Mi riferisco anche all’exploit di b&b, affittacamere ecc. che spopolano ormai in ogni quartiere e rendono problematico la ricerca casa per giovani, famiglie ma anche studenti. 

Uno scorcio di Bari Vecchia (foto: Carmen Palma)

“Bari non può essere ancora considerata una città a pieno titolo turistica, anche se è ormai visibile anche a Bari il fenomeno dell’iperturismo: è una città moderna, aperta, attrattiva, ma carente di organizzazione e programmazione.

“Uno sviluppo turistico non governato, tuttavia, pone oggi dei rischi: sia per la tenuta delle attività economiche dell’indotto turistico che gli imponenti flussi turistici hanno generato (nel 2005 a Bari si registravano circa 200mila arrivi, nel 2023 se ne sono registrati 515.322), sia per il fenomeno della gentrificazione che rischia di cambiare il volto degli abitanti della città vecchia e di intere vie del centro cittadino.

“Non governare i flussi turistici significa non solo lasciare che sia il mercato a (non) regolare l’incrocio domanda-offerta di sistemazione ricettiva, con una difficoltà a far affermare solide imprese dell’industria alberghiera in città e con gli impatti negativi che si stanno registrando ormai da anni nel mercato immobiliare residenziale, ma soprattutto trascurare la qualità dell’offerta che la città presenta ai suoi turisti. 

“Finora Bari ha puntato sul turismo religioso e congressuale, ancora poco o nulla sul turismo culturale, pur avendo un patrimonio storico-architettonico e culturale che forse solo Lecce, in Puglia, ha in misura altrettanto importante. Il patrimonio culturale e storico-architettonico di Bari è assai poco conosciuto e valorizzato, al di fuori dei tre grandi attrattori turistico-culturali rappresentati dal Castello Svevo, dalla Cattedrale di San Sabino e dalla basilica di San Nicola. E certamente quello su cui meno si investe in ottica di valorizzazione, redesign dei servizi di fruizione e promozione turistica è l’intero patrimonio archeologico che Bari vanta, spesso a insaputa degli stessi cittadini baresi, figuriamoci di visitatori e turisti.

“Bari può porsi come città turistica anche in forza del suo Porto e dell’arrivo del flusso crocieristico, che è proprio quello che più richiede le connessioni con i grandi attrattori dell’entroterra dell’area metropolitana e della Puglia Centrale.

“A Bari serve, dunque, un piano strategico per lo sviluppo turistico capace di coinvolgere le forze vive della società e dell’economia barese, per proporre un mix di tradizione e innovazione, di bellezza e di gusto, di esperienze e di eventi, tali da renderla una città turistica in una Regione che è cresciuta moltissimo e che sta scoprendo direttrici di sviluppo turistico alternative al turismo balneare e di grande valore per la destagionalizzazione e la diversificazione dell’offerta”.

“Attenzione particolare per le periferie”

Quali sono secondo lei le azioni più urgenti da promuovere per le periferie

“La discontinuità nell’azione del governo cittadino si rivela più che opportuna rispetto alla capacità di rigenerare la spinta amministrativa, di riorganizzare i processi di lavoro, di selezionare e razionalizzare l’organigramma della classe dirigente, di responsabilizzare e valorizzare le articolazioni amministrative decentrate: perché i quartieri hanno bisogno di attenzione e di un impegno non retorico né episodico per non restare, o diventare, periferie.

“Il rapporto fra centro e quelle che ci si ostina a chiamare “periferie” ha bisogno di una cura particolare che tenga da conto differenze naturali e squilibri patologici. È evidente il fatto che un’opera lirica abbia bisogno di un Teatro in grado di ospitarla (diremmo anzi che il Petruzzelli può considerarsi fra i progetti più compiuti nel sistema culturale cittadino), ma altrettanto chiara è la distanza che lo separa dal soddisfare la domanda di musica inevasa, in cui spicca la fragilità del Conservatorio e la carenza di occasioni che sfuggano la logica demagogica dell’una tantum.

“Il decentramento culturale non consiste nella distribuzione di un prodotto, quanto nello sviluppo di processi che possano animare uno scambio costante fra i tanti centri di una città plurale.

“Il ruolo dei Municipi, tutto concentrato nella “soddisfazione” di domande minori per accontentare il proprio circondario, può e deve diventare quello di promotori culturali e antenne partecipi di un sistema che, svincolato dall’esasperato campanilismo, animi un dialogo virtuoso fra quartieri, ma anche fra le molte qualità che una grande Città è in grado di esprimere, importare ed esportare”.

PUMS, Mobility management, piano parcheggi, “Bari Citta’ 30”, le proposte antiinquinamento

Secondo gli ultimi report di Legambiente Bari è tra le peggiori in Puglia per smog e inquinamento dell’aria. Ha in mente azioni che vanno incontro a un miglioramento del problema? Penso, ad esempio, alla mobilità sostenibile.

“Per sconfiggere il traffico veicolare, principale fonte di inquinamento in città occorre approvare un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS). Una delle pianificazioni di settore sottostanti la pianificazione generale della mobilità è il Piano Urbano del Traffico (PUT), strumento obbligatorio per il Codice della Strada vigente per i Comuni con più di 30mila abitanti (art. 36). Infatti, il PUT è un piano di gestione del trasporto autoveicolare, da aggiornare obbligatoriamente ogni due anni e da redigere partendo dalla classificazione gerarchico-funzionale delle strade.  L’attuale PUT non risulta essere mai stato aggiornato. 

“Tra i primi interventi da considerare vi è il pieno recepimento della normativa sul mobility management, completamente disattesa. 

“È possibile anche fare seri e concreti interventi sul sistema dei parcheggi della città. Quelli in centro non possono costituire una soluzione per il decongestionamento dal traffico  mentre il tema dei parcheggi pertinenziali è essenziale, ma non possono essere realizzati nel breve periodo senza comprimere ulteriormente gli stalli delle fasce blu, con gli effetti negativi che lo stesso commercio di prossimità potrebbe registrare. 

“Occorre un percorso che progressivamente riservi parcheggi pertinenziali per i residenti, ma sperimenti anche strade e isole pedonali per una maggiore qualità della vita, in modo da ridurre anche la presenza delle auto parcheggiate per lunghi periodi ad assediare i palazzi del murattiano e le stradine della Città Vecchia, insieme a meccanismi di incentivo/disincentivo tali da modificare virtuosamente le stesse abitudini di mobilità dei cittadini. La riduzione del traffico privato è indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi ambientali e climatici definiti dagli accordi internazionali. Bari deve, non da ultimo, assicurare ai suoi residenti e ai city-users una mobilità sicura sia per i pedoni che per chi si muove in bici o monopattino, con l’istituzione di “Zone 30” sempre più estese, per arrivare a “Bari Città 30” nel medio-lungo periodo”.

(Il programma del candidato sindaco  Laforgia  e’ consultabile QUI) 

Articoli correlati