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Riciclato Circo Musicale: musica ecologica per le nostre orecchie

Buzzeria, tamburitubi, polistelastico, bum bum, yozù, setaccello, barrafon, damigiudu, cappellofono, controbarattolo, olifante, tubinetto, barattolao, racchetta elettrica, cozze, cri cri, chiteja, braconga, saldature, bongovasi, scatolophon basso, chiavi inglesi, casson, bottiglie, sega circolare, barattolerio.Tutti questi nomi, che corrispondono ad altrettanti oggetti, non è possibile trovarli in un normale negozio di musica specializzato, bensì sono frutto della sperimentazione sonora del Riciclato Circo Musicale, formazione marchigiana di quattro giovani musicisti ecologici: Simone Bellezze, Andrea Accoroni, Massimo Prigigallo e Alessandro Ferrato. Loro producono gli strumenti che suonano e lo fanno utilizzando oggetti che si usano quotidianamente per altri scopi oppure rigenerando robe vecchie altrimenti destinate alla spazzatura. Nascono così i loro strani strumenti: arnesi a cui basta cambiare destinazione d’uso.

I Riciclato Circo Musicale durante un loro concerto ecologico

Evviva la tergizanza – Tanti gruppi provano e riprovano le loro esibizioni sonore in garage. Riciclato Circo Musicale fa di più. In garage lui ci colleziona scarti con cui poi costruisce ogni sorta di “arnese musicale”, battezzato con simpatici nomignoli che ne ricordano le origini o che ne irridono la forma. Come l’olifante, ad esempio: i ricordi scolastici ci dicono che era il mitico corno con cui il prode paladino Orlando chiamava i suoi a raccolta contro gli ibnfedeli a Roncisvalle; nelle mani dei “riciclatori” è diventato uno strumento a fiato come una tromba, che è il risultato dell’assemblaggio di un tubo di gomma e un imbuto, con raccordi per tubi da irrigazione. Oppure la tergizanza, strumento a pizzico di origine africana, nato dall’insieme di tergicristalli, una scatola di legno e dei tubi metallici. Il percofon, invece, è sempre una percussione africana ma composta da stecche di legno, con una scatola di legno, corda, spaghi e ritagli di tubo interno. Per suonare uno scatoliuto, “famosissimo” strumento a corde di origine araba, c’è invece bisogno di un brick del latte, una tavoletta di legno e corde di acciaio armonico. Il polielastico, lo dice la parola stessa, è fatto con elastici e una scatola di polistirolo. Mentre il tubo traverso, a fiato, da tubi di plastica, plastilina e sughero. Per il flauto di can, basterà un tubo in gomma da elettricista, quelli con la plastica rigata, e del legno. E infine per il tamburo-tubo, dei tubi termosanitari e dei ritagli di plastica. E così via. 

Andrea Accoroni all'opera con il suo olifante

Nuova vita per le pentole – Oramai in giro da più di una manciata di anni sulla piazza nazionale, i ragazzi del Riciclato Circo Musicale continuano a realizzare sempre nuovi strumenti e registrare sempre nuovi bravi per i loro cd autoprodotti, non facendosi mancare tour con variopinti concerti e neppure un allegro videoclip in cui inneggiano allo storico marchio Fiat con il loro brano “500”. Ma la loro arte non si ferma a questo, loro tentano anche di divulgare quanto più possibile questa magia a grandi e bambini e così sono sempre pronti – tra scuole e festival, sagre e seminari – a tenere workshop creativi per far vedere a tutti come si costruisce uno strumento musicale dal suono raffinatissimo ad esempio grazie a una vecchia, ormai inutilizzabile, pentolaccia wok. Quando questa ha finito la propria missione in cucina, o chissà dove, una nuova vita l’aspetta tra le mani dei quattro musicanti della Vallesina, la zona dei colli di Jesi poco lontano da Ancona. Il loro motto è, e resterà sempre: “Non buttate via mai niente, suonatelo!”.

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