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Quidditch: uno sport etico ed ecologico

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Anna Capriati presenta il quidditch, che tra innovazione e competizione insegna ad apprezzare la natura e lo stare all’aria aperta

La nostra epoca postmoderna è segnata dall’onnipresenza dello sport: lo sport è una sinfonia di tonalità planetarie, una musica che condiziona la percezione della realtà e di noi stessi. Lo sport è anche linguaggio ed espressione universale, e qualsiasi disciplina sportiva comporta l’utilizzo di uno spazio e il rispetto di determinati tempi. Sotto questo aspetto si può affermare che il quidditch, visto come qualcosa di estraneo al mondo sportivo o solo simile ad un gioco fittizio ispirato a una saga fantasy, è una realtà atletica a tutti gli effetti  e ha un’etica comune a tutti gli altri sport: la competizione.

La squadra del Levante Quidditch Bari
La squadra del Levante Quidditch Bari

Questo sport utilizza alcuni elementi del rugby, del dodgeball, dell’hockey e tutti i giocatori e le giocatrici (suddivisi per ogni squadra in tre cacciatori, due battitori, un portiere ed un cercatore) sono tenuti a tenere una scopa tra le loro gambe per l’intera durata dell’incontro. L’origine del quidditch risale nel 2005 con un campionato al Middlebury College nel Vermont; successivamente si diffuse in tutta Europa e nel 2011 in Italia. Nel 2013 nasce l’Associazione Sportiva Dilettantistica “Associazione Italiana Quidditch” (AIQ), che si occupa della promozione e della gestione del quidditch italiano. Di rilievo è l’importanza data al genere, vale a dire il regolamento ufficiale accetta anche quei giocator* che non si riconoscono nel sistema binario maschio/femmina, in modo da tutelare le opportune differenze.

E parliamo di una squadra in particolare, residente in Puglia, ovvero il Levante Quidditch Bari fondata nell’ottobre 2014 a Bari. Tra i vari eventi cui la squadra ha partecipato, con propri autofinanziamenti (materiali e organizzazioni), l’ultimo è stato il Catino Mase Festival 2016 il 4 settembre realizzato dall‘Associazione G.Falcone di Bari Catino con i contributi dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Bari e della Regione Puglia. Una intera domenica ricca di diverse attività sportive all’aria aperta assieme all’Associazione Atletica Azzura e l’Associazione Eva contro Eva. Chi erano i protagonisti? I bambini e le bambine,  «carichi d’energia quanto d’entusiasmo, ed era bellissimo vedere la felicità sul loro volto» dichiara Roberto Tomasicchio, uno dei giocatori del Levante Quidditch. Dentro lo sport, quello praticato e vissuto e non certo in quello solo guardato e “tifato”, scopriamo i nostri limiti e proviamo l’emozione del miglioramento sempre confrontandoci con l’altro, che diventa “noi” e misura di una crescita che spesso è reciproca. Questo è il vero obiettivo generale del quidditch, non solo a livello etico-individuale ma soprattutto ecologico-ambientale. I giovani “nativi digitali” non  devono necessariamente passare il loro tempo libero davanti ad uno schermo, ma possono usufruire delle bellezze che solo la natura può offrire. D’altronde, praticare uno sport all’aria aperta nei parchi comunali, fuori da palestre o campi chiusi, può ri-generare il rispetto verso il proprio ambiente oltre che tra coetanei.

Viene da chiedersi: esiste una relazione tra l’ambiente e il quidditch? Il capitano del Levante, Francesca Maselli risponderebbe  «Allenarsi all’aria aperta è certamente meglio che allenarsi al chiuso . Per quanto riguarda i vantaggi, si dovrebbero considerare lo stare all’aperto per respirare aria migliore e l’esposizione al sole. Gli svantaggi possono essere i cambi climatici». E aggiunge un altro giocatore, Biagio Poliseno  «Altro svantaggio è anche la difficoltà di trovare uno spazio d’erba adeguato in grandezze e di fuori condizioni, perché comporterebbe rischi fisici soprattutto per chi guarda dal del campo».  Quale potrebbe essere la soluzione? Accettare le opportunità per come sono, gli allenamenti e i vari riscaldamenti muscolari sono determinanti anche senza l’aiuto di attrezzature professionali.

Infine, una considerazione. Ricostruendo i vari pensieri di chi vive questo sport, il valore della “competizione” diviene un paradosso nel momento in cui si innesca nei membri un “forte spirito di intraprendenza” escludendo ogni forma di pregiudizio, secondo la giocatrice Sara Tinella. Ma la competizione può essere anche una forma di r-esistenza nel campo, permettendo al singolo di “mettersi a confronto” ,spiega l’ultimo intervistato Dario Vacca, con l’altra squadra per raggiungere un eventuale ben-essere. L’atleta lavora su di sé e si allena costantemente ma deve avere intorno a sé un ambiente “sano” per poter agire al meglio, e il quidditch come altri, è un sostegno alla società.

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