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Pulsano, questo porto non s’ha da fare!

Il movimento Beni Comuni Taranto è giustamente preoccupato per un intervento sul territorio di Pulsano che, se avviato, potrebbe modificare seriamente l’ecosistema della zona. L’intervento in questione è il porto turistico la cui realizzazione e gestione è stata affidata  al “Gruppo Immobiliare s.r.l”, come indica il Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 168 del 31/12/2015. La proposta di porto turistico a Pulsano era già stata bocciata due volte per gli impatti ambientali e sociali e proprio per questo Beni Comuni Taranto ha presentato ben 16 pagine di osservazioni al Demanio illustrando motivazioni rilevanti per  negare la concessione.

«L’artificializzazione della costa (con la costruzione di moli, porti turistici, strutture per la balneazione) provoca un’accresciuta erosione costiera con conseguente degrado del paesaggio del litorale. Non sono parole di Beni Comuni Taranto – dichiara il suo fondatore Giovanni Vianello – ma è quello che si legge nel Piano Paesaggistico Regionale della Regione Puglia in merito alla litoranea tarantina».

L'area dove dovrebbe sorgere il porti turistico di Pulsano (foto R. Baldacconi)

L’area dove dovrebbe sorgere il porto turistico di Pulsano (foto R. Baldacconi)

«La proposta – continua Vianello –  prevede un enorme molo che invaderà il mare in direzione del posidonieto protetto per legge oltre ad opere in terra in un’area già dichiarata di notevole interesse pubblico dal Decreto Ministeriale dell’agosto del 1985. La costa è stata definita come erodibile e nell’area vi sono  i vincoli di territorio costiero, idrogeologico, boschi, aree di rispetto dei boschi, SIC mare, immobili e aree di notevole interesse pubblico, strade panoramiche» Le osservazioni al demanio precisano che manca la pianificazione, dato che né è stata ancora fatta una Valutazione Ambientale Strategica per l’intera area, né il PUG di Pulsano prevede lì  la realizzazione di un porto.

Va detto che sulla costa pulsanese ci sono già due aree portuali; inoltre il nascente porto interesserebbe la già trafficata litoranea che nei periodi estivi riscontra notevoli problemi. «Nella zona  – continua Vianello – non c’è e non potrebbe mai realizzarsi un grande parcheggio al servizio del porto quindi si potrebbe compromettere definitivamente la viabilità a causa delle manovre dei veicoli in entrata e uscita dai parcheggi e delle lunghe, code con conseguente incremento dell’inquinamento atmosferico e dei rischi di incidentalità, il tutto su una strada (la SP122) dichiarata “panoramica” e dove si dovrebbe sviluppare la mobilità dolce e non il traffico veicolare!»

Ma ci sono anche riserve di altro tipo, da quelle di tipo finanziario («Con quali garanzie società con capitale sociale di soli 90 mila euro può affrontare un investimento di diversi milioni di euro?», si chiede Vianello) a quelle di tipo economico («Non sempre le infrastrutture portano turisti, ma spesso generano consumo di territorio, con problemi idrogeologici di non poco conto, sperpero di denaro e cattedrali nel deserto proprio perchè non pianificato con corrette analisi costi-benefici»).

La soluzione è, per Beni comuni Taranto, una sola: evitare l’ ennesima cementificazione sconsiderata, per attirare il turismo di qualità.

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