Procedure di infrazioni in Puglia: la realtà urgente di Manduria e Sava

Impianto di depurazione acque

Rispetto ad altre regioni italiane la regione Puglia ha (solo) 14 comuni interessati da una procedura di infrazione nei confronti della Comunità Europea per il trattamento delle acque reflue urbane e 8 agglomerati, sempre in procedura di infrazione, per i sistemi fognari e/o depuratori mancanti. Il caso di Manduria e Sava. Nostra intervista alla D.G. di AQP Francesca Portincasa

 

I dati di Acquedotto Pugliese, relativi al 2023, parlano di 185 gli impianti di depurazione in esercizio a servizio degli agglomerati pugliesi, di cui 182 gestiti da AQP e 3 direttamente dai comuni (Biccari, Sannicandro Garganico-Torre Mileto e Volturara Appula).

Il 12% dei presidi depurativi, secondo i dati di Arpa Puglia al 2022, hanno presentato una non conformità (ovvero almeno un campionamento con esito difforme dagli standard) alla Direttiva comunitaria (91/271). Secondo il gestore, il dato spesso è dovuto a scarichi illegali in ingresso o all’arrivo di acque meteoriche agli impianti di depurazione che ne inficiano il buon funzionamento, indipendentemente dalle loro condizioni strutturali. Sono stati oltre 106 i milioni di euro investiti da Acquedotto Pugliese nella depurazione nel 2022.

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Distribuzione territoriale delle procedure d’infrazione a carico dell’Italia in materia di acque reflue

Distribuzione territoriale delle procedure d’infrazione a carico dell’Italia in materia di acque reflue

Sono scesi a 14 gli agglomerati urbani interessati dalla procedura di infrazione n. 2059/2014 per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane (91/271/CEE), nell’ordine: Andria, Ascoli Satriano, Bari, Bitonto, Bovino, Carlantino, Corato, Lucera, Molfetta, Montemesola, San Ferdinando di Puglia, San Severo, Castrignano del Capo e Volturino (gli ultimi due comuni evidenziati con il colore rosso di urgenza).

A questi si aggiungono altri 8 agglomerati interessati dalla procedura di infrazione n. 2181/2017: Faggiano, Margherita di Savoia, Monteiasi, Palagiano, Serracapriola, Cerignola, Manfredonia segnalati in colore giallo, situazione seria ma non urgentissima e Manduria in colore rosso, situazione gravissima e urgentissima.

Della situazione del comune di Manduria, cosi come quello di Sava, ne parliamo con la dottoressa Francesca Portincasa, direttrice generale di AQP

Impianto Sava-Manduria: la parola ad AQP

Direttrice Portincasa,  può ricostruire brevemente la struttura dell’impianto consortile Sava-Manduria?

L’impianto consortile Sava-Manduria è composto di diverse opere ed è diviso in tre stralci. La prima cosa da sottolineare è che è un’opera grande, articolata, necessaria e anche visionaria. Fondamentale per lo sviluppo sociale, ambientale ed economico di quest’area purtroppo ancora priva, come il caso unico di Sava, di rete fognaria dinamica. Porterà grandi benefici perché non si limiterà a garantire un servizio essenziale come quello idrico-fognario, ma donerà alla comunità un Parco dell’Acqua unico nel suo genere, sulla scia di quello già realizzato un decennio fa a Melendugno, punto di riferimento in tutta Europa. L’ultimazione programmata per il primo semestre 2024 a cui lei fa riferimento riguarda l’appalto del primo stralcio. Abbiamo trasformato il vecchio depuratore di Manduria in un impianto di spinta. Da qui, attraverso una condotta di 12 chilometri, le acque di fogna saranno convogliate verso il nuovo depuratore in località Urmo Belsito, un impianto attualmente dimensionato per gestire 5mila metri cubi al giorno. Le acque, depurate e affinate con standard adatti al riuso in agricoltura, confluiranno infine attraverso una condotta di 4,5 chilometri in 12 trincee drenanti nella zona di Masseria della Marina. Siamo all’ultimo miglio. Appena le opere entreranno in esercizio, entro l’anno, inizieranno le attività di allaccio fognario.

Torre Colimena: “Ricreeremo una zona umida”

Cosa ci può dire del Bacino Palude del Conte a Torre Colimena?

