Regolamento Verde urbano a Bari: la storia infinita

Sembra essere arrivato a conclusione l’iter per l’emanazione del Regolamento del Verde a Bari. Ma non tutti sono contenti. La Consulta per l’Ambiente: “Un primo passo, ma piccolo e incerto verso un utilizzo più scientifico e moderno del verde pubblico”

Il Regolamento del Verde non è più ormai un vezzo di qualche comune smanioso di mostrare un’anima green, ma un obbligo di legge che già dal 2013 prevede, tra le altre cose, che le amministrazioni comunali, proprio per affrontare in modo sistematico la questione del verde pubblico, debbano dotarsi di strumenti idonei a “costruire il verde” in città, quindi di strumenti atti pianificare, progettare, gestire (anche nella dimensione del rischio) e rendere fruibili gli spazi verdi. Anche la città di Bari, dunque, non può sottrarsi a questo obbligo. Il regolamento dl verde a Bari è fondamentale per garantire il miglioramento qualitativo dell’ambiente e il benessere dei cittadini, compresa la lotta al degrado urbano e la tutela delle aree attrezzate a verde: questo in sintesi quanto indicato dalla delibera varata dall’Assessorato ai Lavori Pubblici e che verrà sottoposta all’approvazione del Consiglio Comunale.

Regolamento del Verde a Bari, il ruolo della Consulta

Bari Parco 2 Giugno
Bari, Parco 2 Giugno, uno dei pochi polmoni verdi della città

In questa definizione di una nuova “filosofia del verde urbano” (e quindi anche affidato alla responsabilità dei cittadini), un ruolo significativo lo ha giocato negli anni la Consulta comunale per l’Ambiente, che ha letteralmente regalato al Comune una proposta di “Piano del verde”, poi diventato “Regolamento del verde”, per uniformarsi a quanto indicato dal settore giardini del Comune, responsabile di tutto quanto ha a che fare con piante, fiori giardini ecc. in città.

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Ma alla fine di questa maratona, fatta di rinvii, emendamenti, controemendamenti ecc., il risultato non sembra essere dei migliori. Modifiche sostanziali in più punti al Regolamento proposto dalla Consulta hanno prodotto un documento che sembra avere più una veste prescrittiva che propositiva. Insomma, molti si sarebbero aspettati la logica del “vogliamo fare, si può lavorare per, insieme dobbiamo intervenire su…” invece di un arido “questo si fa, questo non si fa”. Forse non è la chiave giusta per ovviare ai tanti anni di abbandono cui è stato sottoposto il verde pubblico e privato a Bari. Ma forse il vulnus maggiore è nella struttura stessa delle competenze affidate ai singoli assessorati: può accadere così, come sta accadendo a Bari, che la competenza sul verde cittadino ricada solo sull’assessorato ai LL.PP., mentre dovrebbe esser condivisa tra gli assessorati all’Ambiente, all’Urbanistica, ai Lavori Pubblici e al Patrimonio.

Un Regolamento che non piace a molti

La presidente della Consulta comunale per l'Ambiente, Elda Perlino
La presidente della Consulta comunale per l’Ambiente, Elda Perlino

Per niente soddisfatta la Consulta per l’Ambiente della ennesima versione licenziata da Palazzo di Città del Regolamento del Verde urbano. Malgrado i toni soft usati da Elda Perlino, presidente dell’organismo che riunisce una cinquantina di associazioni impegnate a vario titolo nella tutela del territorio e dell’ambiente, la valutazione è netta: «Certo il Regolamento rappresenta un riconoscimento del lavoro svolto dalla Consulta in collaborazione con l’amministrazione comunale e credo che possiamo ritenere questo un piccolo successo della Consulta anche se certamente va considerato solo un primo passo, piccolo e incerto – dice la presidente della Consulta – verso un utilizzo più “scientifico” e moderno del verde pubblico coerente con la nuova strategia europea per una visione del verde quale servizio ecosistemico a tutela e garanzia dello sviluppo sostenibile delle aree urbane».

Frasi che possono sembrare concilianti e orientate alla collaborazione, come mostrano alcuni emendamenti proposti dalla Consulta al testo prima che vada all’approvazione definitiva del Consiglio Comunale, ma che suggeriscono anche una certa amarezza per il rifiuto di una considerazione più globale e “partecipativa” del verde in città.

