Processo Eternit: è morto De Cartier. È giallo sui risarcimenti

È morto all’età di 92 anni, in Belgio, il barone belga Jean Louis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, uno dei due imputati del processo Eternit, per le vittime dell’amianto – oltre 3mila nei quattro stabilimenti italiani del gruppo amianto-cementifero fallito nell’87 – che si sta celebrando alla Corte d’appello di Torino. Il decesso è avvenuto a meno di due settimane dalla sentenza di secondo grado, prevista il 3 giugno, che lo vedeva alla sbarra insieme con il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny.

In primo grado, a febbraio 2012, i due sono stati condannati a 16 anni perché ritenuti colpevoli di disastro ambientale e omissione di cautele antinfortunistiche. Lo scorso 13 marzo, nella requisitoria, il pm Raffaele Guariniello ha rinnovato la richiesta del primo grado di condanna a 20 anni di reclusione per entrambi. L’evento non avrà ripercussioni sull’esito del processo penale che continua per Schmidheiny.

Dal 1966 al 1978 De Cartier è stato amministratore delegato, poi presidente del consiglio d’amministrazione fino al 1986 della Eternit. La multinazionale in Italia aveva quattro stabilimenti, il più grande quello di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli).

La scomparsa di De Cartier pone, intanto, una serie di interrogativi sulla condizione degli indennizzi alle parti civili. Con l’esclusione del barone dal processo penale, infatti, quasi la metà delle parti offese rischia di non ricevere neppure un euro di risarcimento.

Sotto il profilo giuridico, i difensori delle vittime dovranno ora valutare la possibilità di rivalersi sul piano penale contro la Etex, società di De Cartier, coimputata, oppure se affrontare la controversia in sede civile.

«In relazione al decesso di De Cartier – commenta l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – si deve puntualizzare che le azioni proseguiranno nei confronti delle società imputate e si procederà in tutte le sedi competenti; non ultimo nei confronti di Stephan Schmidheiny e delle società a lui legate. In sede penale il procedimento prosegue nei confronti del miliardario svizzero. Non si esclude l’azione nei confronti dello Stato italiano come responsabile civile – prosegue Bonanni -, quello Stato che non è riuscito a far applicare le sue stesse leggi».

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