Riciclo creativo e meno plastica: le scelte green di aziende ed enti

Dalla Jaguar alla Granarolo, passando per Federbio e Assobioplastiche: sono numerose le aziende e le istituzioni che si impegnano in scelte green, eliminando la plastica e orientando l’impegno alla sostenibilità

Riciclo creativo: un impegno costante a favore di una produzione sempre più sostenibile e a tutela dell’ambiente. È quello che diverse aziende (ed enti) stanno realizzando con iniziative tangibili, tra riduzione di plastica, utilizzo di compost e riciclo creativo. Eccone alcuni esempi.

Riciclo creativo: l’impegno della Jaguar

In occasione del Global Recycling Day, celebrato a livello mondiale, Jaguar Land Rover ha ribadito il suo impegno a ridurre in modo proattivo gli sprechi all’interno dei propri stabilimenti e, in particolare, a diminuire l’uso di materie plastiche e materiali monouso dai consumi della propria azienda.

Sostenibilità, l'impegno green della Jaguar
Sostenibilità, l’impegno green della Jaguar

Per ridurre gli sprechi sono stati rimossi dalla linea di produzione dell’azienda automobilistica britannica 1,3 milioni di m2 di imballaggi di plastica, un’estensione significativamente equivalente a 187 campi da calcio. La produzione delle carrozzerie dei modelli Jaguar e Land Rover include fino al 75% di alluminio riciclato; allo stesso modo anche l’energia elettrica impiegata in tutti gli stabilimenti britannici e in quello recentemente inaugurato in Slovacchia, deriva da fonti rinnovabili, grazie all’impiego di pannelli fotovoltaici.

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In generale tra il 2017 e il 2018 negli impianti di produzione Jaguar Land Rover sono state riciclate 21.143 tonnellate di rifiuti non metallici, peso equivalente a 9.193 Range Rover. Inoltre 14 milioni di articoli monouso sono già stati sostituiti o eliminati dall’uso quotidiano.

Sono state anche fatte delle azioni di riconversione della destinazione d’uso di alcuni materiali: infatti 125 pallet di legno sono stati abilmente trasformati in 250 scrivanie donate ai bambini delle scuole nei pressi dello stabilimento Jaguar Land Rover di Pune, in India. Infine dallo stabilimento di Halewood sono stati raccolti e riconvertiti 200 paia di stivali antinfortunistici per essere donati a favore del personale della Croce Rossa.

Riciclo creativo: i medici riducono l’uso della plastica

Non solo aziende. In occasione del Global Climate Strike for Future, lo sciopero globale del clima dello scorso 15 marzo, il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli, ha preso carta e penna e ha scritto a tutti i 106 presidenti degli Ordini provinciali, per metterli al corrente di una piccola, grande rivoluzione, da lui in prima persona e da tutto l’Esecutivo fortemente voluta: la Federazione è sempre più ‘plastic free’.

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Lo è dal 18 ottobre scorso, quando il Comitato Centrale ha approvato una delibera con la quale ha ridotto, ove possibile, l’uso della plastica negli uffici della Fnomceo, aderendo, come molte altre istituzioni, all’iniziativa lanciata il 4 dello stesso mese, Giornata Internazionale dell’Ambiente e celebrazione di San Francesco, Patrono d’Italia e dell’ecologia.

Un provvedimento “in linea con l’impostazione da tempo assunta dalla FNOMCeO con l’articolo 5 del Codice di Deontologia medica, che considera l’ambiente quale determinante fondamentale della salute individuale e collettiva e impegna il medico a promuovere l’adozione di stili di vita salubri, per il mantenimento di un ecosistema equilibrato e vivibile anche dalle future generazioni”.

Riciclo creativo: la frutta fresca nell’Università

E a proposito di enti, alla nostra redazione è arrivata la lettera di Federica, che lavora come archeologa a Foggia. “Sono preoccupata, come tanti, per l’enorme mole di plastica che accompagna i nostri acquisti e dalle mie parti ogni giorno, ai mercatini rionali, ne vedo troppa (buste monouso per ogni acquisto)”.

Da qui, il proposito. “Vorrei che i distributori dei corridoi delle nostre Università, un giorno, potessero offrire frutta fresca. Ho scritto al Rettore dell’UniFg riguardo a questo: una startup che fa al caso ovviamente già esiste e diffonde mandarini incartati in pratici pacchetti di cartoncino . Insomma, si potrebbero mettere in circolo le idee e creare begli esempi positivi”.

Federbio e Assobioplastiche

C’ è poi chi l’impegno lo manifesta con una partnership per la promozione della sperimentazione e dell’uso di pacciamature biodegradabili nelle coltivazioni biologiche. Sono FederBio, la Federazione nazionale che da 27 anni tutela e favorisce lo sviluppo dell’agricoltura biologica e biodinamica, e Assobioplastiche, l’associazione che riunisce produttori e trasformatori di materiali biodegradabili e compostabili.

Il protocollo pluriennale nasce con l’obiettivo di diffondere e consolidare l’utilizzo delle pacciamature biodegradabili che rappresentano oggi una risposta importante ai problemi di fine vita dei film plastici tradizionali. Inoltre, l’introduzione dei bioteli rappresenta una risposta significativa ad alcuni dei temi produttivi e ambientali coerenti con i principi e le pratiche dell’agricoltura biologica che richiede grande attenzione alle materie prime utilizzate per la produzione dei film pacciamanti, specialmente assenza di OGM e rinnovabilità.

Con l’accordo siglato, FederBio contribuirà attivamente alla comprensione e diffusione delle caratteristiche tecniche e d’impiego delle pacciamature biodegradabili, mentre Assobioplastiche supporterà le richieste di informazioni e di attività di sperimentazione che potranno rendersi necessarie.

Riciclo creativo: la bottiglia di latte di plastica riciclata

Nuova iniziativa anche di Granarolo, che lancia sul mercato la prima bottiglia di latte in Italia con il 20% di plastica riciclata, frutto di un rinnovato impegno in termini ambientali.

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Le direttive dell’Unione Europea a partire dal 2025 prevedono che le bottiglie in PET immesse sul mercato debbano contenere almeno il 25% di plastica riciclata

Tutto nasce da dati allarmanti: ogni anno in Europa vengono prodotte 25,8 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica. Di queste solo il 30% viene raccolto e avviato a riciclo. Allo stesso tempo rimangono ancora alte le percentuali di imballaggi in plastica che sono destinati alla discarica (31%) o vengono inceneriti (39%).  Per questo motivo il 16 gennaio scorso la Commissione Europea ha varato una nuova strategia che punta ad arrivare al 100% di imballaggi riciclabili entro il 2030.

Il processo della bottiglia di latte lanciata da Granarolo prevede il riutilizzo delle bottiglie di latte in PET recuperate dalla raccolta differenziata, che dopo una selezione e smaltimento, vengono igienizzate e trasformate in nuove bottiglie. La bottiglia R-PET così ottenuta riduce la produzione e l’utilizzo di nuova plastica da fonti non rinnovabili perché è costituita dal 20% di plastica riciclata.

Una mossa che anticipa, di fatto, le direttive dell’Unione Europea, che a partire dal 2025 prevedono che le bottiglie in PET immesse sul mercato debbano contenere almeno il 25% di plastica riciclata.

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