Puglia e Sicilia (ma non solo), brucia il Sud Italia: fiamme e incendi, ma non chiamatela “emergenza”

Interi territori in fiamme. Un’estate bollente resa infuocata da numerosi incendi che stanno coinvolgendo varie regioni del Sud Italia. Lo zampino dell’uomo sembra evidente. Danni incalcolabili, la natura che viene distrutta, il comparto del turismo danneggiato. Un incubo

 

Non chiamatela emergenza. Il Sud Italia brucia. Dalla Puglia alla Sicilia, boschi e pezzi di territorio in fiamme, mettendo a repentaglio l’incolumità delle persone e perdendo ettari di verde.
Ma se anche quest’anno, come purtroppo accade in ogni stagione estiva, ci si deve confrontare con vasti incendi allora ha ragione chi pretendere che non si parli semplicemente di emergenza.

L’accusa

Perché “quello che è accaduto in questi giorni è l’esito ultimo di decenni di decisioni, di scelte, di gesti, di omissioni”. Sono pesanti le parole dell’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice e suonano come un’accusa. Le ha pronunciate dopo aver visitato la chiesa di S. Maria di Gesù, andata a fuoco con i resti di San Benedetto il Moro, e aver espresso solidarietà ai frati. “La responsabilità di questo disastro ricade certo su chi ha avuto in mano la cosa pubblica, sulla politica, sulle nostre crepe educative. Non abbiamo fatto abbastanza per cambiare la nostra Casa comune, la Terra; per mettere fine alla logica dello sfruttamento e del profitto e combattere le mafie; per difendere l’ambiente, il territorio, i nostri beni culturali; per creare opportunità di lavoro e servizi sociali”.

L’incubo ricorrente

In queste ore, infatti, in Sicilia si sta rivivendo un incubo oramai ricorrente. Ettari ed ettari di natura preziosissima stanno andando in fumo insieme a colture agricole e beni pubblici e privati con danni incalcolabili, mentre purtroppo già si contano le prime vittime.  “Si tratta certamente – lamenta il WWF –  degli effetti del cambiamento climatico che ogni anno si manifesta con maggiore forza distruttiva complici le temperature altissime, venti caldi impetuosi, siccità estesa. Proprio per queste ragioni, però, istituzioni ed enti preposti non possono dirsi sorpresi e non si sarebbero dovuti far trovare impreparati”.

Un canadair sorvola un’area interessata da un incendio in Sicilia

Già lo scorso anno gli incendi in Sicilia avevano percorso 56.000 ettari con i danni e i costi diretti per gli interventi stimati di circa 22 milioni e con problemi gestionali già allora evidenti, prima fra tutte quella della carenza di personale dedicato. Cone recentemente segnalato anche da Salvatore Cocina, Dirigente Generale della Protezione Civile della Sicilia, si stima che servirebbero non meno di 300 vigili del fuoco in più e che gli uomini della Forestale regionale siano sotto organico di circa 400 unità. In questo contesto i volontari di protezione civile giocano un ruolo fondamentale, ma non bastano.

“Logico dunque domandarsi – sottolinea il WWF – se gli oltre 20.000 operai forestali contrattualizzati annualmente dalla Regione siano correttamente impiegati o se proprio a loro, con la dovuta formazione, potrebbe essere dato un ruolo più specifico che per altro rafforzerebbe la loro richiesta di stabilizzazione. L’obiettivo dovrebbe essere quello di trasformare il costo degli operai forestali, stimato dalla Corte dei Conti in oltre 60 milioni di euro l’anno, in un investimento in termine di prevenzione antincendio e specifico supporto in caso di necessità”.

I problemi

“Si tratta – evidenzia il WWF – di problemi che il Ministro della Protezione Civile Nello Musumeci dovrebbe conoscere molto bene, non solo perché ex Presidente della Regione Sicilia, ma perché nel suo mandato di Governatore si era anche occupato della riorganizzazione del Dipartimento della Protezione Civile Regionale che in Sicilia dipende proprio dalla Presidenza della Regione. Per questo stupiscono ancor di più le carenze soprattutto di mezzi che si sono evidenziate negli ultimi giorni e soprattutto nella giornata di ieri dove incredibilmente ben 6 Canadair sono andati in avaria nel pomeriggio lasciando l’Isola praticamente senza assistenza adeguata”. Intanto il ministro Musumeci, renderà una informativa sulle “recenti emergenze derivanti da eventi calamitosi eccezionali” martedì prossimo, 1 agosto, alle 15 nell’Aula del Senato.

