Quando le monete crescevano sugli alberi

Da sempre la moneta, come mezzo di pagamento, ha avuto delle formule molto diverse e curiose

La moneta è una favolosa invenzione, ma non è non così vecchia. Cosi come la conosciamo è inventata in Asia Minore, attorno alla metà del VII secolo a.C. Nel tempo gli uomini hanno barattato pecore contro grano, pesci contro prodotti tessili, ossidiana contro miele e così via. Ecco una carrellata delle piu originali (e sconosciute) monete

 

Alessandro Giraudo*

La moneta è una favolosa invenzione, ma non è non così vecchia. Per tanti secoli, gli uomini hanno barattato pecore contro grano, pesci contro prodotti tessili, ossidiana contro miele e così via. Poi c’è stata una rivoluzione incredibile: l’invenzione della moneta, cioè di un segno monetario che tutti accettano; rappresenta un valore e facilita gli scambi perché non è detto che il venditore voglia comprare il prodotto che il compratore gli offre per pagare il suo acquisto. 

Moneta e cartamoneta

La moneta vera e propria è inventata in Asia Minore, attorno alla metà del VII secolo a.C.; bisogna riconoscerne il merito ai greci della Ionia, che all’epoca erano sudditi del re della Lidia. Inizialmente, è utilizzata una lega naturale di oro e di argento: l’elettro. Quindici secoli dopo arriva un’altra rivoluzione: l’invenzione della moneta di carta. La cartamoneta è inventata dai cinesi, probabilmente verso il 1023 d.C., all’epoca della dinastia dei Song del Nord (960-1127 AD). Ma una prima esperienza è realizzata circa 150 anni prima, all’epoca dell’Imperatore Wuzong (841 — 846) della dinastia dei Tang. È chiamata la moneta volante, ma non ha un corso legale. All’epoca della dinastia mongola, la cartamoneta ha un grande successo ed impressiona fortemente Marco Polo. Però, la grande quantità stampata fa scendere il valore di questa cartamoneta e la dinastia successiva, quella dei Ming, abbandona completamente l’idea. 

In Europa la nascita della cartamoneta risale al 1661 per iniziativa della Wekeloch Lane Bank di Stoccolma. Questa cartamoneta, chiamata Daler, è prodotta in vari tagli ed ha la caratteristica di riportare la numerazione di serie.  Però è la Banca d’Inghilterra nel 1695 che inizia a emettere banconote in modo continuativo; questi fogli di carta sono scritti a mano e sono garantiti da un deposito personale. 

In Italia il primo biglietto al portatore è emesso nel 1746 dalle Regie Finanze di Torino per pagare le spese militari che il Piemonte, alleato con l’Austria, deve sostenere nella guerra contro la Francia e la Spagna. Si tratta di cartamoneta che genera degli interessi ed è emessa contro un deposito di denaro; un ibrido tra la banconota e l’obbligazione. Per molto tempo, le Banche Centrali che battono la moneta garantiscono la convertibilità contro oro delle loro emissioni…ma, dopo la Seconda Guerra Mondiale, questa convertibilità diviene nominale (in pratica) anche se la Francia di De Gaulle cambia molti dollari in oro  e salta per sempre con la decisione del governo americano di abolire la convertibilità del dollaro nell’agosto del 1971.

Evidentemente, la nascita delle criptomonete e l’interesse dimostrato dalle Banche Centrali per la moneta elettronica rilanciano l’idea di una moneta differente da quella che troviamo nelle nostre tasche. Ma da sempre la moneta, come mezzo di pagamento, ha avuto delle formule molto diverse e curiose.  Qui di seguito un inventario alla Prévert delle principali forme di monete non tradizionali.

