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Questa raccolta non s’ha da fare…(?)

Era una uggiosa mattina di gennaio di qualche anno fa, quando un gruppo di agguerrite signore della “zona 45” di Japigia buttava per strada rifiuti in segno di protesta: era stata appena introdotta, in via sperimentale, la raccolta differenziata porta a porta nel comune di Bari. Il mio primo pensiero, da ingenuo liceale, fu: «Questa raccolta non s’ha da fare, né ora né mai…».

Bari, quartiere Japigia

Sono passati circa cinque anni da quella mattinata a dir poco grottesca, durante la quale la vis polemica di queste anziane “battagliere” era difficilmente tenuta a bada dai funzionari dell’AMIU, che cercavano di trasmettere la grandiosa portata di questo ambizioso progetto, pur consapevoli che lo stesso doveva essere perfezionato nel corso del tempo: d’altronde, all’inizio della sperimentazione, si lamentava una certa “ sproporzione” tra il numero di famiglie presenti per ogni stabile (10-15), le dimensioni dei cassonetti e i “turni” di smaltimento dei vari rifiuti: in particolare per l’organico, si fissò inizialmente una cadenza trisettimanale. Col passare del tempo sono rimasto piacevolmente sorpreso da come, di volta in volta, cittadini e AMIU abbiano lavorato sinergicamente: sono stati installati cassonetti più grandi e lo smaltimento dell’organico avviene quotidianamente. Di contro, i cittadini di Japigia hanno risposto positivamente ai perfezionamenti messi in atto dall’AMIU. Ora Japigia è vista addirittura come un esempio virtuoso, capace di differenziare il 50% dei rifiuti (secondo quanto riporta la Gazzetta del Mezzogiorno dello scorso 22 aprile).

Alla luce di questi risultati, ho capito come la sinergia tra enti e popolazione possano portare a molto positivi risultati, di cui la popolazione stessa beneficia: diretta conseguenza di questo esempio di virtuosità sarà una riduzione della TARSU, dovuta al maggior tasso di rifiuti differenziabili prodotti.

Scorcio del centro storico di Valenzano (BA)

Mi fa, perciò, rabbia vedere come a Valenzano, comune in cui abito, manchi sotto questo punto di vista la volontà da parte deil’Ente localei di poter promuovere la cultura della raccolta differenziata: qui non avviene la raccolta porta a porta, e i pochi cassonetti sparsi per il paese devono far fronte anche alle esigenze delle varie attività commerciali; la raccolta dei rifiuti si concentra maggiormente sull’indifferenziato: basti pensare che al termine delle vacanze pasquali i cassonetti per la differenziata traboccavano di rifiuti. Per questo problema, i commercianti sono stati invitati a conservare nei loro magazzini i rifiuti differenziabili (in particolare i cartoni), da conferire in appositi camion che dovrebbero prelevare in loco i cartoni quotidianamente, ma purtroppo questo non avviene… E per di più i costi della TARSU lievitano di anno in anno.

Penso che la sfida che noi tutti dobbiamo affrontare (e che io per primo ho colto, intraprendendo gli studi in Ingegneria Ambientale) sia quella di educarci ed educare gli altri ad essere “operai del rifiuto”, nel senso che il produrre rifiuti non deve più essere un gesto compiuto con inerzia e passività, ma un vero e proprio lavoro, un’esperienza e una responsabilità che aiuta a migliorare l’ambiente e a constatare nell’immediato anche un risparmio economico. Senza contare la soddisfazione di sentirsi protagonista all’interno di una comunità, e di constatare che gli enti pubblici ben funzionano se c’è sinergia e cooperazione col singolo cittadino.

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