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Questo tè sa di… cesio

L’effetto Fukushima ancora non si arresta, anzi: espande il suo raggio d’azione e il Giappone tutto ne risente. Alcuni settori del campo alimentare stanno chiudendo perché in crisi: i loro prodotti sono contaminati e quindi non possono essere venduti.

Mappa del Giappone, nel dettaglio la regione di Shizuoka sconvolta dallo Tzunami

Le ultime notizie parlano della chiusura di alcuni stabilimenti – cinque, per l’esattezza – nella regione di Shizuoka, a sud-ovest di Tokyo e a quasi 370 chilometri da Fukushima. Gli stabilimenti indagati sono adibiti alla produzione di ; sotto inchiesta sono le piantagioni, i raccolti e le foglie che non sono riuscite a sfuggire all’ondata radioattiva di cesio, generata lo scorso marzo a seguito dell’ormai nota esplosione del “Fukushima Dai-Ichi”.

Va detto che le ispezioni hanno avuto inizio in modo casuale, quando, cioè, un negoziante ha rilevato nelle foglie di tè che gli erano state consegnate un livello di 679 bequerel di cesio radioattivo, laddove il limite legislativo si ferma a 500 bequerel. Immediatamente sono partiti i controlli negli altri impianti della città nipponica, la maggior parte dei quali non hanno, a dire il vero, evidenziato la stessa critica situazione; però lo stato di allerta è ancora vivo e i controlli non cessano.

Se da un parte il governatore della prefettura di Shizuoka, Heita Kawakatsu, aveva sollevato delle perplessità circa i test sulle foglie di tè – in quanto «non si mangiano così come sono», creando un polverone di polemiche –, dall’altra parte questa spiacevole vicenda aumenta ancor più le preoccupazioni sul danno nucleare, che va estendendosi più di quanto si potesse pensare: difatti, fino ad ora, sono stati riscontrati livelli alterati nei raccolti di tè in altri quattro distretti, ma più limitrofi a Fikushima, vale a dire Ibaraki, Chiba, Kanagawa e Tochigi.

L’importanza – e al tempo stesso la gravità – del coinvolgimento proprio di Shizuoka, risiede nel fatto che, facendo un raffronto con i dati del 2010, delle 83.000 tonnellate di foglie essiccate lo scorso anno ben il 40% sono pervenute da questa regione: un danno ambientale, quindi, ma anche economico, poiché ha messo in crisi anche l’esportazione del prodotto all’estero.

Una piantagione di tè a Shizuoka

Tè, ma non solo – In occidente è giunta l’eco del blocco della produzione e vendita di tè in quanto è un fattore importante nell’economia nipponica, ma non è il solo bene colpito dalle radiazioni: prima del settore alimentare, anche la pesca è stata duramente danneggiata, e ora si diffondono notizie sempre più certe di un coinvolgimento più diretto di verdura e frutta, la cui vendita e fruizione è circoscritta all’ambito locale.

Lo scenario che prende corpo è alquanto inquietante per il Giappone: sempre più raccolti contaminati, un dimezzamento a tempo indeterminato della produzione di alcuni beni alimentari, tè in testa, e le difficoltà di un governo che in questo stato di confusione fatica a prendere (anche se non è affatto facile) dei provvedimenti efficaci, che vadano oltre l’importazione e l’immagazzinamento degli stessi prodotti dall’estero.

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