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La Task Force

Intanto, sempre sul fronte della lotta agli incendi, su richiesta del Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo, è stata attivata la Task Force Incendi Boschivi, coordinata dal Nucleo Informativo Antincendi Boschivi del Comando Carabinieri per la Tutela Forestale, per supportare le componenti operative e investigative dell’Arma e, in particolare, il Centro Anticrimine Natura dei Carabinieri Forestali di Palermo. La Task Force dell’Arma è un assetto in grado di intervenire, sull’intero territorio nazionale e con attivazione in 12/24 ore comprese la Sicilia, la Sardegna e le isole minori, in linea con il quadro normativo di riferimento in aree interessate da eventi di incendio boschivo di particolare rilevanza, al fine di elevare i livelli di capacità delle componenti operative ed investigative dell’Arma presente sul territorio.

Il dispositivo ha il compito di eseguire accertamenti urgenti sulle aree percorse dal fuoco attraverso l’analisi di tracce e oggetti pertinenti la consumazione del reato di incendio boschivo. Inoltre, la struttura supporta i militari dei Gruppi Carabinieri Forestali nonché dei Reparti Carabinieri Parco e Biodiversità, preposti all’attività investigativa, di prevenzione e rilievi urgenti sui luoghi.

Vicini agli animali

Due volontarie della Lega Anti Vivisezione (LAV)

Oltre ai militari, sono arrivati in Sicilia anche i volontari per prestare soccorso a tutti quegli animali che rischiano la vita tra le fiamme. L’Unità di Emergenza LAV, guidata dalla Responsabile Beatrice Rezzaghi e coadiuvata da volontari LAV locali, ha avviato le pratiche di mappatura per intervenire a supporto delle famiglie e delle realtà con animali.E si è messa anche a disposizione di Protezione Civile regionale e comunale, Corpo forestale siciliano, Vigili del Fuoco e Carabinieri.

Sul posto sarà presente l’ambulanza veterinaria LAV prontamente rifornita di materiale sanitario-veterinario, supportata dal pick-up dell’associazione per raggiungere le situazioni per difficili.

L’inchiesta della Procura di Foggia

 

Brucia anche il Gargano. Dopo diversi piccoli e ripetuti roghi, l’inizio settimana è stato condito da un vasto incendio che ha distrutto circa 200 ettari nella baia San Felice, a Vieste, costringendo duemila turisti a lasciare tre strutture ricettive. Un territorio, quello del Gargano, che vive sempre nel terrore di quel luglio 2007, quando da Peschici si propagò un un vasto incendio che sorprese migliaia di bagnanti che cercarono riparo in acqua e provocò tre morti, oltre a numerosi danni.

Uno degli alberghi andati in fiamme a Vieste

La Procura di Foggia ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per incendio boschivo doloso, con le indagini dei carabinieri forestali che intanto si stanno concentrando su un’area in cui si trova un campeggio, attualmente in disuso da cui, secondo le prime ipotesi, potrebbe essere partito l’incendio. Convinti che sia di natura doloso il rogo sia il sindaco di Vieste, Giuseppe Nobiletti, che l’arcivescovo di Manfredonia, padre Franco Mosconi, che hanno parlato di opera di “piromani” e “criminali”.

Il Salento

Fiamme anche in Salento, nella zona a ridosso della spiaggia di San Cataldo, a Lecce. Sono finiti in fiamme oltre dieci ettari di macchia mediterranea e pineta. Per precauzione sono stati evacuati un centinaio di bagnanti e le auto parcheggiate in zona. Qualche vettura, infatti, è stata avvolta dalle fiamme, che hanno interessato anche diverse abitazioni balneari. Sono state portate via anche decine di bombole di gas dalle ville della zona, per evitare il peggio. Da terra hanno operato circa 15 mezzi e 30 unità tra operatori antincendio di Arif, carabinieri forestali, vigili del fuoco, protezione civile, polizia locale e volontari; è stato richiesto anche l’intervento di supporti aerei.

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