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Punta Perotti: lo Stato italiano deve pagare

Sembra non avere fine la questione Punta Perotti. “È stata una legge nazionale sbagliata a determinare una confisca senza condanna, fatto, questo, contrario alla Carta europea dei diritti dell’uomo. Ed è per questo che lo Stato Italiano dovrà risarcire i costruttori”. Cosi il Sindaco di Bari Michele Emiliano – rappresentate del Comune come parte in causa che deve rispondere all’abbattimento degli edifici –  commenta la decisione che fu presa dallo Stato Italiano di appellarsi all’articolo 19 della legge 47/85 in relazione alla confisca dell’area, disposta nel 2001 dalla Corte di Cassazione, la stessa che, avendo accertato la lottizzazione abusiva dell’area di Punta Perotti, aveva confiscato i terreni e gli immobili, assolvendo i legali rappresentanti delle imprese lottizzanti per errore nella interpretazione della legge. A seguito di tale sentenza la società Sudfondi aveva proposto il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) contro lo Stato italiano, ritenendo la misura della confisca incompatibile con la ritenuta assenza di reato che ha portato all’assoluzione. Per quanto riguarda la demolizione di Punta Perotti, l’abbattimento resta un atto indiscusso di ripristino della legalità e questo è stato riconosciuto tanto dal Governo, quanto dalla Corte Europea. Il Comune di Bari, abbattendo quegli edifici, non solo ha rispettato una sentenza della Cassazione, ma ha adempiuto ad una precisa norma del 2004 del Governo Berlusconi che imponeva la demolizione. Il danno lamentato quindi dai costruttori non è peraltro relativo alla demolizione, avvenuta oltre 5 anni dopo la presentazione del ricorso alla Corte Europea, ma esclusivamente alla confisca dei suoli.

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