Quando la materia parla di un luogo: “Edizioni Precarie” per raccontare i mercati

Raccontare una storia senza parole o immagini. Solo attraverso la materia. In modo originale, artigianale e green fin dentro al midollo. Stiamo parlando delle creazioni di “Edizioni Precarie”, una piccola casa editrice che produce quaderni, segnalibri e carta da lettera che – oltre alle parole – conservano anche la memoria di alcuni luoghi che stanno scomparendo. Come i mercati cittadini, cuori pulsanti di una società che cambia ma in fondo resta sempre la stessa. A dare vita alle realizzazioni di Edizioni Precarie sono, infatti, le carte della pescheria, della carne, dei salumi, carte alimentari che provengono dai mercati storici di Palermo (e non solo), come l’antico e storico mercato della Vucciria. Un progetto partorito nelle intenzioni e portato avanti con passione da Carmela Dacchile, giovane architetto originaria di Troia (nel Foggiano) e successivamente trapiantata a Palermo, dove è rimasta “folgorata”  dalla dimensione dei mercati. A raccontare l’intero progetto è la stessa Dacchille, in una lunga intervista sulla precarietà, sulla cultura del riuso, su ciò che vale la pena conservare.

Cosa sono le Edizioni Precarie?

Sono un esperimento. O meglio, una sorta di ibrido: non sono delle edizioni fatte di parole scritte e di immagini. Perché, in questo caso, quello che racconta è la carta stessa, la materia di cui è fatto l’oggetto. Carte particolari, ovviamente, tutte prelevate dai mercati di Palermo e poi trasformate in quaderni, carta da lettera, segnalibri. A Palermo, le carte sono quelle di una volta: ogni bottega o banco ha conservato un tipo di carta specifico, senza cedere il passo alla spersonalizzazione del sacchetto di plastica. Allora ho pensato di metterle tutte insieme, queste carte, mescolarle e creare una serie di oggetti che raccontassero il mercato. Le Edizioni Precarie sono quindi un espediente per raccontare i mercati di Palermo attraverso le carte, un processo creativo che racconta una storia precaria, che si sta perdendo, che si sta trasformando per diventare altro.

Come ha maturato questo progetto?

L’idea è venuta fuori dall’osservazione del territorio. Nel caso specifico dall’osservazione della città di Palermo, dove adesso vivo. Uno sguardo attento figlio di un interesse professionale, perché di formazione sono architetto e nella mia breve carriera ho lavorato come urbanista. Ho analizzato la città dal punto di vista sociale, compiendo una vera e propria ricerca antropologica. Il mercato è una realtà che contraddistingue la città in modo molto forte, eppure è una realtà che sta scomparendo.

Quanti tipo di carta ha recuperato e trasformato?

Tantissime: dalla carta camoscina a quella pelleaglio (la carta dei salumi), poi c’è la carta per il pesce, per la carne e la carta cerata. Ancora, c’è la carta accoppiata, quella oleata e la carta per il fritto, che può essere carta paglia o velina. E poi vari tipi di carta plastificata che sono sostanzialmente l’evoluzione della cerata. Uso tutte le tipologie di carta che trovo: mi incuriosisce trovarne sempre di nuove e, poiché stanno scomparendo, mi muovo tra i mercati d’Italia alla loro ricerca.

C’è un tipo di carta che ha amato particolarmente?

Sì, la carta per la frutta, che è una carta molto particolare e con una trama molto rugosa, ottima per essere stampata e timbrata; assomiglia alla carta da pacco ma è molto più porosa e più bella. Molte sono carte riciclate, quindi conservano dei segni – lettere, frammenti di colore, altra materia – tracce della loro vita precedente. Poi c’è anche la carta paraffinata, diventata rarissima, che veniva utilizzata per avvolgere il pesce o la carne. Pur essendo molto spessa è eterea e morbida, e l’ho trovata ideale per i “Carnet de rêve”, quaderni bianchi ideali per raccogliere i sogni al mattino.

Come il concetto di precarietà si lega all’idea del riuso della carta?

In vari modi, direi. Innanzitutto perché va alla ricerca di storie precarie, ovvero realtà in trasformazione che non sono più e non sono già. Poi la carta stessa è un materiale precario, che sta scomparendo perché sostituito dalla plastica o totalmente virtualizzato. E’ inoltre un materiale precario perché molto fragile (la carta si bagna, si strappa, si brucia…) e perché il tempo la invecchia e la cambia. Ultimo ma non ultimo è per le tecniche di lavorazione artigianali, quasi totalmente scomparse e che a fatica si sta cercando di recuperare. Quindi, lavorazione, materiali e soggetto da raccontare sono i tre livelli di racconto della precarietà.

 In che modo “Edizioni Precarie” abbraccia la filosofia “green”?

Innanzitutto raccontando i mercati: realtà a Km 0 inserite in modo ecologico nella città, che non necessitano di altre istallazioni, strutture ed edifici. Insomma, che non aggiungono cemento alla città o spianate di asfalto per mega-parcheggi che deturpano il paesaggio. Poi perché lo fa attraverso la carte, un materiale naturale che si biodegrada. Infine, cosa più importante, perché lo fa in modo artigianale. Una sorta di elogio della lentezza che oggi più che mai viene vista come una virtù e non come un limite.

 

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