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Puglia, “laboratorio” di energia e città intelligenti

Il rettore dell’Università del Salento, prof. Domenico Laforgia

La vocazione ad essere una piattaforma energetica e le smart city sono gli aspetti riferiti alla Puglia che stanno molto a cuore al Rettore dell’Università del Salento, Domenico Laforgia, alla guida di un ateneo che sta lavorando molto nella realizzazione di progetti che riguardano il futuro energetico. Per lui, ma anche per l’università da lui guidata, il mondo della meccanica e delle energie rinnovabili non hanno davvero segreti. Laureato in Ingegneria Meccanica, ha lavorato in qualità di ingegnere progettista, prima di intraprendere la carriera universitaria. È stato professore ordinario di “Sistemi per l’Energia e l’Ambiente” presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università del Salento (Lecce), dove ha ricoperto l’incarico di Direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione. Ha arricchito la sua formazione con diversi soggiorni di studio all’estero, tra i quali si segnala l’attività di ricerca nel settore della combustione presso la Princeton University, NJ, USA. Due sono i settori che riguardano quest’attività: la combustione nei motori (sviluppo e ottimizzazione di motori diesel e benzina, ottimizzazione delle performance dei motori a combustione interna, sviluppo di innovativi sistemi d’iniezione, analisi della combustione di carburanti alternativi, riduzione delle emissioni inquinanti) e le questioni legate all’energia (pianificazione internazionale, nazionale e regionale, audit e razionalizzazione, architettura bioclimatica, solare, fotovoltaico, biomasse, ed in generale, energie rinnovabili). E proprio sul futuro delle energie rinnovabili abbiamo sentito il suo parere.

In Puglia si è investito molto sulla sostenibilità e sulle energie rinnovabili. Come giudica questa politica?

«La Puglia ha una vocazione industriale alla produzione di energia. Il percorso, che si sta seguendo ora, di abbandono della logica delle centrali termoelettriche ed investimento nelle energie rinnovabili è giusto e deve continuare secondo una programmazione di dettaglio effettuata a livello territoriale. Non è più possibile realizzare impianti secondo un approccio selvaggio».

Il Piano regionale delle energie alternative, quindi, dovrebbe essere aggiornato. In che modo?

Il PEAR deve vedere una maggiore coinvolgimento del settore trasporti, in particolare delle auto

«Il PEAR deve essere aggiornato attraverso un’accelerazione ulteriore di alcuni processi sulle rinnovabili, una maggiore programmazione ed il coinvolgimento del settore dei trasporti. Occorre accelerare il processo di trasformazione delle automobili attualmente in circolazione, molto emissive e consumanti. Bisogna aprire un discorso sull’edilizia che rappresenta il vero oggetto del grande rinnovamento. Dobbiamo rivolgerci verso la costruzione di passive houses, cioè case passive, autosufficienti, in cui il consumo è zero».

Un altro tema di cui si sta parlando è la smart city. Secondo lei, le città come potranno diventare smart?

«Si possono utilizzare l’elettronica dappertutto, la domotica nei palazzi, il controllo del traffico ed adottare il just in time nei servizi in modo che non ci siano file, sprechi.  Tutto, quindi, diventa intelligente ad uso dei cittadini».

A che punto siamo arrivati?

«Siamo ancora in fase di progettazione di questi interventi. Alcuni sono stati già realizzati. L’Amtab di Bari, per esempio, ha messo in atto alcuni interventi in favore dell’utenza. La programmazione in corso fa ben sperare in interventi anche dal Governo per questa città».

Prima citava l’azienda di trasporti. Ci sono altre aziende che stanno mettendo a punto prodotti e sistemi?

Per il prof. Laforgia «Nel 2020 potremo avere già una città molto moderna ed all’avanguardia».

«Tutto il mondo produttivo dell’alta tecnologia sta lavorando in questa direzione sviluppando servizi e prodotti che vende dappertutto. Questa città, quindi, diventa un laboratorio tecnologico che consente di crescere».

Dove arriveremo e tra quanto tempo si potranno vedere una città secondo questo modello?

«Alle città del futuro in cui ci si potrà muovere con una mobilità intelligente. Si potrà, per esempio, prenotare un’automobile prendendola da un parcheggio e lasciandola ad un altro oppure salire su un autobus pubblico senza perdere tempo. La tecnologia è ormai matura, si tratta solo di applicarla. Dipende dagli investimenti e dalla capacità della città di attrarli. Nel giro di pochi anni potrà cambiare tutto. Nel 2020 potremo avere già una città molto moderna ed all’avanguardia».

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