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I semi di cacao nella Mesoamerica

Nel mondo messicano precolombiano i semi di cacao sono il principale mezzo di pagamento con la polvere d’oro, i lingotti di rame, i tessuti di cotone

Il mondo messicano precolombiano non dispone di un sistema monetario; i semi di cacao sono il principale mezzo di pagamento con la polvere d’oro, i lingotti di rame, i tessuti di cotone (il quachtli). Esiste una importante documentazione sul valore dei semi. Nel 1545, sul mercato di Tlaxcala, in Messico, l’avocado o la legna da ardere sono venduti al minuto e costano un seme di cacao, un uovo di gallina due, un coniglio dieci, i favori di una prostituta oltre cento, come l’acquisto di uno schiavo; la remunerazione quotidiana di un lavoratore è di una quarantina di fave di cacao. Allo stesso momento, un real spagnolo vale 230 semi, ma due anni più tardi un decreto imperiale fissa la parità a 140 semi. I sudditi pagano le tasse all’imperatore in fave di cacao che sono stoccati in sacchi da 24 mila semi; è il peso massimo che può trasportare un uomo sulle sue spalle. Per molto tempo i soldati portoghesi in Brasile ricevono il loro salari in fave di cacao… che servono a pagare tasse ed imposte agli esattori spagnoli e portoghesi locali! 

Tè non solo da bere

Ed anche il tè, in Cina, è un classico mezzo di pagamento molto diffuso che rimpiazza la moneta. Si presenta sotto forma di mattonelle di tè compresso di dimensioni standard o variabili… che si possono vedere esposte al British Museum di Londra.  Le foglie sono trattate con il vapore, poi essiccate e pressate; spesso si mescola il tè con piccole quantità di riso, di sangue bovino, talvolta con del concime per stabilizzare il prodotto e renderlo più compatto. Su un lato delle mattonelle sono impresse delle immagini che raffigurano templi, paesaggi, animali, disegni geometrici; queste servono a indicare la qualità del tè: verde, nero, bianco, medicinale e la sua origine geografica. In pratica ci sono cinque tipi di mattonelle con diversi valori.  Le mattonelle devono rimanere un certo tempo in magazzini asciutti per perdere dell’umidità; in seguito, sono trasferite in altri magazzini, soprattutto nelle regioni che non producono il tè. Sovente sono trasportate da uomini, ma talvolta sono le donne che le spostano dai magazzini ai luoghi di consumo. 

L’uso di accettare le mattonelle come mezzo di pagamento si diffonde lentamente in Mongolia, Siberia, Tibet, Turkmenistan e, in seguito, in varie regioni della Russia. Arriva nel paese grazie alla diplomazia e ci sono due versioni diverse: la prima parla di un diplomatico mongolo offre allo Zar Michele I una settantina di chili di tè; l’altra versione cita la visita di un diplomatico dello zar presso Altyn Kahn che vuole offrire 120 chili di tè allo zar…creando qualche problema di trasporto. Nel 1679, la Russia e la Cina firmano vari accordi fra cui quello che prevede l’esportazione di grandi quantità di tè cinese verso la Russia in cambio di pellicce; ma il costo del trasporto incide pesantemente sul prezzo e la bevanda rimane un privilegio dei ricchi.  

È Caterina che rilancia il commercio con la Cina e la bevanda diventa un prodotto molto comune perché permette alla popolazione di dissetarsi, facendo bollire dell’acqua, in un paese dove c’è proprio il problema dell’acqua che spesso non è potabile.

