Radioattivita? ambientale in Italia: si rafforzano i controlli

Per coordinare i programmi di ricerca degli Stati membri della Unione Europea, negli anni ’50 è stato sottoscritto il Trattato EURATOM, con lo scopo di promuovere l’uso pacifico dell’energia nucleare, condivisione le conoscenze e le infrastrutture. Il trattato decreta la necessità di un sistema di sorveglianza della radioattività che sia in grado di dare risposte efficaci e tempestive in caso di eventi incidentali straordinari.

Il disastro nucleare di Chernobyl, in Russia, del 1986 e quello più recente di Fukushima, in Giappone, del 2011, come anche l’uso di fonti radioattive per scopi medico-diagnostici nell’industria e nella ricerca scientifica, hanno reso ancor più indispensabili i controlli

Il disastro nucleare di Chernobyl, in Russia, del 1986 e quello più recente di Fukushima, in Giappone, del 2011, come anche l’uso di fonti radioattive per scopi medico-diagnostici nell’industria e nella ricerca scientifica, hanno reso ancor più indispensabili i controlli.

Nel caso di Fukushima, per esempio, la rete ha fornito circa 3mila misure, dall’evento e nei due mesi successivi, per un totale di 1.500 misurazioni in più rispetto al normale programma di monitoraggio.

Il 17 gennaio 2014, EURATOM ha pubblicato la Direttiva n. 59 sulle norme di sicurezza per la protezione dalle radiazioni ionizzanti, che dovrà essere recepita a livello nazionale entro il 2018; oltre a stabilire le norme fondamentali di sicurezza sulla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti, la Direttiva regolamenta, per la prima volta, l’esposizione al radon nelle abitazioni.

Oggi, la rete di sorveglianza RESORAD (REte nazionale di SOrveglianza della RADioattività ambientale) si avvale dei rilevamenti – eseguiti secondo le “Linee guida sul monitoraggio della radioattività” prodotte nel 2012 dal Sistema Nazionale della Protezione dell’Ambiente – da tutte le Agenzie regionali e provinciali per la protezione ambientale (ARPA, APPA), dalla Croce Rossa Italiana e dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS), per un totale di trentatré laboratori che producono in media 12mila dati per anno, di cui circa il 30% sono campioni alimentari e il 70% ambientali. Le funzioni di coordinamento tecnico di RESORAD sono affidate all’ISPRA, al fine di assicurare l’omogeneità dei criteri di rilevamento, delle regole di esecuzione dei prelievi e delle misure.

Il radon, gas naturale radioattivo, presente ovunque nei suoli e in alcuni materiali impiegati in edilizia, rappresenta in assoluto la principale fonte di esposizione a radiazioni ionizzanti per la popolazione

Ad oggi, in Italia, l’esposizione più rilevante della popolazione alle radiazioni ionizzanti (in assenza di eventi incidentali) resta però quella naturale. Il radon – gas naturale radioattivo, presente ovunque nei suoli e in alcuni materiali impiegati in edilizia – rappresenta in assoluto la principale fonte di esposizione a radiazioni ionizzanti per la popolazione: all’aria aperta si disperde rapidamente non raggiungendo quasi mai concentrazioni elevate, mentre nei luoghi chiusi (case, scuole, ambienti di lavoro ecc.) tende ad accumularsi fino a raggiungere, in particolari casi, concentrazioni ritenute inaccettabili in quanto causa di un rischio eccessivo per la salute. L’esposizione al gas radon avviene prevalentemente negli ambienti residenziali e nei luoghi di lavoro; la concentrazione media in Italia è superiore alla media europea e mondiale. Lazio, Lombardia, Campania e Friuli Venezia Giulia sono le regioni con le concentrazioni medie maggiori. Un efficiente e tempestivo sistema di sorveglianza si rende dunque necessario non solo nelle regioni maggiormente esposte ma su tutto il territorio nazionale.

I soggetti della Rete RESORAD si riuniscono a Roma oggi 18 giugno 2015 e domani 19, presso il ministero dell’Ambiente per fare il punto sul monitoraggio nazionale.

Il ministero e l’ISPRA, nell’ambito di una convenzione per lo svolgimento di attività tecnico-scientifiche, hanno promosso il Sistema nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale. Nel corso delle due giornate, si discutono sedici documenti tra manuali, linee guida e indirizzi metodologici di riferimento, alla redazione dei quali hanno contribuito più di sessanta esperti del Sistema Nazionale della Protezione dell’Ambiente (ISPRA, ARPA, APPA), dell’Istituto Superiore di Sanità, del Ministero della Salute, dell’ENEA, della Croce Rossa Italiana e degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali.

«La rete di monitoraggio sulla radioattività – spiega il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – rappresenta una garanzia per i cittadini e per il nostro territorio, perché consente di definire attraverso parametri tecnico-scientifici il livello di sicurezza dell’acqua e degli alimenti ma anche la qualità dell’aria. È uno strumento che contribuisce anche a un cambiamento, che va fatto prima di tutto a livello culturale, nell’approccio a questo tema come a tutti i problemi ambientali: dall’allarmismo alla certezza scientifica».

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