Raccolta differenziata, italiani sempre più attenti

mc donalds pulizia strade
4mila volontari hanno raccolto con Mc Donald's oltre 3.500 sacchi di rifiuti, l’equivalente di più di 15 tonnellate

Successo dell’iniziativa targata McDonald’s che ha permesso di riqualificare parchi, strade, spiagge e piazze. Successo anche della raccolta di olii alimentari. Patty L’Abbate(M5S) ai sindaci: “Fate rete e utilizzate i fondi per la transizione ecologica”

Italiani sempre più sensibili alla raccolta differenziata. Lo dicono anzitutto i dati della appena conclusa campagna di raccolta rifiuti organizzata da Md Donald’s. “Le giornate insieme a te per l’ambiente” – questo il nome del progetto, ideato da McDonald’s in collaborazione con FISE Assoambiente e Utilitalia –  ha toccato 105 tappe da nord a sud, coinvolgendo 4mila volontari che hanno raccolto oltre 3.500 sacchi di rifiuti, l’equivalente di più di 15 tonnellate.

In ciascuna delle tappe, i ristoranti McDonald’s si sono fatti promotori dell’iniziativa con la collaborazione di Comuni e municipalizzate locali, riuscendo a coinvolgere 85 associazioni e 25 tra scuole e società sportive, tutti uniti per un unico obiettivo: contribuire concretamente alla pulizia di parchi, strade, spiagge e piazze, a seconda delle esigenze specifiche di ogni comunità locale.

Le best practices di Mc Donald’s

“Le giornate insieme a te per l’ambiente” si inseriscono in un percorso virtuoso verso la transizione ecologica che McDonald’s ha intrapreso ormai da diversi anni a partire dai suoi ristoranti in termini di Packaging e Waste & Recycling. Ne sono un esempio l’eliminazione della plastica monouso in favore di materiali più sostenibili, l’installazione di contenitori per la raccolta differenziata nelle sale e nei dehors, la collaborazione con Seda e Comieco per lo sviluppo di un nuovo sistema per garantire la riciclabilità del packaging in carta e la campagna di sensibilizzazione sulle corrette modalità di raccolta dei rifiuti rivolta ai consumatori nei ristoranti: l’obiettivo è quello di riciclare il 100% del packaging offerto ai clienti.

Raccolta oli alimentari, un trend in crescita

Altra buona notizia. Nonostante la pandemia che ha bloccato le attività di ristorazione, il Consorzio RenOils nel 2020 ha raccolto 37.234 tonnellate di oli e grassi vegetali e alimentari esausti. Un bel risultato che la dice lunga sul fatto che è in forte crescita l’attenzione al trattamento dei rifiuti di qualunque genere, tra cui, appunto l’olio che troviamo nei barattoli delle conserve o che usiamo per friggere.

olio frittura

L’olio alimentare, opportunamente trattato è destinato alla produzione di biodiesel per autotrazione, agli impianti di energia elettrica e in cosmetica

Infatti l’olio o il grasso che avanza dopo la frittura o che rimane nei barattoli delle conserve non è considerato un rifiuto pericoloso ma presenta delle importanti criticità se non smaltito correttamente. Compromette terreni e acque superficiali, non permettendo di generare piante e uccidendo flora e fauna acquatica. Se versato in falde acquifere profonde, le rende non potabili. Gettato nel lavandino, altera l’efficienza dei depuratori con un conseguente aumento dei costi di gestione e manutenzione degli impianti.

Le mille vite dell’olio esausto

L’olio opportunamente riciclato e rigenerato ha invece diversi benefici. Ci sono infatti mercati che sono bisognosi di questo tipo di rifiuto che diventa dunque una risorsa destinata alla produzione di biodiesel per autotrazione, agli impianti di energia elettrica e nell’ambito della cosmetica.

Un vantaggio ambientale enorme se si considera che per ogni tonnellata di olio esausto avviato a recupero si evita l’emissione di 2,4 tonnellate di anidride carbonica. In tre anni di attività, il Consorzio RenOils ha evitato l’emissione in atmosfera di 175.000 tonnellate di CO2 equivalente recuperando circa 73.000 tonnellate di oli e grassi alimentari esausti.

Patty L’Abbate (M5S): “I Comuni non perdano l’occasione dei fondi della transizione ecologica”

 «La Puglia fa notevoli passi in avanti sulla raccolta dei rifiuti. Ma i sindaci spingano di più sulle buone pratiche ambientali utilizzando i fondi del Ministero alla Transizione Ecologica previsti per i sistemi e gli impianti di riciclo». Commenta così la senatrice pugliese e capogruppo M5S in Commissione Ambiente, Patty L’Abbate, i dati del XIII rapporto di Legambiente Puglia sui Comuni Ricicloni.

patty l'abbate
La senatrice L’Abbate (M5S): “I sindaci spingano di più sulle buone pratiche ambientali utilizzando i fondi del Ministero alla Transizione Ecologica previsti per i sistemi e gli impianti di riciclo”

«Il 2020 ha segnato – sottolinea la senatrice – notevoli miglioramenti, con comunità che hanno fortunatamente incrementato e in alcuni casi raddoppiato le percentuali di raccolta di rifiuti differenziati. Certo, restano alcune zone d’ombra in diversi comuni di grandi dimensioni, ma gli obiettivi raggiunti dalle comunità più piccole dimostrano che la strada verso la sostenibilità e verso l’economia circolare è ancora percorribile». E cita i casi di Monopoli, che ha ottenuto la menzione speciale sulla qualità della raccolta dell’acciaio e Noicattaroche si piazza al tredicesimo posto nella classifica generale con oltre dieci punti percentuali in più rispetto all’anno precedente. «Per questo rivolgo un appello a tutti i sindaci pugliesi: fare rete, fare squadra per non perdere l’occasione che ci offriranno i fondi previsti dall’Europa per una ripartenza improntata alla tutela ambientale. Non a caso – ricorda la senatrice M5S – il Ministero alla Transizione Ecologica ha emanato i primi decreti del PNRR (Missione 2) sull’economia circolare. Un miliardo e mezzo è rivolto agli Egato (Enti di Governo d’Ambito Territoriale Ottimale), di cui ben il 60 per cento sarà destinato a interventi da realizzarsi prioritariamente nelle regioni del centro e del sud Italia. Risorse per ammodernare gli impianti, meccanizzare la raccolta differenziata, per realizzare nuovi impianti innovativi di trattamento/riciclaggio per lo smaltimento di materiali assorbenti ad uso personale, di fanghi di acque reflue, di rifiuti di pelletteria o tessili. Altri 600 milioni di euro sono invece rivolti alle imprese che operano nel settore del riciclo dei RAEE, di carta, cartone, plastica e plastica recuperata in mare».

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