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Processo ATM, imputato è l’amianto

 

metro ATM

L’ONA si costituirà parte civile per sostenere le istanze di giustizia delle vittime e dei loro familiari

L’Osservatorio Nazionale Amianto chiederà di costituirsi parte civile e citerà la società dei trasporti Atm come responsabile civile nel procedimento che vede coinvolti gli ex direttori generali Elio Gambini e Roberto Massetti, nel corso dell’udienza che si svolgerà domani 1° luglio presso il Tribunale di Milano. Il gip Elisabetta Meyer dovrà decidere se rinviare a giudizio i due direttori, che all’epoca avevano le competenze sulla sicurezza e sull’igiene nei luoghi di lavoro, come richiesto dal pm Maurizio Ascione. L’accusa è quella di omicidio colposo e lesioni colpose gravi: secondo la tesi accusatoria non avrebbero osservato la normativa in tema di amianto e non avrebbero avvertito i lavoratori dei rischi a cui sarebbero andati incontro gli ex dipendenti. I casi di morti per mesotelioma dovuti a prolungata esposizione ad amianto ammonterebbero a 6: un autista di bus, un elettricista, un addetto al segnalamento ferroviario della metropolitana, un meccanico incaricato della riparazione di autobus, un tecnico elettricista e un falegname. I due episodi di lesioni sono invece relativi alle “placche pleuriche” riscontrate su due addetti in servizio al reparto armamento di Atm.

Ma all’Osservatorio Nazionale Amianto sono giunte nuove segnalazioni di casi sospetti di patologie asbesto correlate che sono in corso di verifica: circa 15 nell’ultimo anno e mezzo.  «All’udienza che si terrà presso il Tribunale di Milano formalizzerò la costituzione di parte civile per alcune delle vittime e poi chiederò l’autorizzazione a citare ATM come responsabile civile, perché risponda in solido con gli imputati, di tutti i danni”, ha annunciato l’avvocato Ezio Bonanni. “Come presidente dell’ONA, posso altresì aggiungere che, prima dell’apertura del dibattimento, anche l’associazione si costituirà parte civile per sostenere le istanze di giustizia delle vittime e dei loro familiari. L’ONA proseguirà il suo impegno forte in Lombardia, come nel resto d’Italia, per far accertare tutte le responsabilità penali dei diversi titolari delle posizioni di garanzia»

L’inchiesta Atm è solo una delle questioni legate all’amianto che fanno della Lombardia la regione maglia “nera” d’Italia per numero di mesoteliomi, il tumore sentinella dell’ amianto: circa 5mila casi in quindici anni. Ovvero circa un terzo del numero dei mesoteliomi registrati al livello nazionale con 801 casi sospetti registrati nel 2014 dal Registro Mesoteliomi Regione Lombardia.

Secondo il ReNam, la tabella nazionale del Registro Mesoteliomi, nel 2011 in Lombardia ci sono stati 404 casi; al secondo posto il Piemonte con 219 casi, a seguire Liguria (126) ed Emilia Romagna (159). In particolare, è la città di Broni, in provincia di Pavia, la città martire d’Italia, con la maggiore incidenza sulla popolazione di morti per amianto. Sede per sessant’anni degli impianti della Fibronit, azienda leader nella produzione di cemento-amianto, ha un incidenza di morti per amianto dell’82% rispetto alla popolazione, più alta di quella di Casale Monferrato.

Il mesotelioma è, tuttavia, solo la punta di un iceberg. Se si contano anche i tumori polmonari e le altre patologie asbesto correlate (tumori agli organi delle vie respiratorie e tratto gastro intestinale, asbestosi e complicanze cardiocircolatorie) dovute all’esposizione al materiale killer, il numero dei morti in Lombardia è quello di una vera carneficina: circa 20mila dal 1 gennaio 2000 al 21 dicembre 2014, con un trend di crescita costante, con un’incidenza quindi tra i 1.300 e i 1.400 decessi l’anno.

Durante la conferenza stampa di oggi prima dell’udienza del processo ATM, il presidente dell’ONA, l’avvocato Ezio Bonanni, ha fatto il punto della situazione anche sulle numerose questioni giudiziarie aperte nella città di Milano e nella Regione Lombardia.

La questione Case popolari – Sono 1.400 gli edifici censiti dalla stessa Aler, appartenenti al patrimonio di edilizia residenziale pubblica, che contengono materiali in amianto. 800 solo tra Milano e la sua provincia. E nel rapporto non sono censiti tutti gli edifici che negli anni sono stati venduti ai privati. All’Ona sono arrivate circa venti segnalazioni di casi di malati tra gli abitanti delle case popolari milanesi nell’ultimo anno e mezzo.

Il presidente dell'ONA Ezio Bonanni

Il presidente dell’ONA Ezio Bonanni

L’impianto ENI a Sannazzaro de’ Burgundi –  A dare la sua testimonianza è stato il figlio di una delle vittime da amianto, deceduto dopo aver lavorato 35 anni come operaio nella sede di Sannazzaro dei Burgondi, la più grande raffineria d’Italia. Fabio Fabretti è deceduto per mesotelioma pleurico nel giugno del 2012. Dalla sua denuncia è scaturita l’indagine del pm Maurizio Ascione.

La discarica di Cava Manara – Presenti all’incontro i sindaci dei comuni interessati al progetto presentato alla Regione Lombardia che prevede la realizzazione di una discarica di amianto nell’area dell’ex Cava Villa, nel territorio di Cava Manara; un territorio già provato dal punto di vista ambientale per la presenza della raffineria si Sannazzaro de’ Burgundi e della Fibronit e Broni. In particolare, sono intervenuti i sindaci di Cava Manara, Michele Pini, di Carbonara al Ticino, Stefano Ubezio, di San Martino Siccomario, Alessandro Zocca, di Sommo, Paola Ferrari, di Travacò Siccomario,i Domizia Clensi e di Zinasco, Massimo Nascimbeni.

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