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Quando i piccoli danno l’esempio

Duecentocinquanta  ettari di superficie utilizzata, di cui 100 effettivamente impegnati; 262mila moduli di silicio policarbonato sistemati su 2520 inseguitori solari;  46MW  di capacità produttiva che diventeranno 150 una volta che si andrà a regime; 93 milioni di kWh annui prodotti destinati a 30mila famiglie. Questi i numeri del più grande parco fotovoltaico del mondo, la centrale di Moura, nell’Alentejo, una delle regioni più povere del Portogallo ma che vanta l’invidiabile primato di avere il maggior numero di ore di sole all’anno – ben 2500 – .
La centrale (che tra l’altro ha anche un impianto per desalinizzare l’acqua del mare)si trova a  Baldio da Ferraria nei dintorni di  Amareleja,  150 km a sud-est di  Lisbona; è  entrata in funzione  nell’aprile del 2009 in anticipo sulla tabella di marcia, producendo 2,5 MW inviati alla centrale idroelettrica di Alqueva, distante 32 km, per poi andare quanto prima a completamento e toccare la potenza massima. Nel 2010 ne ha prodotti 62 di MW, un  eccellente risultato se si pensa che la centrale di Serpa (la più grande a energia solare europea e sempre in Portogallo) produce 11 MW.

Moura Portogallo, Veduta aerea della centrale fotovoltaica

Moura Portogallo, Veduta aerea della centrale fotovoltaica

Quello di Amareleja non è l’unica installazione fotovoltaica portoghese, dato che ve ne sono altre tre, la già citata centrale di Serpa, il Parco di Almodovar (2,15 Mw) e la centrale di Ferriera do Alentejo (1,8 Mw). E se aggiungiamo i 40  parchi fotovoltaici più grandi del mondo esistenti in Spagna, tra cui quelli di   Olmedilla ( 60 MWdi potenza nominale, 10 di potenza effettiva) e di Puertollano (50 MW), abbiamo la misura dell’importanza che la penisola iberica attribuisce al solare come fonte di energia del futuro. Certo sono le condizioni climatiche a fare la differenza; certo è il territorio a favorirne l’installazione. Ma forse va messa in conto anche la volontà dei Governi di quei paesi di investire su questo settore, come dimostra anche il fatto che proprio il distretto di Moura ha  lanciato un progetto che coinvolge  Bulgaria, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Portogallo e Repubblica Ceca: il progetto si chiama Sunflower (Girasole) ed è volto a promuovere la diffusione e lo sviluppo delle energie rinnovabili in tutta Europa attraverso campagne di sensibilizzazione sostenute da organizzazioni ambientaliste e città dell’UE. Il progetto è in parte finanziato dal programma comunitario «Energia intelligente in Europa»; sullo sfondo c’è l’obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica. Infatti il parco di Moura eviterà l’ingresso in atmosfera di 89.383 tonnellate di anidride carbonica, con l’auspicio di arrivare a eliminare 152mila tonnellate di CO2. A regime la centrale contribuirà anche a mantenere gli impegni assunti dal governo portoghese in termini di riduzione delle emissioni gas a effetto serra.

Veduta di una parte della centrale

Veduta di una parte della centrale

centrale fotovoltaica di Amareleja (Moura)

centrale fotovoltaica di Amareleja (Moura)

Ancora qualche dato: ognuna delle 2.520 piattaforme fotovoltaiche del parco misura 140 metri quadri. Ogni piattaforma è a sua volta costituita da 104 pannelli di silicio policristallino, per un totale di 262.080 moduli. La tecnologia è quella dei i “girasoli meccanici”: sulle piattaforme i  pannelli  “inseguono il sole”, cioè ruotano garantendo il massimo rendimento per tutta la giornata.  Per realizzare il parco ci sono voluti 13 mesi con un investimento di 261 milioni di Euro; alle spalle c’è la spagnola Acciona, società quotata in borsa, leader nella realizzazione di impianti e infrastrutture dedicate alle energie rinnovabili. Ma la storia di come e perché è nato il parco di Moura va lontano nel tempo. Tutto nasce nel 2003, quando il sindaco di Moura  Josè Maria Prazeres fonda la società Amper Solar, che mette insieme l’invito dell’UE ad agire concretamente a favore delle energie pulite e l’aspirazione di Moura a creare un polo tecnologico del fotovoltaico. Nel 2007 Amper Solar  – che possiede i diritti per l’installazione della centrale – e altri piccoli azionisti vendono ad Acciona  le loro azioni; con la pratica innovativa degli “orti solari” – un sistema che prevede l’acquisto di quote degli impianti da parte di un certo numero di investitori – ciascun finanziatore usufruisce degli incentivi in proporzione alla propria quota. Accanto alla centrale (che è arrivata ad utilizzare fino a 500 addetti) nasce  una fabbrica di pannelli fotovoltaici e poco alla volta prende corpo una intera filiera del fotovoltaico. Il risultato finale è un polo tecnologico all’avanguardia, senza che l’economia del posto venga stravolta; un polo che si pone come esempio per tutta l’Europa di produzione integrata di beni e servizi. Anche questo è un risultato più che positivo in una regione colpita da una disoccupazione intorno al 15 per cento, il doppio della media nazionale.

Parco fotovoltaico di Moura, particolare dei pannelli ad "inseguimento solare"

Parco fotovoltaico di Moura, particolare dei pannelli ad “inseguimento solare”

E in Puglia ci sono le condizioni per tentare un’esperienza simile? La Puglia e il piccolo distretto di Moura, che in comune hanno la produzione di olio d’oliva, potrebbero contare su un altro “oro giallo” che le unisca: infatti nella nostra regione da alcuni mesi sono attivi alcuni impianti fotovoltaici di piccola taglia e cominciano ad apparire centrali di maggiori dimensioni. Purtroppo le piccole centrali che si vanno diffondendo a macchia d’olio (o meglio a schizzi d’olio casuali), senza alcuna pianificazione e nel massimo della improvvisazione territoriale e produttiva. L’ENEL (che fornisce le connessioni alla rete) è in affanno, anche perchè non c’è pianificazione nelle proprie reti, come in quelle della TERNA, il gestore nazionale.
A breve si chiuderanno molte conferenze di servizi per autorizzare impianti fotovoltaici: se non è giusto e non può fermarsi una macchina in moto, si può pensare a fornire alla stessa un buon pilota: è utile per viaggiare bene, arrivare al successo ambientale prima e, soprattutto, a non farsi male con scelte improvvisate e non regolamentate.
Insomma, la Puglia non vien meno a quella vocazione all’energia pulita  che l’ha portata al terzo posto in Italia per la produzione di energia da fonti rinnovabili.  Si può tentare un esperimento su vasta scala come quello di Moura?

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