Lo scarico complementare che recapiterà in un canale di bonifica afferente al bacino di Torre Colimena, invece, non riguarda questo stralcio: fa parte del secondo, con scadenza fra il 2027 e il 2028, ed entrerà in funzione ancora dopo, solo in particolari condizioni. Ma qui occorre subito fissare quattro paletti. Innanzitutto gli scarichi complementari sono previsti dalla normativa sul riuso irriguo. In secondo luogo il recapito nella zona del bacino di Torre Colimena sarebbe attivato solo per portate di molto superiori ai 5mila metri cubi attuali, un’ipotesi che si potrebbe verificare solo quando anche le marine di Manduria saranno allacciate alla rete idrico fognaria e l’impianto sarà adeguato per gestire 10mila metri cubi di acqua, non prima del 2036, cioè al completamento del terzo stralcio. Terzo, le acque sarebbero recapitate lì solo nei mesi invernali, quelli in cui l’acqua non sarà utilizzata in agricoltura dalla rete che deve realizzare il Consorzio di bonifica dell’Arneo. Quarto e fondamentale, le acque rilasciate nella zona di Torre Colimena sarebbero di qualità per uso irriguo, quindi assolutamente sicure. Come vede è una questione quantomeno sopravvalutata, se non pretestuosa, che non può oscurare lo straordinario lavoro per il nuovo depuratore che risolverà il problema storico di Sava e soprattutto per il Parco dell’Acqua, oggetto del secondo stralcio, che fra il 2027 e il 2028 nascerà proprio di fianco alle trincee drenanti di Masseria della Marina. Ricreeremo una zona umida, donando alla comunità un luogo da vivere con tutta la famiglia. In un’area di circa 6 ettari, oltre alle trincee drenanti, al bacino di accumulo destinato al riutilizzo e a quello per la fitodepurazione, ci sarà anche un bosco. Il tutto sarà attraversato da un percorso circolare, come il ciclo dell’acqua. Abbiamo progettato questi spazi come parte di un percorso escursionistico o cicloturistico che potrebbe comprendere visite a siti naturali limitrofi come la stessa Serra della marina adiacente, il bosco Cuturi, il bosco Rosamarina e i fiumi Borraco e Chidro”.

“Col nuovo depuratore archiviata la procedura di infrazione”

Ci risulta che Sava sia attualmente senza il 90 per cento di sistema fognario e Manduria meno della metà. Lei crede che riusciranno a breve questi Comuni ad eseguire le opere? Tenendo conto della procedura di infrazione che da anni pende su questi Comuni, soprattutto sul Comune di Sava che, soprattutto in estate, arriva a livelli di inquinamento di falde preoccupante.

Dalle verifiche svolte, la percentuale di rete fognaria realizzata direttamente dall’amministrazione comunale di Sava è superiore al 50% di quella complessivamente necessaria a coprire il collettamento dell’abitato. In particolare, il centro abitato di Sava ha già infrastrutture adeguate, mentre è necessario il completamento di una parte delle periferie. In ogni caso l’avvio del nuovo depuratore consortile, con la realizzazione dei primi allacci a Sava, consentirà di sospendere la procedura di infrazione sino ad annullarla”.

Quindi questo depuratore farà archiviare la procedura di infrazione che pende sul comune di Sava e Manduria?

Sì, visto che la procedura di infrazione comunitaria è determinata dalla mancanza, nell’abitato di Sava, di una rete di raccolta dinamica attiva. L’avvio del nuovo depuratore consortile e la realizzazione degli allacci privati e pubblici alla rete esistente già realizzata direttamente dal comune di Sava consentirà di superare le motivazioni che rendono ancora attivo il procedimento. Dobbiamo accelerare il più possibile i tempi di attivazione del nuovo impianto”.

Quale sarà il grado di raffinamento delle acque e in che tabella saranno?

I limiti per il rilascio sul suolo sono quelli definiti dalla tabella 4, la più restrittiva, del decreto legislativo 152/2006. Inoltre l’impianto è già in grado di rispettare i limiti di legge per il riuso in agricoltura. Le acque depurate saranno prive delle sostanze per cui esiste il divieto di scarico, quelle elencate al punto 2.1 dell’allegato 5, e con una carica batterica massima di Escherichia Coli pari a 2.500 UFC per 100 ml, ampiamente nei limiti di legge”.

Qual è il costo complessivo della costruzione del depuratore, comprensivo di trincee drenanti e tubature?

L’importo complessivamente finanziato per la realizzazione delle opere descritte è di 17,5 milioni di euro. L’importo contrattuale dell’appalto è di circa 12,7 milioni”.

A quanto ammonteranno i costi di gestione del depuratore all’anno: personale, energia elettrica, spese, manutenzione, ecc?

Il mare cristallino de La Salina dei Monaci a Torre Colimena

Non essendo stato ancora avviato il comparto depurativo, non è possibile rispondere con dati di esercizio. Mediamente per un impianto con la potenzialità di 5mila metri cubi al giorno, considerando i costi di personale, energia elettrica, prodotti, smaltimento fanghi e manutenzione, ovvero quelli principali, il costo è di circa 0,4-0,6 euro a metro cubo. Nel complesso stimiamo quindi costi di gestione fra 750mila euro e 1 milione di euro all’anno”.

“Nessun aumento in bolletta”

Aumenterà la bolletta per gli utenti per le voci depurazione e collettamento?

No, rimarrà la stessa di prima. L’attivazione del nuovo comparto depurativo non determina variazioni del costo attualmente corrisposto, sul territorio regionale, per servizio di fognatura e depurazione”.

Il 26 giugno 2023 è entrato in vigore il regolamento 2020/741/Ue che disciplina i requisiti minimi che consentono il riutilizzo delle acque reflue urbane per finalità agricole. Come mai, invece di riutilizzare le acque in agricoltura, si sta procedendo con uno scarico complementare che andrà ad intaccare uno dei tratti più belli della costa salentina all’interno di una Riserva Naturale (nonché area SIC)?

