RE.RURBAN, respiri rurali urbani

Un momento del workshop "Il gusto dell'autoproduzione" organizzato da Re.Rurban

Caffè, cipolla, melograno, tabacco, ribes, more, lamponi, fragole, barbabietola, zafferano, curry, pomodoro. E fiori e piante di stagione utilizzate da stencils. Questi gli ingredienti. Questo “il gusto dell’autoproduzione”. Un workshop di degustazione fino ad esaurimento tessuto. Una delle tante performance live di “Seme30” per le tinte naturali sugli abiti in puro cotone. Ma Re.Rurban non è solo questo. «Affrontiamo progetti di valorizzazione del territorio, accorciamento delle filiere produttive, riattivazione partecipata di spazi, autoproduzione artigianale, e progetti di ricerca». Perchè «riavvicinare le reti sociali e i processi di produzione e consumo è la chiave per riappropriarsi dei sistemi che regolano la nostra vita».

Paolo Liaci, classe 1984 e una laurea politecnica alla Bovisa di Milano, è tra i fondatori del progetto: «Re.rurban è un associazione, presto con partita iva. Io e Diego siamo il cuore operativo, ma ci aiutano anche altri a seconda del progetto da mettere in piedi. Ancora non abbiamo una sede fissa e al momento lavoriamo nelle nostre case. Siamo nati nell’autunno 2009. All’inizio eravamo un gruppo di studenti del Politecnico, designer ed architetti, poi man mano l’iniziativa s’è allargata, coinvolgendo altre persone con provenienze di studio molto diverse. Ai tempi l’elemento che ci ha riunito furono gli spazi pubblici abbandonati, in particolare le cascine di Milano.

Paolo Liaci e Diego Longoni (creditsThomas Pagani)

Avevamo tutti molto a cuore la vita ‘rurale’ e questi spazi baluardo della Milano da salvare! Sulla scia del lavoro di censimento delle cascine del Multiplicity Lab del Politecnico, allora diretto dall’assessore Boeri, abbiamo allestito uno spazio durante il Salone del Mobile 2010 nel quale abbiamo ‘piantato’ una ventina di querce a rappresentare le 20 cascine che hanno ancora attività agricola, raccontandole con fotografie e testi appesi. Da lì abbiamo cominciato a collaborare a Cascine Aperte, evento che si ripete tutti gli anni a Milano, aprendo una trentina di cascine e coinvolgendo circa 30mila persone. Oltre agli allestimenti, abbiamo poi continuato con diverse attività: il design di prodotti che è il nostro campo di provenienza, arte pubblica ed eventi culturali. Ad esempio, in aprile, una festa in una cascina a Senago”.

"Gamba di legno" (foto Thomas Pagani)

Diego è Diego Longoni, suo ex compagno di università, ora con lui assistente al corso di Autoproduzione del professor Stefano Maffei in Bovisa: «Le nostre materie prime sono oggetti dimenticati o abbandonati, ormai senza futuro, che riempiono discariche e mercatini dell’usato.Oggetti che hanno già una loro storia forte e caratterizzante: racchette da tennis, damigiane, skate, tubi in cartone delle aziende da stampa, e poi ci sono categorie di oggetti ‘maggiormente buttati’, come le sedie ad esempio. La nostra può apparire un’attitudine ready made, ma dietro ogni prodotto ci sono lunghe valutazioni e progettazioni, c’è ricerca. E sono tutti prodotti che ricevono comunque un trattamento degno di un mobile d’epoca. Una Ollie (sedia skate), per esempio, toglie dalla discarica 2 oggetti, non sovraproduce ma ottimizza. Oppure Gamba di legno (tavolo con tronco) che nasce dai molti tavoli che vengon buttati per problemi alle gambe e noi, piuttosto che intervenire col metodo ‘aziendale’, siamo risaliti alle origini utilizzando un vero tronco d’albero. Il nostro messaggio è recuperare e dare nuova vita ad oggetti che a nostro parere una vita già ce l’hanno».

 

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