Già perché in un periodo storico così delicato per il nostro Paese, proprio non ci si aspettava che il Consiglio Regionale decidesse di modificare e scardinare una delle leggi “fiore all’occhiello” della nostra regione, cioè la Legge Regionale 14/2007 (tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia). Una legge che sembrava granitica, pensata ed emanata appositamente per difendere gli uliveti secolari dagli scempi della cementificazione sconsiderata e selvaggia, dall’abusivismo edilizio e dalla noncuranza di molti verso un patrimonio naturale di inestimabile valore, che solo la Puglia può vantare e che tutti ci invidiano nel mondo.
E invece una delle poche certezze che i pugliesi ancora avevano, cioè che nessuno avrebbe potuto toccare facilmente i loro preziosi ulivi, è crollata all’improvviso con uno schiocco di dita, sotto il peso di una modifica legislativa che ha lasciato sgomenti i più. Infatti, com’è noto, lo scorso 3 aprile, il Consiglio regionale della Puglia ha approvato la modifica alla suddetta legge 14/2007, fortemente caldeggiata dai consiglieri Donato Pentassuglia (PD) e Pietro Iurlaro (PDL).
Testo originario. La legge 14/2007 è nata per garantire longevità e protezione agli oliveti secolari, prevedendo una serie di disposizioni ad hoc per valorizzarli, anche in caso di piante isolate, in quanto dotati di ottime potenzialità produttive, di difesa ecologica ed idrogeologica e perché elementi peculiari della storia, della cultura e del paesaggio di Puglia. Essa, poi, definisce il concetto di monumentalità degli olivi, derivante dalla plurisecolarità delle piante e da altre specifiche caratteristiche e prevede che esse vengano rilevate e censite, sotto il controllo attento e rigoroso di una specifica commissione.
Ma Il punto cruciale della legge risiede nel suo Titolo IV (divieti e deroghe) e, in particolar modo, negli artt. 10, 11 e 12. L’art. 10, in materia di divieti, stabilisce, infatti, che “è vietato il danneggiamento, l’abbattimento, l’espianto e il commercio degli ulivi monumentali, inseriti nell’elenco regionale di cui all’art. 5 (cioè un elenco apposito in cui gli ulivi secolari vengono proprio censiti)”. In base a detta norma (fondamentale per una tutela effettiva ed efficace della vita e della sopravvivenza delle piante), l’art. 11 (testo originario) prevedeva deroghe ai suddetti divieti, solo per ragioni di pubblica utilità o per opere le cui procedure autorizzative fossero state ultimate entro la data di entrata in vigore della legge stessa. L’art. 12, in fine, impone l’obbligo di reimpianto di ulivi eventualmente espiantati, nei casi su indicati.
La modifica legislativa recentemente approvata interviene principalmente sull’art.11, estendendo le deroghe ai divieti ex art. 10, anche per l’attuazione dei piani urbanistici generali (cosìddetti PUG), adeguati alla legge regionale urbanistica del 1980 (Tutela ed uso del Territorio) che riguardino, ad esempio, aree con destinazioni “miste” alla residenza (come villaggi turistici immersi in aree olivetate) e che siano stati approvati prima dell’entrata in vigore della legge, estendendo, così, la possibilità di espianto degli ulivi secolari anche ad un periodo precedente l’entrata in vigore della legge stessa.
Tuttavia, le modifiche prevedono margini di garanzia per la sopravvivenza degli ulivi, in quanto la nuova legge impone una garanzia fideiussoria a favore dell’amministrazione regionale. Vale a dire che chi espianta gli ulivi per edificare dovrà reimpiantarli tutti in altra sede e, per ogni pianta non attecchita, il responsabile perderà i soldi, versati appunto come garanzia fideiussoria in favore della tutela della pianta stessa. Anche se è lecito chiedersi cosa accadrebbe se la maggior parte delle piante secolari, nate e cresciute nel tempo in un determinato luogo, non dovessero più attecchire nelle nuove aree di destinazione: il responsabile pagherebbe, ma chi risarcirebbe i pugliesi per la perdita?
Questi, infatti, solo alcuni dei dubbi che hanno scosso l’opinione pubblica davanti alla decisione della Regione e molti sono stati gli enti regionali a tutela dell’ambiente e i movimenti ambientalisti che hanno protestato (si pensi all’ARPA Puglia o Italia Nostra). Inoltre è stata anche avviata una campagna di raccolta firme per abrogare le modifiche alla legge, promossa dall’Ecomuseo Urbano del Nord Barese, grazie al quale sono state raccolte già circa duemila firme e, per chi fosse interessato ad aderire, i dettagli si possono reperire su Facebook, visitando la pagina “Ecomuseo Urbano del Nord Barese”.


