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Puglia, modifiche alla legge sulla caccia. Legambiente scettica

Il Consiglio regionale pugliese discuterà le modifiche alla legge 27/98, che regolamenta l’attività venatoria e la protezione della fauna selvatica. La proposta è stata avanzata dal presidente della V Commissione Regionale – Ambiente, Donato Pentassuglia.

Legambiente è scettica su alcuni punti che appaiono particolarmente negativi. Secondo l’associazione, la proposta di legge di fatto autorizza l’anticipo della caccia a partire dal 1 settembre. In questo periodo la maggior parte delle specie animali è impegnata nello svezzamento degli ultimi piccoli. Inoltre, osserva Legambiente, sussiste il divieto di accensione fuochi, esteso fino al 15 settembre per l’elevato rischio incendi.

Le modifiche alla legge regionale 27/98, inoltre, mantengono la caccia agli uccelli migratori libera in tutta la regione, concezione ancorata alla caccia di necessità (oggi inesistente), senza alcuna pianificazione e gestione sostenibile delle specie di uccelli migratori, allargandola anche al mese di febbraio quando la maggioranza delle specie di uccelli è in migrazione pre-nuziale (periodo a divieto totale di caccia). Per di più sono ridotti drasticamente i fondi destinati alla tutela della fauna, facendo passare dal 40 al 10% le risorse trasferite dalla Regione alle Province per tale finalità.

Infine, sono previste recinzioni alte 2 metri (anziché 1,20 metri), per poter istituire i fondi chiusi alla caccia. Ciò comporterebbe un aggravio di spese per i cittadini contrari alla caccia, oltre ad un negativo impatto estetico sul territorio.

Francesco Tarantini e Nino Morabito, rispettivamente presidente di Legambiente Puglia e responsabile nazionale fauna di Legambiente: «La filosofia su cui sono impostate le modifiche alla legge regionale sulla caccia 27/98 aumenta ancor più la distanza tra la legge pugliese e la legge statale per la tutela della fauna selvatica (la legge 157/92) che in realtà dovrebbe recepire. La norma diventerebbe confusa e contraddittoria, poiché alcuni elementi di tutela sembrerebbero palesemente saltati. Ci sembra abbastanza – concludono – per dire che la Puglia, insieme agli oltre quattro milioni di pugliesi che non sono cacciatori, chiede al Consiglio regionale di bocciare la proposta di legge».

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