E se la presidente della Consulta si mantiene sul diplomatico, come richiede il suo ruolo di mediatrice tra le istanze della società civile e Palazzo di Città, non va tanto per il sottile Gianni Picella, attivo e appassionato componente del FAI ed esperto agronomo, che punta il dito contro il disinteresse da parte del Comune per il puntiglioso e accurato lavoro sul Regolamento del verde svolto per oltre due anni dalle associazioni facenti parte della Consulta. Un lavoro che ha coinvolto competenze altamente qualificate e si è confrontato con gli analoghi regolamenti di città storicamente “verdi” come Milano e Bologna, e asseverato da organismi scientifici di tutto rispetto.

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Picella: il Regolamento del Verde a Bari proposto dalla Consulta è una “operazione sociale”

«Bari manca di un piano del verde, che è stato sempre considerato in relazione agli spazi residuali delle costruzioni e cemento, come la cenerentola dei bisogni dei cittadini. Il desiderato, necessario, indispensabile verde di Bari stenta a decollare», sostiene senza mezzi termini. «La quantità e qualità del verde è scadente, anzi inesistente. Siamo stanchi e delusi dai periodici proclami di nuove piantumazioni di alberi, di sistemazione e impianti di nuovi giardini, che puntualmente vengono disattese»; e fa riferimento norme europee, leggi dello Stato, indicazioni del piano urbanistico regionale inevase, disattese, se non proprio dimenticate: come piantare un albero per ogni bambino nato o il censimento degli alberi monumentali, «finanche recentissime indicazioni compulsive della sovrintendenza che obbligava il Comune a sostituire le piante morte e riempire gli alvarelli vacanti con essenze della stessa specie restano inascoltate».

Picella definisce il Regolamento del Verde a Bari proposto dalla Consulta una “operazione sociale” che passi attraverso l’utilizzo corretto  dell’idea di verde tesoro e carta vincente per una vivibilità urbana, attento a considerare a tutto tondo  la visione del verde cittadino «con uno sguardo attento  alle periferie, alle opportunità mancate, alla campagna amica, al recupero ottimale degli spazi che la città offriva  in una ricucitura  dell’ambiente offeso, tutto nel rispetto  delle necessità proprie del territorio».

Nel mirino del rappresentante del FAI (e delle tante associazioni che si riconoscono nelle sue parole) c’è il disinteresse cui è stato sottoposto il regolamento, «dimenticato nel cassetto di qualche funzionario oltre un anno perchè se ne avesse riscontro, quindi ripresentato con modifiche sostanziali, poi ripresentato alla Consulta per osservazioni del caso, prontamente eseguite», e ancora messo in stand-by «sin quasi alla fine del mandato di governo della città per essere riproposto con ulteriori modifiche alla stessa Consulta, richiedendo osservazioni di cui, eventualmente, tener conto nella discussione per la approvazione nel Consiglio Comunale». Ma c’è anche la forte richiesta di affidare la cura del verde a personale esperto e specializzato (cosa che la versione riveduta e corretta dal Comune non prevede).

Sul piede di guerra anche il comitato “Amici del Parco Rossani“, che a proposito del recentissimo via libera alla realizzazione del Parco urbano nei terreni della struttura, osserva che sono state inserite piante di oleandro e melograno nano a scapito di altre ben più indicative della flora locale, come ad esempio il leccio, il cui ridottissimo impiego viene considerato in una nota diramata dall’associazione “misero e mortificante.L’oleandro è una pianta tossica non è da usare nei giardini pubblici” continua la nota, “nel regolamento per il verde è stata esclusa. I frutti del melograno nano non sono commestibili, la corteccia è tossica. Riteniamo sia il caso di sostituire queste due specie che possono creare problemi anche gravi sopratutto ai bambini”.

E che la questione si stia estendendo alla cittadinanza lo mostra anche un incontro che si tiene oggi al Museo Civico di Bari (nei pressi di Piazza Chiurlia, dalle ore 11), a cura dell’associazione BariNasce. Idee per Bari – Verde urbano per Bari 2019, questo il titolo dell’incontro, cui parteciperà il prof. Francesco Ferrini, docente di arboricoltura dell’Università di Firenze.

Un obiettivo comunque è stato raggiunto. La versione definitiva del Regolamento del Verde verrà discussa in Consiglio Comunale prima dello scioglimento dell’attuale consigliatura. Un punto fermo su come “pensare” e “fare” verde a Bari sembra essere stato messo.

 

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