Reati ambientali, Puglia nel mirino della legge

La Puglia è seconda per reati ambientali in Italia, ma cosa rischiano gli autori del reato? E cosa rischia la Puglia?

(Il testo è a cura dell’avvocato Tommaso Gioia) 

La Puglia è la regione del sole, del mare e dell’enogastronomia. Tutto quello che caratterizza in positivo il tacco d’Italia è inequivocabilmente legato al territorio, quindi all’ambiente. Il sole e il mare vengono sapientemente trasformati in turismo, generando importanti introiti economici che aiutano i pugliesi ad andare avanti nonostante i problemi da sempre legati all’annosa questione del mezzogiorno.

Il fattore ambientale pugliese è altresì importante per l’intero indotto enogastronomico. Infatti, grazie alle caratteristiche del territorio e del clima, l’enogastronomia locale può beneficiare delle migliori materie rendendole piatti e vini d’eccellenza. Sembrerebbe un quadro idilliaco, puro e genuino: “l’eden”. Purtroppo ai diversi primati in classifica legati all’eccellenza territoriale se ne affianca un altro che è il frutto dell’irresponsabilità dell’essere umano e che ha la valenza di un vero e proprio ossimoro se paragonato a tutti i lodevoli primati fin qui raggiunti da questa amatissima regione. Dal rapporto Ecomafia 2020 curato da Legambiente è emerso infatti che la Puglia è la seconda regione d’Italia per numero di reati ambientali commessi. Tra i reati più diffusi di questa specie ritroviamo l’abusivismo edilizio, lo smaltimento illegale di rifiuti e la c.d. pesca di frodo, ovvero la pesca mediante l’utilizzo di esplosivi, sulla quale, di recente si è espressa anche la Corte di Cassazione.

Purtroppo questo trend poco onorevole pare confermarsi anche per questo 2021. È notizia di questi giorni, infatti, che a seguito di operazioni di controllo massicce, messe in atto dalla guardia costiera pugliese, si è giunti a un sequestro di oltre 10mila mq di suolo, 15 denunce e sanzioni amministrative per 20 mila euro.

Cosa rischia in concreto chi commette un reato ambientale?

Intanto bisogna precisare che proprio per il fatto che sia definito “reato”, stiamo parlando di una condotta illecita che ha risvolti di carattere penale.

In verità, le diverse tipologie di reato sono state introdotte nel codice penale soltanto di recente. Infatti, con la legge del 22 maggio 2015 n. 68, recante disposizioni in “materia di delitti contro l’ambiente”, è stato immesso nel libro II del codice penale il titolo VI bis denominato, appunto, “Dei delitti contro l’ambiente”. Al generico reato di inquinamento ambientale, che prevede una pena che può arrivare fino a sei anni e una multa fino a 100.000 euro, si affiancano i reati di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e disastro ambientale, che possono condurre a pene che, al netto delle circostanze aggravanti possono superare anche i venti anni di reclusione.

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Al generico reato di inquinamento ambientale, che prevede una pena che può arrivare fino a sei anni e una multa fino a 100.000 euro, si affiancano i reati di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e disastro ambientale, che possono condurre a pene che, al netto delle circostanze aggravanti possono superare anche i venti anni di reclusione

Per la legge penale le caratteristiche generali del reato ambientale sono riassunte dall’art. 452 bis c.p., secondo il quale consistono in “un significativo deterioramento delle acque, dell’aria, del suolo e del sottosuolo” o, comunque di “un significativo deterioramento di un ecosistema, della biodiversità, della flora e della fauna”.

Puglia tra luci e ombre

Lo Stato dopo anni di incertezze e vuoti normativi ha finalmente voluto inquadrare in maniera stretta e precisa i reati di carattere ambientale; ma tale intervento sembra non aver dato i frutti sperati, soprattutto in Puglia. Per questo motivo risulta necessaria una importante opera di sensibilizzazione sul tema da parte di tutte le istituzioni affinchè i cittadini di questo meraviglioso pezzo di terra comprendano gli effetti di una condotta volta all’inquinamento ambientale. È statisticamente provato che una maggiore consapevolezza delle leggi conduce ad una minore commissione dei reati, quindi la sensibilizzazione dovrebbe essere capillare per scoraggiare il più possibile il compimento di queste condotte criminose.

Oltre all’aspetto prettamente penale, la sensibilizzazione dovrebbe portare anche (e soprattutto) alla comprensione del fatto che la nostra industria è il nostro territorio e che se continuiamo a distruggerla quotidianamente, un giorno forse non avremo più da lavorare.

 

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