Come dicevo il nuovo impianto depurativo è già dotato di super affinamento delle acque per scopi irrigui. Così come avviene in altri 6 depuratori della Regione, che nel 2023 hanno dato 1,3 milioni di acqua all’agricoltura. E così come faremo in altri 56 depuratori, dei 185 gestisti, che entro il 2027 saranno dotati di impianti di affinamento e potranno dare circa 50 milioni di metri cubi d’acqua per scopi irrigui. È bene ricordare che Acquedotto Pugliese è un’avanguardia europea in questo settore e non a caso, fra i primi in Italia, per 2 depuratori su 6 ci siamo già adeguati ai Piani di gestione dei rischi per il riuso delle acque previsti dal regolamento 741/2020 che lei cita. Entro giugno avremo anche gli altri 4 Piani.

Tornando al nuovo depuratore di Manduria, le acque saranno destinate all’agricoltura per tutta la loro portata attraverso le reti che nei prossimi anni il Consorzio di Bonifica dell’Arneo dovrà rifunzionalizzare. Ma ovviamente saranno utilizzate solo durante la stagione irrigua che dura 6 mesi, da aprile a settembre. Da gennaio a marzo e da ottobre a dicembre verranno utilizzate le strutture idriche del Parco dell’Acqua in località Masseria della Marina, nel Comune di Manduria. Solo durante questi mesi e solo per portate eccedenti i 5mila metri cubi al giorno, e fino a un massimo di 10mila, sarà utilizzato il recapito complementare in un canale di bonifica recapitante nel Bacino di Torre Colimena. Ed è bene ricordare che gli scarichi complementari sono previsti proprio dalla normativa sul riuso in agricoltura, il decreto ministeriale 185 del 2003.

Francesca Portincasa, direttrice generale di AQP

Ricordo inoltre che questo progetto, fondamentale per la zona, ha ottenuto la determina positiva di PAUR, il Procedimento Autorizzatorio Unico Regionale, anche perché assolutamente in linea con quanto previsto dalla deliberazione della Giunta regionale n.1150 del 2017 con la quale è stata disposta la modifica del Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia. Il testo, infatti, ha disposto che il recapito finale dell’impianto di depurazione di Sava-Manduria avvenisse attraverso il ‘suolo con trincee disperdenti, in solco naturale, più riuso’. I dubbi sono sempre legittimi ed è giusto chiarire, ma è tempo di superare gli scetticismi a priori. In Puglia abbiamo un livello di depurazione molto avanzato e non a caso abbiamo il mare più pulito d’Italia, con il 99,8% di acque eccellenti. Inoltre nella nostra regione, in assenza di corpi idrici superficiali come i fiumi in cui è possibile recapitare acque con depurazioni meno spinte, la maggior parte dei nostri impianti rilascia acqua in tabella 4, la migliore. La stessa qualità che avremo con il nuovo impianto di Manduria. I depuratori, da problema per il territorio, diventano sempre più un presidio ambientale per il ripristino di zone umide, fondamentali in questa fase di cambiamento climatico. In alcuni casi, come Gioia del Colle, le nostre trincee drenanti sono diventate un habitat per la fauna. E il fitodepuratore di Melendugno da oltre un decennio è ormai meta di interesse turistico e naturalistico, visitato ogni anno da migliaia di studenti. Auspichiamo quindi che anche questo splendido territorio possa accogliere con serenità il nuovo comparto depurativo. Daremo finalmente a Sava un sistema fognario efficiente, usciremo dalla procedura d’infrazione, forniremo acqua all’agricoltura e daremo a cittadini e turisti un Parco dell’Acqua unico in Italia. Il territorio ha tutto da guadagnarci”.

Sì a depuratori ma sempre nel rispetto dell’ambiente

La Puglia è una regioni italiana che ha la fortuna di avere una grande ricchezza paesaggistica, naturalistica e faunistica che dipende dalla purezza del mare. Tutti sanno che i depuratori sono importanti e che sarebbe impossibile e dannoso per alcuni Comuni, continuare in queste situazioni igienico-sanitarie che arrecano inquinamento alle falde del terreno e, di conseguenza danni alla salute umana. Quello che molti cittadini stanno chiedendo da anni è la costruzione di depuratori che però tengano in considerazione i luoghi (costruire un depuratore vicino alla costa non promette comunque nulla di positivo, a prescindere dal progetto) e gli ecosistemi naturali che dovranno essere preservati. Le acque reflue utilizzate a fini agricoli saranno una vera e propria manna dal cielo per i coltivatori diretti e le coltivazioni, soprattutto in periodi di siccità come quelli che stiamo attraversando. Fatte però confluire nel bacino di Torre Colimena e, di conseguenza, nel mare, potrebbero portare modifiche agli ecosistemi, a quello del quale si nutrono pesci, tartarughe, fenicotteri ecc.., lo dicono da tempo ricercatori e studiosi.

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