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Regione Puglia ed ARPA impugnano decreto Balduzzi/Clini

Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha incontrato il direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato. Dopo un importante lavoro realizzato al tavolo tecnico congiunto svoltosi nei giorni scorsi, hanno deciso di impugnare, davanti al Tribunale Amministrativo del Lazio, il decreto Balduzzi/Clini, relativamente alla parte riguardante la Valutazione del Danno Sanitario.

Ha detto il presidente Vendola: «Abbiamo deciso di impugnare le linee guida interministeriali perché l’applicazione delle stesse ritarderebbe di anni l’intervento a tutela della salute e soprattutto neutralizzerebbe quella importante prescrizione che la Puglia è riuscita ad inserire nell’Aia2 (rilasciata a fine 2012) e che impone ad ILVA, ma non solo, di adeguarsi alle norme pugliesi in materia di Valutazione del danno sanitario (legge regionale 21 del 2012)».

Per Vendola «si è reso assolutamente necessario impugnare il decreto perché le linee guida statali prevedono metodologie che, pur se compatibili con quelle regionali (e ciò è dovuto al confronto svoltosi tra Ministeri e Istituzioni regionali in sede preparatoria), spostano di fatto molto in avanti nel tempo la soglia di intervento».

Se si considera la vicenda ILVA, è già pronto lo studio regionale, che prevede diminuzioni delle emissioni nocive per la salute. Tuttavia, non si potrà effettuare quello statale prima di 3-4 anni, con considerevole ritardo nell’intervento a tutela della salute».

La Regione ritiene imprescindibile tale iniziativa – ha aggiunto Vendola – anche perché l’intera normativa regionale in materia di VDS è sotto attacco da parte delle grandi industrie energetiche, ed in particolare di ENI ed Enel, che hanno presentato ricorsi tuttora pendenti e che vorrebbero evitare di sottoporsi all’immediato controllo degli impatti sanitari prescritto dalla Regione Puglia”.

Il governatore pugliese infine ricordato come «la legge regionale che ha introdotto la Valutazione del Danno sanitario sia stata poi recepita anche dal legislatore statale, a riprova della sua validità, con un decreto legge che fissava le condizioni per la riapertura dell’ILVA e degli altri stabilimenti strategici nazionali in caso di emersione di criticità ambientali».

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