Sale, salario, grano in Europa e riso in Giappone e la nascita del mercato a termine 

Ma anche il sale è stato una moneta importante. Questo oro bianco è una componente del salario dei legionari romani, secondo la tradizione. Di fatto, i legionari sono pagati con lo stipendium ogni quattro mesi, come scrive Tito Livio, ma non ricevono fisicamente il sale; ottengono invece un prezzo speciale per i loro acquisti del sale, come i vari magistrati che sono “stipendiati”.

i legionari sono pagati con lo stipendium ogni quattro mesi, ma non ricevono fisicamente il sale; ottengono invece un prezzo speciale per i loro acquisti del sale (foto Pixabay)

Anche i cereali sono per molto tempo una moneta di scambio. Il diritto latino prevede, per esempio, dei contratti con cui il contadino cede molto prima del raccolto la totalità della produzione del suo campo che arriverà nei mesi di giugno-luglio. Numerose tavolette della mezzaluna fertile indicano dei contratti sul grano ed i cereali in generale; è normale pagare le imposte personali agli esattori con la consegna fisica del cereale, in genere contenuto in sacchi. In certi dialetti e lingue europee un sacco indica il numero cento…

Anche il riso, in Asia, è spesso utilizzato per pagare le imposte. In Giappone il fisco tiene la contabilità di koku di riso; un koku è la quantità di cereale consumata da un uomo normale durante un anno e misura circa 180,39 litri di riso…non chili; tenendo conto del peso specifico del riso, questa quantità equivale a circa 150 chilogrammi. I contadini pagano le tasse in koku. Ed è in koku che l’amministrazione fiscale stima la ricchezza di ogni piccola provincia e prefettura. Ogni capo-villaggio deve consegnare all’imperatore una certa quantità di riso ed organizzarsi per ottenerla dai contadini. Tutto questo riso viene inviato sui mercati per essere venduto e l’erario incassa il controvalore. Nasce così il mercato a termine del riso di Dojima-Osaka (1697), all’epoca degli shogun Tokugawa. Le finanze del regno dipendono per circa il 90% dal riso ed il mercato di Dojima, che è ben organizzato, permette al fisco di trovare delle risorse finanziarie in cambio del riso. Anzi, i tassi del mercato monetario giapponese sono proprio quelli praticati su questo mercato; sono quelli pagati sul mercato del riso per prendere a prestito del cereale. 

È interessante segnalare che molto prima del mercato di Dojima, a Anversa nel 1567, il riso è considerato una moneta “liberatoria”, cioè una moneta che è accettata in pagamento dei debiti! 

Ed ancora il riso è una moneta molto corrente nella Carolina del Sud, subito dopo l’inizio della coltivazione di questo cereale arrivato in America verso il 1694… a causa di un incidente di una nave inglese diretta a Madagascar (sic!) che deve fare sosta nel porto americano per essere riparata ed il capitano remunera l’assistenza degli abitanti locali in chicchi di riso che sono seminati…

Dalle pecore a pecunia

Nell’antica Grecia il bue è un importante mezzo di pagamento. Omero, nei suoi poemi, racconta che l’armatura di Diomede costa nove buoi e quella di Glauco undici e, parlando dei premi per una gara sportiva, afferma che sono costituiti da un treppiede del valore di dodici buoi, da una schiava del valore di quattro buoi e da un braciere del valore di un bue. Su alcune monete della Grecia e della Magna Grecia figura l’immagine di un bue o di un toro; per esempio, nella monetazione di Metaponto esiste la figura di un toro con il viso umano (il toro androprosopo). E lo statere di Gortyna (isola di Creta) coniato tra il 330 e il 270 a.C. è la moneta greca più cara al mondo; al dritto vi è Europa, seminuda e seduta su un albero, che tiene un’aquila, mentre al rovescio è raffigurato un toro con la testa  volta a sinistra. Questa moneta è stata battuta per 300.000 sterline dalla casa delle Aste Morton and Eden, il 24 ottobre 2011. 

Ed è lo stesso Marco Terenzio Varrone (letterato, agronomo e militare) che fa il legame fra le pecore ed il denaro e la ricchezza. Scrive Varrone “ancora oggi, seguendo i vecchi costumi, si parla di un certo numero di buoi, di pecore per esprimere il valore di certe cose. La nostra più vecchia moneta aveva su una faccia l’immagine di un bovino”. E dal termine “pecus” proviene pecunia; nei tempi arcaici dell’età pastorale, si usa indicare il valore delle cose utilizzando un numero di pecore, che sono il mezzo di pagamento più diffuso per il baratto.

