Input your search keywords and press Enter.

Quando uccidere è uno sport

Le Isole FarOer (che tradotto in italiano vuol dire Isole delle Pecore) sono un arcipelago a nord dell’Oceano Atlantico, tra la Scozia, la Norvegia e l’Islanda. Sono isole note per l’allevamento bovino e ovino, la massiccia attività peschereccia, la presenza nelle loro acque di alcuni giacimenti petroliferi e…la caccia alle Globicephala Melas, meglio conosciute come Delfini Calderones.

<p>un branco di delfini calderones</p>

un branco di delfini calderones

Queste creature marine vengono così descritte: “Hanno un carattere molto mansueto, sono socievoli tanto che si avvicinano tranquillamente alle barche ed alle persone senza alcuna riserva”. Dunque, perché ogni anno si verifica una vera e propria mattanza (si parla ufficialmente di un migliaio di specie all’anno, cifra ritenuta “sostenibile” dagli abitanti del luogo, in realtà si oscilla tra le 1500 e le 3000 uccisioni) di questi cetacei sulle coste delle Isole FarOer?

<p>Mappa delle isole FarOer</p>

Mappa delle isole FarOer

Il sito delle Isole un tempo facenti parti del Regno di Danimarca parla di tradizione risalente addirittura al IX secolo, ovviamente legata ad un discorso di sussistenza: cibo per nutrirsi, pelle per realizzare corde o grasso come olio combustibile; di certo motivazioni che al giorno d’oggi, sull’onda del progresso, della tecnologia e delle comunicazioni su scala mondiale appaiono anacronistiche, totalmente superate, ma ancora condivise a livello comunitario come segno di un’identità culturale che si ha paura di modificare. Per queste ragioni c’è chi porta avanti una tesi che pare tanto disumana, quanto realistica: la caccia ai delfini sta diventando uno sport, una pratica complessivamente inutile, ma densa dei rituali portanti dell’aggregazione sociale e della scansione del tempo libero.

<p>Isole FarOer - Il porto di Torshavn</p>

Isole FarOer - Il porto di Torshavn

Durante i movimenti migratori, queste specie marine si avvicinano alle coste e, una volta avvistate dalla popolazione locale, questa aspetta che i delfini si avvicinino, facendo leva sull’indole pacifica degli animali, e si prepara al barbaro massacro: accerchiati da piccole barche per portarli verso baie prestabilite, i delfini vengono poi lentamente e crudamente uccisi, in un vero e proprio mare di sangue.

Nel silenzio che circonda la “festa di morte”, non manca qualche grido di protesta, su tutti quello della Sea Shepherd Conservation Society, fondata nel 1977 da Paul Watson, cofondatore di Greenpeace, la quale descrive senza mezzi termini l’evento come uno «spettacolo mostruoso ed una oscenità abbracciata completamente dal governo danese»; un palese riferimento alle autorità, ritenute colpevoli, responsabili insieme alla gente tutta di permettere una simile ed insensata atrocità.

<p>la mattanza dei delfini</p>

la mattanza dei delfini

Benché non sia appurato che si tratti di specie in via d’estinzione, restano comunque negli occhi dei visitatori (ai quali è consentito solo un accesso limitato allo “spettacolo”) e nelle immagini che girano per la Rete (non molte in verità, proprio per mantenere un certo riserbo sulla questione) le scene agghiaccianti di uomini che per divertimento, passatempo o qualsiasi altra folle ragione, si trasformano in bestie.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *