Ricci e datteri, scomparsi per ingordigia e egoismo

Potrebbe essere l’epitaffio sulle loro lapidi quando saranno estinti per colpa nostra. Intanto la Guardia Costiera, insieme alle altre forze dell’ordine, continua a difenderli

 

Non ci siano. Ancora. È troppo difficile comprendere che la pesca indiscriminata e irregolare, fatta con mezzi illeciti, da non professionisti, per tutto l’anno, è sbagliata, è estremamente sbagliata, è pericolosa, estremamente pericolosa.

La pesca illegale è il male, perché distrugge gli ecosistemi in maniera irreparabile, riduce drasticamente gli stock ittici, provoca ingenti danni economici, ambientali e sanitari, e toglie il lavoro ai pescatori onesti che rispettano le regole e hanno famiglie da mantenere. In questo caso, la riduzione dei profitti, le spese e i conti da pagare, innescano un circolo vizioso senza fine che spinge all’illecito.

Ecco perché la pesca illegale va condannata e denunciata, per il bene di tutti.

Per contrastare questo fenomeno e cercare di riportare equilibrio tra la pesca e il rispetto della natura e dell’ambiente, entrambe molto compromesse, da tempo la Guardia Costiera sta eseguendo, insieme alle altre forze dell’ordine, una serie di interventi e operazioni mirate in tutto il territorio nazionale.

La Guardia Costiera di Bari contro la pesca illegale

In questo senso, la Direzione Marittima di Bari, tra l’8 e il 25 ottobre, ha eseguito una vasta operazione, che ha visto i militari effettuare controlli in mare, nei punti di sbarco del pescato e nei punti di rivendita al dettaglio.

In tutta la regione sono stati effettuati 612 controlli, elevate 39 sanzioni amministrative per un importo di circa 60 mila euro. Sequestrate anche oltre 5 tonnellate di prodotto ittico e 3 attrezzature da pesca illegali.

Nell’ambito dell’operazione rientra il sequestro dei prodotti alimentari e la sospensione immediata dell’attività di ristorazione di un ristorante etnico di Monopoli.

Nel porto di Bari, invece, al termine di un accurato controllo di un mezzo sbarcato da un traghetto proveniente dalla Grecia, sono stati scoperti e sequestrati circa 3 quintali di riccio di mare, privi di ogni documento sanitario e di tracciabilità. Dopo il sequestro, gli echinodermi sono stati rigettati in mare perché ancora vivi.

Sul riccio di mare da un po’ di tempo c’è fermento. Alimento prelibato e molto apprezzato in molte zone della Puglia, soprattutto nella Terra di Bari, è in via di estinzione a causa della pesca di frodo. Il riccio prima si trovava persino a riva, ora lo si trova solo in alcune zone poco conosciute e battute, e a profondità elevate. In questi giorni in Consiglio regionale è stata presentata la proposta del consigliere regionale, capogruppo de “La Puglia Domani”, Paolo Pagliaro, che chiede uno stop assoluto della pesca del riccio in Puglia per 3 anni. La proposta sembra ricalcare quella di altre regioni e nazioni, per permettere alla risorsa di poter ripopolare gli ecosistemi.

Ricci, progetto TUGEPLAL

Nel frattempo, tra qualche giorno, termina il progetto TUGEPLAL, che ha visto Università di Bari e di Sassari, Gal della Valle d’Itria e del Sud Est Barese, Parco delle Dune Costiere e WWF unire le forze per studiare la condizione del riccio in Puglia, monitorarne l’ecosistema e, sulla base dei dati raccolti, proporre possibili soluzioni, pronte per essere presentate nelle sedi deputate a legiferare a riguardo, sulla base anche dell’analisi degli aspetti normativi vigenti in Italia e nelle altre nazioni europee. Oltre allo studio giuridico, sono state realizzate anche pillole informative e un documentario per portare a conoscenza delle istituzioni e del grande pubblico la situazione attuale e quanto accadrà a breve, se non si attueranno misure drastiche e necessarie nell’immediato.

Datteri, peccato penale

Oltre ai ricci, intanto, sono state denunciate all’autorità giudiziaria 3 persone per ricettazione e detenzione finalizzata al consumo di datteri di mare. I 3 avevano pubblicato sulla piattaforma social TikTok un video mentre cucinavano e consumavano il prodotto ittico.

Si sa dal 1998, ma evidentemente qualcuno ha la memoria molto corta: pescare, vendere e cucinare i datteri di mare è un reato penale. Questo perché per pescare il dattero è necessario rompere la roccia con martello e scalpello, anche in profondità. Questo mollusco cresce lentamente negli scogli. Crescendo scava in profondità, diventando parte integrante della roccia. La crescita è talmente lenta che per raggiungere la lunghezza di 5 centimetri, sono necessari 30 anni. La distruzione degli scogli, oltre a modificare e compromettere permanentemente l’ecosistema marino, provoca gravi danni alla sicurezza e stabilità delle strutture naturali e artificiali che proteggono la fascia costiera: un caso emblematico riguarda la pesca illegale di questo prezioso essere vivente marino nel Golfo di Napoli, che lo scorso anno, ha quasi minato irrimediabilmente la stabilità persino dei famosissimi Faraglioni di Capri.

Al mercato nero, i prezzi dei ricci e soprattutto dei datteri sono molto elevati. Ecco perché i pescatori di frodo e la criminalità in questa tipologia di pesca hanno individuato un business molto redditizio.

Noi intanto ci poniamo e riproponiamo ai nostri lettori, ma anche agli altri, ancora una volta le stesse domande: come sarà la nostra vita una volta che avremo fatto estinguere anche queste specie?

Se le amiamo così tanto, perché vogliamo cancellare la loro esistenza?

Infine, cosa c’è da capire ancora?

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