 I formaggi olandesi diventano lo strumento di pagamento per acquistare il diritto di navigare su canali e fiumi fiamminghi e tedeschi. I contadini olandesi sono diventati i più grandi produttori di formaggio di tutta l’Europa nel XVII-XVIII secoli, quando la battaglia per la torba diventa particolarmente feroce ed i suoi pezzi salgono. Gli agricoltori utilizzano questo carbone molto povero per concimare le loro terre sabbiose, ma la proto-industria fiamminga ha bisogno di energia e richiede molta torba. I contadini decidono, allora, di allevare molte più mucche per ottenere il letame…ma anche del latte (oltre alla carne, al grasso, al cuoio) che è trasformato in formaggi a lunga conservazione; questi sono fortemente richiesti dai cambusieri dei galeoni e dei vascelli militari e commerciali che navigavano sugli oceani!

Il grande freddo e le pellicce

Le pellicce di castoro diventano una moneta nella regione del Nord-America orientale (foto Pixabay)

Alla stessa epoca, le pellicce diventano un’importante moneta di scambio. È l’epoca della piccola era glaciale (XVII secolo, in particolare) che colpisce tutto il pianeta. Le temperature scendono in misura importante e alimentano la prima crisi energetica mondiale. La domanda di legname esplode e, durante il secolo, i prezzi sono moltiplicati per 5-10. Sono disboscate foreste intere per produrre della legna da ardere, del carbone da legna per fondere i cannoni, per fabbricare fortezze (è l’epoca dei grandi e lunghi assedi) e abitazioni (forte inurbamento delle popolazioni), per costruire dei galeoni destinati alle flotte militari e commerciali (ci vogliono 4000 alberi di lungo fusto e stagionati per fabbricare un galeone). E la domanda per le pellicce sale in misura violenta. 

Le pellicce di castoro diventano una moneta nella regione del Nord-America orientale, dove le due compagnie commerciali che vi operano (la Hudson Bay inglese e la Compagnie de l’Occident francese) fanno fortuna. Nel 1673 the Council of Quebec decreta che la pelliccia degli orsi deve essere accettata come strumento di pagamento.  Il 17 settembre 1674, lo stesso Consiglio decide che anche la pelliccia di piccoli roditori ha un valore “liberatorio” (cioè sono uno strumento di pagamento che deve essere accettato da tutti). E la Hudson Bay vende dei fucili agli indiani contro una pila di pellicce di castoro che deve essere alta quanto la lunghezza del fucile…nel 1854, si negozia un cavallo contro venti pelli di castoro e con una singola pelle è possibile comprare un coltello da caccia.  

E la conquista della Siberia coincide con questo commercio delle pellicce che incoraggia cosacchi, pionieri e cacciatori di animali selvatici ad avventurarsi in queste regioni inospitali proprio alla ricerca di pellicce che sono vendute in tutta l’Europa occidentale, nell’est dalla Siberia, in Alaska (che all’epoca appartiene alla Russia) e fino a Canton. Ma la Russia da lungo tempo è un grande fornitore di pellicce; già all’epoca medievale le pellicce di castoro, ermellino, lepre, orso sono negoziate sui mercati della Lega Anseatica e sono comprate dai mercanti dei paesi freddi del Nord Europa e delle Alpi. Ed è interessante segnalare che la moneta della Croazia si chiamava kuna (castoro) e sugli euro del paese figura, attualmente, l’immagine di un castoro. (1. Continua)

(*) Alessandro Giraudo insegna a Parigi in una Grande Ecole. E’ l’autore di una ventina di libri fra cui Storie Straordinarie delle Materie Prime (1&2) e Quando il ferro era più caro dell’oro, pubblicati da ADD Editore, Torino.

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