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Renzo Piano: l’Aula Liturgica a San Giovanni Rotondo

San Giovanni Rotondo, l'aula liturgica di Renzo Piano dedicata a Padre Pio da Pietralcina

Fu l’insistenza di Padre Gerardo, economo dei Cappuccini di San Giovanni Rotondo e la legittima convinzione delle proprie idee che portò Renzo Piano ad accettare la richiesta di progettare e realizzare l’aula liturgica dedicata a Padre Pio da Pietralcina, in un piccolo paese della Puglia, meta da mezzo secolo, del pellegrinaggio di devoti per venerarne la memoria. Progettata e costruita a fianco dell’antica chiesa preesistente, ancorché diversa nelle proporzioni, nell’idea e nelle modalità costruttive inventate con Peter Rice, non ha perduto, anzi ha costruito un nuovo luogo per accogliere i pellegrini: l’uomo, che giunge sino alla sommità della collina per incontrare se stesso, tra il nulla e Dio (Cartesio).

Creare un luogo di tale intensità architettonica è un atto ideativo molto complesso, difficile, sentito. E’ un percorso di avvicinamento lento ad una dimensione nuova, in cui emozioni, intuizioni e forma, in uno, creano un luogo. Un luogo che sia capace di accogliere i fedeli, creando intorno a loro un ambito, uno spazio concluso e definito. Un percorso su cui Renzo Piano ha sempre camminato per costruire e raggiungere la sua architettura, forse stimolato anche dalle continue insistenze del suo amico Bruno Zevi che gli ha sempre ricordato, ad alta voce, sin dagli esordi, di cercare lo spazio nella sua Architettura, crearlo, definirlo.

Non è facile creare architettura e spazio, ancor meno, uno spazio ampio in cui potersi raccogliere nei propri pensieri, staccandosi dal quotidiano procedere, per ascoltare le “voci di dentro”; l’intenso rapporto tra l’io e il mondo esterno. L’aula, la chiesa dedicata a Padre Pio, a mio avviso, riesce a far stabilire, questo rapporto profondo tra l’uomo e Dio attraverso l’Architettura, cosa ardua a dirsi, ancor più a farsi, perché per progettare un luogo di tale valore si chiede all’autore dell’opera, innanzitutto, una sensibilità alta al senso, al luogo, a ciò che vuol essere quel luogo (Heidegger), senza enfatizzazioni, senza chiasso mediatico, modellando semplicemente materiali primari come la pietra, il vetro, il rame, il legno e la natura circostante, per creare uno scrigno in cui il silenzio e la luce naturale invitano ad un percorso interiore profondo.

Ritengo che, se un uomo sia stato capace, col suo mestieredi formare in modo contemporaneo un luogo della vita degli uomini con tale intensità, quest’uomo possa essere soddisfatto di aver potuto dare qualcosa di suo, qualcosa di unico del suo profondo pensiero, della sua intensità interiore, ricca di elementi astratti, ma profondi che permettono a noi di poterci avvicinare ad una dimensione della vita, che non sia solo materialistica, ma anche e soprattutto spirituale.

Bibliografia essenziale:

Renzo Piano, Giornale di Bordo, Passigli Editori, Firenze, 2004.

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