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Pubbliche Amministrazioni e appalti verdi

Il 2 febbraio prossimo entra in vigore il cosiddetto “Collegato ambientale”, cioè la legge 28 dicembre 2015 n. 221, “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di Green Economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, che contiene l’obbligo per tutte le Pubbliche Amministrazioni di attuare gli appalti verdi, comunemente detti GPP, Green Public Procurement.

La legge sulla “Green economy” pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 18 gennaio 2016, n. 13, infatti, impone alle PA di inserire i cosiddetti CAM, Criteri Ambientali Minimi, per almeno il 50% del valore delle gare d’appalto.

Il Gruppo CAP – azienda che gestisce il servizio idrico integrato sul territorio della Città Metropolitana e nell’hinterland di Milano – ha avviato, già dal mese di dicembre scorso, insieme con Remade in Italy – associazione leader nella certificazione dei prodotti ecosostenibili e nella consulenza per gli appalti pubblici verdi – un progetto pilota che porterà a rendere operativi gli acquisti verdi dei Comuni di Abbiategrasso, Cesano Boscone, Cornaredo, Gorgonzola, Inveruno, Ossona, Segrate, Vanzago, in sei mesi.

«Il nostro ruolo di società partecipata interamente dai Comuni – ha spiegato Eva Imparato, vicepresidente di Gruppo CAP che in occasione della COP21, la conferenza sul clima di Parigi ha lanciato il programma “CAP 21” – ci rende una società di rete capace di affiancare i nostri soci in una sfida così importante. Dal lato nostro abbiamo l’obiettivo di arrivare già nel 2016 tra il 60% e il 100 % di acquisti green per tutti gli acquisti, con il 100% sul fronte dei consumabili, illuminazione e IT».
L’accordo di collaborazione di CAP con Remade parte proprio da “CAP 21” e l’insieme di specifici impegni che il Gruppo intende raggiungere con il piano degli investimenti 2016 in termini di sostenibilità ambientale.

L’obiettivo della cooperazione è arrivare, al termine dei sei mesi di sperimentazione, a un’adeguata formazione del personale delle Pubbliche Amministrazioni e di CAP sugli obblighi imposti dalla normativa e alla predisposizione delle necessarie procedure di acquisto e di selezione di prodotti e servizi “verdi”, che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente e sulla risorsa idrica in una logica di economia circolare. Le PA dovranno indicare i requisiti ambientali che i prodotti devono avere, mentre il prodotto, certificato e accreditato, porta i requisiti richiesti.

In questo modo si evita anche il rischio di “greenwashing” – cioè la strategia di comunicazione ingannevole relativa all’impatto ambientale causato da un’attività o da un prodotto -, si semplificano le procedure, si consente alle Pubbliche Amministrazioni di monitorare nel tempo le ricadute positive sull’ambiente.
«Si tratta di una possibile svolta per l’ambiente – conferma il direttore di Remade in Italy Simona Faccioli -, considerando il volume degli acquisti di tutte le Pubbliche Amministrazioni e insieme una bella opportunità per le imprese della “Green economy”. È proprio su questi aspetti che Remade in Italy ha formato negli ultimi anni la sua esperienza, facendo accreditare il primo (e unico) schema di certificazione di prodotto ambientale riconosciuto da Accredia, relativo al contenuto di riciclato e la verifica della tracciabilità dei materiali nel processo produttivo».

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