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Rapaci per proteggere aerei in volo

Dove l’uomo non arriva con le sue scoperte, ci pensa la natura. Nel nostro caso è l’istinto di sopravvivenza degli animali che consente all’essere umano di risolvere qualche problema. Uno di questi è il birdstrike cioè l’impatto tra avifauna e aerei, soprattutto quando sono in fase di decollo oppure di atterraggio. Con gravi conseguenze per gli aeromobili che vanno dai danni alle strumentazioni alla rottura dei motori. Possiamo immaginare il resto.

<p>Devil, una falchetta di otto mesi con l'istruttore Antonio Masciale - sullo sfondo il terminal dell'aeroporto Karol Wojtyla - le foto sono di Gianni Avvantaggiato</p>

Devil, la falchetta di otto mesi con l'istruttore Antonio Masciale - sullo sfondo il terminal dell'aeroporto Karol Wojtyla - le foto sono di Gianni Avvantaggiato

Per liberare l’aeroporto dalla pericolosa presenza di volatili, il fattore di rischio è più accentuato sugli aeroporti costieri, dove ci sono soprattutto stormi di gabbiani, come nel caso di quelli pugliesi, il “Karol Wojtyla” di Bari si avvale di splendidi esemplari di aquila di Harris, girfalco, falco pellegrino e astore sotto la guida di abili falconieri. Gli scali pugliesi, dal 2001, sono stati i primi in Italia ad avvalersene. «I falconi agiscono sull’istinto di sopravvivenza della specie. Là dove c’è un falcone, la preda scappa». A spiegarci il metodo della falconeria è Antonio Masciale, uno dei cinque addetti, due a Bari Palese, due a Brindisi e il quinto che copre le ispezioni su Foggia e Grottaglie, alla “protezione del volo a mezzo falchi”.

<p>il falcone in volo porta l'attacco al logoro</p>

il falcone in volo porta l'attacco al logoro

Gli aeroporti di Bari Palese e di Brindisi sono dotati ciascuno di una “squadriglia” di dieci rapaci «che volano, dall’alba al tramonto, a turni prestabiliti di venti minuti.  Questo fa sì che tutte le prede stanziali sanno che l’area aeroportuale è zona di caccia di falchi per cui si tengono alla larga. I migratori, invece, sono impauriti dalla presenza del predatore in volo di ricognizione». I rapaci impiegati dai falconieri sono “falchi sacri” utilizzati per l’alto volo e “aquile di Harris” per le prede a terra.  Il metodo di addestramento è semplicissimo. Si comincia con il pulcino che si abitua all’uomo che considera la sua mamma e che gli dà da mangiare assicurandogli la sopravvivenza. Quando il rapace è pronto per il volo, Il falconiere fa roteare in aria una specie di ferro di cavallo in cuoio, chiamato logoro, legato a una corda. L’aquila o il falco si alza in volo (lo scopo è proprio quello)  e incitato dall’addestratore, porta una serie di attacchi al logoro alternando picchiate e cabrate, insomma velocissimi saliscendi.

<p>Oronzitas l'esemplare di aquila di Harris dello stormo anti birdstrike di Bari - Palese</p>

Oronzitas esemplare di aquila di Harris

Quando il falconiere decide di far rientrare il rapace, posa a terra il logoro, cioè la preda e premia il rapace con tocchetti di carne fresca. Alla fine dell’attività di volo il falcone viene incappucciato. «Il cappuccio serve a fargli capire che il lavoro è finito e li rende tranquilli. Quando lo si toglie, il falcone sa che deve riprendere il lavoro». Oltre all’attività di prevenzione, la società Aeroporti di Puglia affianca l’Università di Bari in una specifica attività di studio e ricerca teso a realizzare lo screening delle specie insistenti sugli aeroporti pugliesi (numero, abitudini, zone di concentrazione) e valutarne la loro potenziale pericolosità. «L’aeroporto di Bari è tra i più sicuri alla lotta al birdstrike»: è il parere di Marco Franchini direttore generale di AdP.

15/01/2010

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