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Ragazzi,per favore riscoprite l’ambiente

Tanti parlano della necessità di educare le nuove generazioni al rispetto dell’ambiente; forse sarebbe il caso di generare una vera e propria iniziazione, che guidi alla riscoperta di quello che esso significa per un giovane.

Partiamo da una considerazione di fondo: i nostri ragazzi sono sempre più abituati ad una quotidianità vissuta in spazi artificiali; il concetto di natura e il contatto con essa è sempre più occasionale e meno motivato. Per molti è l’ignoranza delle regole fondamentali della vita ambientale  a creare difficoltà (perfino rispondere a quante zampe ha un pollo può creare qualche imbarazzo); per altri è difficile collocare questo rapporto in una matrice esistenziale e intellettuale calibrata sulla città e i suoi non luoghi. Lo scenario di una campagna o lo spettacolo di un cielo stellato sono, spesso, fuori contesto: generano ansia o indifferenza.

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Teniamo conto, inoltre, che questi adolescenti sono figli della globalizzazione: onnivori sul piano culturale quanto refrattari a tutto ciò che viene riferito alla realtà locale, fanno fatica a percepire il senso delle proprie radici, così come a sperimentare una cordiale appartenenza al proprio territorio e alla sua storia. Nomadi per vocazione e sradicati per necessità quando arriva il momento della scelta universitaria o professionale, il più delle volte consumano l’ambiente e le sue risorse e si tengono lontani dalle problematiche che richiedono invece passione partecipativa e progettazione sul lungo periodo.

La loro quotidianità è fatta di mobilità: pendolari, turisti per caso, talvolta naufraghi, soprattutto cybernauti, spesso si smarriscono nel tenere il conto del rapporto vicino/lontano e scambiano una connessione con un legame: silenziosamente sono stati espropriati dal senso della prossimità, come dall’impegno della cittadinanza.

Ma proprio per tutte queste ragioni, che dicono come i giovani sono oggi un esercito di poveri a partire proprio dal rapporto con il tempo e con lo spazio, c’è urgenza di una rinnovata educazione ambientale: né ci possiamo illudere, come genitori o insegnanti, che basti un’occasionale partecipazione ad iniziative specifiche.

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Bisogna pazientemente ricostruire, innanzitutto, una mentalità: se è vero che abitare è molto più che risiedere in un posto, occorre rivitalizzare l’abitudine a percepirsi come appartenenti a un pezzo di mondo, in cui non si può separare una parte e il tutto. Il proprio essere (e non  soltanto stare) nel mondo e la capacità di riconoscere il mondo come un elemento significativo della propria intimità, devono essere rifondati sul piano emotivo, affettivo, cognitivo dalla famiglia, dalla scuola, dall’associazionismo, dalle parrocchie: ciascuno faccia lealmente la sua parte.

Vi è poi da rianimare la capacità di sentirsi parte di un ambiente concreto:  i ragazzi hanno un gran bisogno di riscoprire un radicamento che è memoria, ma ancor più una cittadinanza che è investimento sul futuro. Condividere la cordialità verso il territorio, contagiare la passione per la partecipazione, diventare produttori di una qualità della vita ambientale: sono sfide che i ragazzi non possono affrontare da soli, ma che devono imparare a vivere in prima persona, sapendo che non c’è salvezza in un privato asettico.

Per questo motivo, la riscoperta dell’ambiente è il primo passo di una rinnovata educazione alla politica e all’insieme delle virtù sociali: un impegno da portare avanti senza retorica, ma con la certezza che, quando i ragazzi sono protagonisti creativi del territorio, si abilitano a diventare costruttori di speranza.   

Marianna Pacucci sociologa, si interessa in particolare delle problematiche legate ai giovani e alla famiglia

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