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Rapporto 2011 di Legambiente sulla ecomafia

Fornisce uno spaccato inquietante l’annuale rapporto di Legambiente sulle Ecomafie, pubblicato in questi giorni. Numero doppio di reati e con 1619 infrazioni accertate la Lombardia diventa la peggiore regione del nord Italia per l’illegalità ambientale. In aumento è anche il totale delle persone denunciate (1340) e dei sequestri che arriva a quota 474. A questo si deve aggiungere anche il protagonismo nelle grandi inchieste nazionali sul traffico illecito di rifiuti, inchieste che nel 31% dei casi hanno visto la regione della rosa Camuna scandagliata da magistratura e forze dell’ordine.

Altro aspetto inquietante, che dovrebbe imporre una seria riflessione sul nostro sistema economico, è il fatto di trovarsi di fronte molto spesso non alla criminalità organizzata in quanto tale, ma a “rispettabili” imprenditori i quali sono gli autori primi dell’iniziativa criminale. Esattamente quanto è emerso a Pavia, il 17 novembre 2010, nell’ambito dell’inchiesta “Dirty Energy”, che ha visto coinvolta la Riso Scotti, e che ha portato all’arresto di 7 persone, al sequestro di 40 automezzi e di un grande inceneritore di biomasse. L’accusa della Procura pavese è che siano state smaltite illegalmente oltre 40.000 tonnellate di rifiuti speciali provenienti da diversi impianti di trattamento dislocati in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Per non parlare dell’inchiesta che nel luglio 2010, ha fatto scattare i sigilli nel quartiere Santa Giulia di Milano per omessa bonifica e smaltimento illecito di rifiuti in un’area che si estende per 1,2 milioni di metri quadrati.
«Dopo le grandi inchieste degli ultimi anni arriva la conferma anche dai numeri ufficiali – afferma Sergio Cannavò, vicepresidente regionale di Legambiente – la Lombardia è la prima regione del nord per numero di reati contro l’ambiente e per grandi traffici di rifiuti. Nel ciclo illegale dei rifiuti e del cemento sempre più spesso emergono organizzazioni criminali di stampo mafioso, soprattutto la ‘ndrangheta che, anche grazie alla connivenza o all’indifferenza di pezzi della nostra classe dirigente, hanno potuto colonizzare la nostra regione, facendo affari d’oro e inquinando l’ambiente».

Ecomostro, l'abusivismo edilizio disseminato nel sud del nostro paese

Sul ciclo del cemento, poi, c’è da registrare la massiccia presenza della ‘ndrangheta. Abusivismo edilizio, appalti pubblici truccati, escavazioni illegali nei fiumi riempono il campionario lombardo portando a 370 le infrazioni accertate nel 2010, con 524 denunce e 32 sequestri. E per i reati legati al cemento sono le province di Bergamo e Sondrio quelle dove sono state accertate il maggior numero di infrazioni: rispettivamente ben 115 nel 2010. Segue la provincia di Brescia con 53 e quella di Varese con 29 casi. Le mani dei mafiosi hanno raggiunto o cercano di raggiungere tutte le principali grandi opere in realizzazione o in progetto della Regione: dalla Pedemontana, alle opere legate all’Expo 2015.
«E’ ora che l’imprenditoria sana della Lombardia, che è di gran lunga maggioritaria, reagisca con più forza e metta al bando quelle aziende, omertose o conniventi, che si macchiano dei più gravi reati contro l’ambiente – conclude Cannavò -. Così come le istituzioni devono fare la loro parte, per aumentare e rendere più efficaci i controlli, snellendo gli adempimenti burocratici e facilitando il lavoro di forze dell’ordine e magistratura. Per questo ribadiamo la necessità di introdurre i delitti contro l’ambiente nel nostro codice penale, di migliorare l’attività di monitoraggio e di raccolta delle denunce dei cittadini e soprattutto di non abolire lo strumento delle intercettazioni».

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