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Quindici passi

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Cento passi a Cinisi separavano Casa Impastato da casa Badalamenti. Ancor meno, quindici, sono i passi che a Taranto separano l’Ilva dal quartiere Tamburi e, profeticamente, dal cimitero di Brunone, dove molti dei suoi operai sono stati sepolti.

In quei quindici passi ci sono vite e drammi che l’autore racconta in un reportage accurato, dallo stile “ibrido” e tendente al romanzo; suo centro ideale non è Taranto, ma i tarantini con le loro storie. È il racconto di ciò che non dovrebbe accadere (ma intanto è accaduto) in una società civile, di bambini che disegnano cieli non azzurri, ma neri. E come in tutti i drammi del XX secolo, non c’è un’unica verità in cui credere: il solo dato certo è il numero delle vittime che continua a salire.

L’Ilva, con le sue ciminiere e la sua polvere rossa che macchia le scarpe e le cappelle dei cimiteri, è da cinquant’anni il simbolo del dramma di Taranto. Ma da poco il terreno ha iniziato a smuoversi. L’importante, perché queste non siano scosse isolate, è non smorzare l’attenzione che si è concentrata sui tarantini, le loro vite e, purtroppo, le loro morti.

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