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Puglia, l’industria strizza l’occhio all’APEA

Secondo Paquale Orlando (regione Puglia) «Con la definizione del quadro finanziario della nuova programmazione potremo dedicare ulteriore attenzione alla qualificazione dei servizi ambientali nelle aree industriali»

Può rappresentare uno strumento di efficienza ambientale e rilancio economico. E’ una sorta di “rivoluzione ambientale” la prospettiva che si apre con le Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate (APEA), siti che si possono realizzare nelle aree industriali, artigianali e commerciali caratterizzati dalla gestione unitaria ed integrata d’infrastrutture e servizi centralizzati che garantiscono gli obiettivi di sostenibilità dello sviluppo locale. La loro nascita è stata voluta dal Decreto 112 del 1998 che conferisce alle Regioni il compito di emanare leggi che disciplinino queste aree.

Puglia capofila – In Italia sono pochi i siti di questo tipo e nel Mezzogiorno non ce ne sono. Per questo il Ministero dell’Ambiente ha sollecitato le Regioni Convergenza a sviluppare tale tematica. La Puglia, in particolare, è stata la regione che ha posto con particolare rilievo, in particolare in questo periodo di crisi, l’esigenza di queste aree produttive; e la necessità che anche il prossimo ciclo di programmazione 2014-2020 possa prevedere interventi per le aree d’insediamento produttivo è stata accolta dal Governo. Così sono state messe a fuoco alcune micro-aree industriali.

La nascita delle Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate (APEA) risale al D.L. 112/98

«E’ particolarmente importante – ha sottolineato Pasquale Orlando, dirigente della Regione Puglia – perché ci consentirà di proseguire la linea che abbiamo già intrapreso negli ultimi due cicli di programmazione. Abbiamo dedicato risorse per l’ammodernamento e l’innovazione delle aree d’insediamento produttivo. Con la definizione del quadro finanziario della nuova programmazione potremo dedicare ulteriore attenzione alla qualificazione dei servizi ambientali nelle aree industriali».

Tante idee tutte valide – Dal canto suo il presidente della società di consulenza ed assistenza tecnica Cresme Consulting, Roberto Mostacci,  spiega che «il Decreto 112 del ’98 aveva espresso l’esigenza di attrezzare le aree industriali per ridurre l’inquinamento e migliorare la competitività delle aziende. Oggi le aziende sono subissate da obblighi ed impegni che non riescono ad assolvere da sole. Per questo c’è bisogno di gestori unitari che risolvano i problemi ambientali. E’ necessario riorganizzare la governance delle aree produttive, finalizzare meglio gli investimenti su queste aree, organizzare capacità innovative che permettano risparmi energetici e di depurazione delle acque». Secondo Gian Maria Gasperi, responsabile del Club Emas ed Ecolabel della Puglia, «è necessario trovare un’entità che si metta alla guida di questi processi identificando con l’APEA un nuovo soggetto gestore che possa farsi carico di questa governance.

Il presidente del Distretto del riuso e riutilizzo, Lorenzo Ferrara

Questo processo comporta scelte legislative da parte della Regione Puglia, del sistema delle imprese e dei tecnici che dovranno riconcepire il rapporto fra le attività».

Un distretto di coordinamento? –  Un compito fondamentale sarà ricoperto dal Distretto Produttivo Regionale Ambiente e Riutilizzo (DIPAR) che già quattro anni fa aveva inserito questo tema nel programma del distretto di sviluppo. «Il distretto – ha spiegato il presidente Lorenzo Ferrara – avrà il ruolo di aggregare le imprese che s’identificano con il gestore unico dei servizi di salvaguardia ambientale da rendere all’impresa anche attraverso forme di project financing. Abbiamo aree industriali attrezzate anche con impianti di depurazione e trattamenti dei rifiuti che spesso non trovano un’efficienza di servizio».

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